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Tumore al seno: Campania, Puglia e Basilicata fanno squadra in pista, il progetto BEACON contro la migrazione sanitaria

Sanità e disuguaglianze territoriali: si possono ridurre i viaggi della speranza puntando sulla qualità clinica e l’organizzazione delle reti di cura. Un esempio è la rete oncologica campana assurta al terzo posto tra quelle monitorate da Agenas per esiti e qualità dell’assistenza e che ha consentito anche una riduzione del 10% della migrazione sanitaria.
 Sul fronte del tumore al seno Campania, Basilicata e Puglia uniscono le forze e fanno squadra collegando tre Irccs, Il Pascale di Napoli, il Crob di Rionero in Vulture in provincia di Potenza e il Giovanni Paolo II di Bari. Obiettivo portare cure oncologiche di alta qualità il più vicino possibile alle pazienti. «La qualità delle terapie non può dipendere dalla geografia» commenta alla sigla dell’accordo l’oncologo del Pascale Michelino De Laurentiis.
Il progetto che mette in rete tre centri di eccellenza del Mezzogiorno nella cura del tumore al seno si chiama BEACON e punta ad affrontare uno dei nodi più critici della sanità italiana: la mobilità sanitaria. Ogni anno circa 67 mila pazienti oncologici di spostano fuori da queste tre regioni per ricevere cure affrontando lunghi viaggi, costi elevati e un forte impatto emotivo per le famiglie.
Il programma, promosso da Novartis con il supporto di IQVIA, nasce da un’idea dell’ex direttore dell’Istituto dei tumori di Napoli Attilio Bianchi nell’ambito dell’Alleanza Mediterranea Oncologica in Rete (A.M.O.Re.). L’obiettivo è creare una rete clinica stabile tra i centri coinvolti, fondata sulla condivisione delle competenze, dei dati clinici e sull’utilizzo di strumenti digitali e di telemedicina.
 «La qualità delle cure non può dipendere dalla geografia – sottolinea Michelino De Laurentiis, capo dipartimento della Senologia dell’Istituto dei tumori di Napoli e coordinatore del progetto insieme agli oncologi Roberta Caputo e Francesco Nuzzo. – Mettere in rete tre centri di eccellenza del Mezzogiorno significa permettere alle pazienti di ricevere trattamenti di alto livello vicino a casa, evitando i costi umani ed economici dei viaggi della speranza».
Il modello si ispira ai principi della Value Based Health Care, un approccio che misura il valore delle cure non solo in base alle prestazioni erogate ma anche agli esiti clinici, alla qualità della vita e all’esperienza delle pazienti.
Nel progetto saranno introdotti specifici indicatori per valutare cinque momenti chiave del percorso oncologico: screening e diagnosi precoce, trattamento chirurgico, esiti oncologici, gestione degli effetti delle terapie e qualità della vita.
Un ruolo centrale sarà affidato anche alla figura del case manager, che accompagnerà le pazienti lungo tutto il percorso di cura coordinando visite, esami e specialisti, con l’obiettivo di rendere l’assistenza più semplice e continua. La sfida è rilevante anche alla luce dei numeri della malattia: in Italia oltre 925 mila donne convivono con una diagnosi di tumore al seno e ogni anno si registrano più di 53 mila nuovi casi. 
«La prossima tappa – spiega il direttore generale del Pascale Maurizio di Mauro – sarà la sperimentazione operativa nella rete A.M.O.Re. Se il modello dimostrerà la sua efficacia potrà diventare un riferimento anche per altre realtà del Paese, contribuendo a ridurre le disuguaglianze territoriali e a portare cure oncologiche di qualità sempre più vicino alle pazienti».

