Una rete nazionale, promossa e coordinata dallo Spallanzani di Roma insieme all’Istituto Superiore di Sanità, unisce alcune delle principali strutture di Malattie Infettive del Paese con un obiettivo condiviso: favorire un uso più consapevole e appropriato degli antibiotici e definire un modello di intervento applicabile su tutto il territorio nazionale.
L’antibioticoresistenza è una delle principali minacce alla Salute pubblica globale.
L’Italia è uno dei paesi europei più colpiti con oltre 10 mila decessi stimati all’anno attribuiti a infezioni che non rispondono alle terapie a causa della selezione e sviluppo di ceppi resistenti. Una vera e propria piaga per il nostro Paese dove si concentrano più di un terzo delle morti legate a questo fenomeno biologico che si sviluppa a causa dell’uso improprio di antibiotici nell’UE.
Il Piano Nazionale di Contrasto all’Antibiotico-Resistenza (PNCAR) 2022-2025, che prevede azioni per promuovere l’uso appropriato degli antibiotici, migliorare la prevenzione e il controllo delle infezioni, rafforzare la sorveglianza e la ricerca.
Dal 2023, si è registrato un aumento del consumo di antibiotici in Italia, con un incremento del 29% delle ospedalizzazioni e del 28% delle dimissioni ospedaliere. I beta-lattamici, come penicilline e cefalosporine, sono gli antibiotici più utilizzati. La mancanza di consapevolezza sull’uso appropriato degli antibiotici richiede la necessità di migliorare la prevenzione e il controllo delle infezioni.
L’Italia ha uno dei tassi più alti di resistenza agli antibiotici per patogeni critici come Klebsiella pneumoniae ed Escherichia coli non più tollerabile.
Per rispondere a questa emergenza, l’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani”, IRCCS ha promosso il progetto di ricerca “Network collaborativo a carattere nazionale per la realizzazione di un modello clinico – gestionale per l’ottimizzazione dell’uso dei farmaci antimicrobici (Antimicrobial Stewardship)”.
Finanziato dal Ministero della Salute al progetto partecipano l’Istituto Superiore di Sanità e altri cinque autorevoli IRCCS italiani: Fondazione Ca’ Granda, Ospedale Maggiore Policlinico di Milano; Azienda Ospedaliero-Universitaria Policlinico Sant’Orsola-Malpighi di Bologna, Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli di Roma, Istituto Mediterraneo per i Trapianti e Terapie ad Alta Specializzazione (ISMETT) di Palermo; Ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar, Verona.
I rappresentanti delle sette istituzioni hanno firmato nei giorni scorsi al Ministero della Salute il regolamento che disciplina il funzionamento del partenariato.
“La resistenza ai farmaci antimicrobici è un rilevante problema di sanità pubblica, prioritario a livello mondiale, che ha un impatto significativo sulla salute e sull’ambiente” spiega la Stefania Cicalini, responsabile scientifica del progetto per l’INMI Spallanzani. “L’uso eccessivo e improprio di antibiotici rappresenta una delle cause dello sviluppo e della diffusione di microrganismi multiresistenti. In Italia il quadro epidemiologico è particolarmente preoccupante, con circa 12.000 morti ogni anno per infezioni da microrganismi resistenti, un terzo di quelle osservate nell’intera Unione Europea. Con questo network si vuole costruire un modello condiviso di buon uso degli antibiotici, sviluppato nei centri di riferimento per le malattie infettive e pensato per essere applicabile anche a livello territoriale”.
Il modello proposto integra sistemi informatici avanzati per collegare e analizzare dati provenienti da diverse fonti; percorsi diagnostici innovativi, con l’uso di test molecolari per identificare rapidamente le resistenze; strumenti digitali e di comunicazione per supportare i clinici; programmi di formazione interattiva per favorire l’adozione delle buone pratiche.
Così la direttrice generale Cristina Matranga, e il direttore scientifico Enrico Girardi. “La nostra esperienza quotidiana ci rende pienamente consapevoli dell’impatto sanitario ed economico di due fenomeni come l’antibiotico resistenza e le infezioni correlate all’assistenza, due autentiche pandemie silenziose su cui lavoriamo incessantemente in ambito clinico e di ricerca. Questo network è un’iniziativa strategica che mira a offrire uno standard nazionale di antimicrobial stewardship, adattabile ai diversi contesti locali, per ridurre l’impatto della resistenza antimicrobica tutelando la salute dei cittadini e riducendo i costi per il Servizio Sanitario Nazionale”.
L’importanza di investire nella ricerca e nello sviluppo di nuovi antibiotici.
La resistenza antimicrobica rappresenta oggi una delle minacce più rilevanti per la salute pubblica globale. L’Italia, secondo i dati di sorveglianza europei, è tra i Paesi maggiormente colpiti, con un’elevata diffusione di batteri resistenti. Ora finalmente si corre ai ripari.




