Primo studio multicentrico dei geriatri Sigot indaga prevalenza, cause e impatto prognostico dell’ipossiemia nei reparti italiani
Nel quadro dell’assistenza ospedaliera, l’invecchiamento della popolazione sta trasformando profondamente bisogni clinici, priorità organizzative e modelli di cura. Le malattie croniche, le fragilità multiple e le sindromi geriatriche emergenti impongono un approccio sempre più integrato, capace di cogliere segnali precoci di instabilità clinica. Tra questi, l’insufficienza respiratoria rappresenta un fenomeno spesso sottovalutato, nonostante la sua capacità di influenzare in modo significativo la prognosi dei pazienti più anziani. Comprenderne la reale diffusione e il peso sugli esiti clinici è diventato un obiettivo strategico per la medicina geriatrica contemporanea. Con questa finalità nasce Hypoxia Day, il primo studio nazionale multicentrico dedicato all’insufficienza respiratoria negli anziani ospedalizzati, promosso dalla Sigot (Società Italiana di Geriatria Ospedale e Territorio). L’iniziativa coinvolge 700 pazienti over 55 ricoverati in circa 40 reparti italiani di Geriatria e Medicina interna, con una partecipazione significativa delle strutture dell’Italia Meridionale. L’obiettivo è ambizioso: misurare la reale prevalenza dell’ipossiemia, identificarne le cause principali e confrontare caratteristiche cliniche e prognosi dei pazienti con e senza insufficienza respiratoria, valutando l’impatto su mortalità ospedaliera, durata della degenza e condizioni a 90 giorni dalla dimissione.
La rilevazione è avvenuta in un’unica giornata, lo scorso 14 gennaio, durante la quale medici e ricercatori hanno valutato tutti i pazienti ricoverati nei reparti aderenti. Il follow-up proseguirà per tre mesi dopo la dimissione, con l’obiettivo di delineare un quadro completo degli esiti clinici associati alla sindrome. L’insufficienza respiratoria, definita come riduzione dei livelli di ossigeno nel sangue, non rappresenta una malattia autonoma, ma la conseguenza di condizioni molto frequenti nell’anziano: dallo scompenso cardiaco alle infezioni respiratorie, dalla sepsi agli eventi cerebrovascolari. Anche nelle forme lievi, l’ipossiemia è riconosciuta come un potente fattore di rischio indipendente per esiti sfavorevoli. Studi recenti indicano che oltre il 40% degli anziani ricoverati dal Pronto Soccorso presenta insufficienza respiratoria, ma la sua reale prevalenza nei reparti per acuti e il suo peso prognostico non erano mai stati valutati su scala nazionale. Per questo oggi viene considerata una “nuova sindrome geriatrica”, che richiede attenzione clinica, organizzativa e scientifica.

“L’insufficienza respiratoria è estremamente frequente negli anziani ospedalizzati, ma spesso non viene riconosciuta come un problema centrale, soprattutto quando non si manifesta in forma grave”, osserva Filippo Luca Fimognari, Coordinatore dello studio e Direttore del Dipartimento ad Attività Integrata Medico Polispecialistico dell’Azienda Ospedaliera di Cosenza. “Con l’Hypoxia Day abbiamo voluto fotografare la realtà clinica quotidiana degli ospedali italiani, per capire quanto l’ipossiemia incida davvero sugli esiti dei pazienti anziani e per fornire basi scientifiche solide ad una gestione più tempestiva e appropriata”.
Il progetto rappresenta segna un passo importante per la geriatria, come sottolinea Lorenzo Palleschi, Presidente Sigot e Direttore del Dipartimento Medico dell’Azienda Ospedaliera S. Giovanni-Addolorata di Roma. “Con l’Hypoxia Day, la Sigot conferma il suo ruolo di riferimento scientifico e culturale nella cura dell’anziano ospedalizzato. Studiare l’insufficienza respiratoria significa migliorare la qualità delle cure, ridurre le complicanze e rendere il sistema sanitario più preparato ad affrontare le sfide dell’invecchiamento della popolazione. Già sappiamo che l’insufficienza respiratoria è un problema di sanità pubblica che richiede maggiore consapevolezza, formazione e integrazione tra i reparti, e soprattutto un maggiore sforzo di ricerca clinica”. L’attesa ora è rivolta ai risultati finali dello studio, che potranno offrire indicazioni preziose per migliorare la gestione clinica dell’ipossiemia e contribuire a una presa in carico più efficace e tempestiva degli anziani fragili. Un tassello fondamentale per costruire un sistema sanitario più attento, preparato e capace di rispondere alle esigenze di una popolazione in continua evoluzione.