Come è noto il fenomeno della mobilità sanitaria si articola in un indice di fuga, riferito alla mobilità passiva extraregionale (prestazioni sanitarie erogate a cittadini residenti in questo caso in Regione Campania da strutture di altre Regioni), e in un indice di attrazione, riferito alla mobilità attiva extraregionale (prestazioni erogate da strutture sanitarie campane a cittadini residenti in altre Regioni). Per la Regione Campania, con riferimento alle sole prestazioni di ricovero ospedaliero, tali indici risultano pari rispettivamente al 10,35% per l’indice di fuga (a fronte di un valore nazionale del 10,96%) e al 3,36% per l’indice di attrazione (a fronte di un valore nazionale del 10,52%). E’ dunque evidente che il stando netto negativo della Regione Camoania in questo ambito è frutto di una insufficiente attrazione. L’indice di soddisfazione della domanda interna regionale si attesta, inoltre, a 0,96, valore lievemente inferiore alla piena capacità della Regione di garantire un’offerta sanitaria adeguata all’assorbimento della domanda interna (pari ad 1). 
Con riferimento ai dati di mobilità sanitaria interregionale della Regione Campania, si registra una mobilità passiva pari a circa 459 milioni di euro, a fronte di una mobilità attiva di circa 177 milioni di euro, con un conseguente saldo negativo di circa 258 milioni di euro annui erronamente indicati come il peggior saldo negativo nazionale in quanto rispetto alla popolazione servita si posizione dietro ad altre regioni.
La principale tipologia di prestazioni erogate in mobilità interregionale è rappresentata dai ricoveri ospedalieri per acuti e post-acuti, che incidono per circa il 70% sulla mobilità passiva e per il 57% sulla mobilità attiva. Di seguito si riportano i riferimenti economici relativi all’anno di competenza 20242, complessivi e distinti per singola tipologia di prestazione. 
Con riferimento ai principali determinanti della migrazione sanitaria per ricoveri ospedalieri, le specialità cliniche che incidono in misura prevalente sul valore economico della degenza — pari complessivamente a circa il 45–50% del totale, sia per la mobilità passiva sia per la mobilità attiva — risultano l’ortopedia e traumatologia, la chirurgia generale e la cardiologia/cardiochirurgia. Una più marcata specificità si rileva invece, nella mobilità passiva per la specialità di neurochirurgia, anche in relazione alla presenza della struttura specialistica NEUROMED nella Regione Molise (di confine) e nella mobilità attiva per la specialità di ostetricia e ginecologia. 
La mobilità passiva interregionale verso strutture ospedaliere ubicate al di fuori del territorio regionale si distribuisce su diverse destinazioni. In particolare la mobilità di prossimità, diretta prevalentemente verso le Regioni confinanti — Lazio (con rilevante incidenza dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù), Molise, Puglia e Basilicata — rappresenta complessivamente il 46% del totale. La mobilità di lunga distanza si concentra principalmente verso la Regione Lombardia e, a seguire, verso le Regioni Emilia-Romagna, Toscana, Veneto e Piemonte, per una quota pari al 47% del totale. La restante quota residuale, pari al 7%, è distribuita tra le altre Regioni del territorio nazionale. 
Con riferimento ai principali interventi, distinti per specialità clinica, effettuati in regime di ricovero ospedaliero per acuti nell’ambito della mobilità passiva interregionale, le percentuali di incidenza del valore economico della degenza sul totale delle specialità considerate, sia le principali Regioni di erogazione delle prestazioni seguono le stesse distribuzioni percentuali.
La capacità di attrazione delle strutture ospedaliere campane, nell’ambito della mobilità attiva interregionale, si manifesta attraverso l’erogazione di prestazioni di ricovero ospedaliero soprattutto a favore di cittadini residenti prevalentemente nelle Regioni confinanti (regioni debitrici): Lazio, Calabria, Basilicata, Puglia, Molise e Abruzzo concentrano complessivamente il 70% del totale dei ricoveri in mobilità attiva.  Le Regioni di più lunga distanza, in particolare Lombardia, Sicilia, Emilia-Romagna e Toscana, rappresentano il 21% del totale, mentre la quota residua, pari al 9%, è distribuita tra le restanti Regioni del territorio nazionale.

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