A livello regionale si registrano più di mille nuove diagnosi ogni anno. All’Aquila clinici, istituzioni e associazioni fanno quadrato per rafforzare prevenzione, presa in carico multidisciplinare e informazione.
Il tumore della mammella continua a rappresentare una delle principali sfide di sanità pubblica, non solo per la sua elevata incidenza ma anche per la complessità dei percorsi di cura e per il rischio di recidiva che può manifestarsi anche a distanza di molti anni. In Italia, come nel resto d’Europa, la diagnosi precoce, la qualità dei programmi di screening e l’organizzazione delle Breast Unit sono diventati elementi centrali per garantire equità di accesso, continuità assistenziale e migliori esiti clinici. In questo scenario, il dialogo tra istituzioni, professionisti sanitari e associazioni dei pazienti assume un ruolo decisivo per costruire risposte coordinate e sostenibili.
Incidenza e percorsi strutturati
In Abruzzo il tumore al seno è la neoplasia più frequente: ogni anno si registrano oltre 1.000-1.200 nuovi casi, con un’incidenza pari a circa 170 diagnosi ogni 100.000 abitanti, in linea con la media nazionale. I dati dell’Agenzia Sanitaria Regionale confermano una crescita costante della patologia e la necessità di rafforzare i percorsi di screening e le Breast Unit Hub regionali, cardini dell’assistenza oncologica moderna.
Oggi, grazie alla diagnosi precoce e ai progressi della ricerca, la storia del tumore al seno è profondamente cambiata: la maggior parte delle diagnosi riguarda tumori in fase iniziale che, se affrontati tempestivamente, sono sempre più curabili. Tuttavia, i numeri – a livello nazionale e regionale – si traducono in migliaia di donne coinvolte ogni anno, molte delle quali possono guardare al futuro con maggiore fiducia proprio grazie ai programmi di screening e alla prevenzione.
È in questo contesto che si è svolto a L’Aquila, presso la sede della Giunta Regionale, l’evento aperto al pubblico “Tumore al seno: perché parlarne può salvare la vita?”, promosso da Salute Donna e Salute Uomo, con il contributo incondizionato di Novartis e il patrocinio del Senato della Repubblica e della ASL Abruzzo – Direzione Strategica ASL1. Un appuntamento che ha riunito clinici, rappresentanti istituzionali e associazioni dei pazienti per discutere una patologia considerata una vera priorità di salute pubblica.
Rischio recidiva: una questione ancora aperta
Nonostante i progressi, il rischio di recidiva rimane un nodo cruciale: una donna su cinque può andare incontro a una ripresa della malattia nei primi dieci anni dalla diagnosi, e il rischio può persistere anche a distanza di decenni. Quando la malattia ritorna, spesso lo fa in forma metastatica, che rappresenta la principale causa di mortalità. Questo rischio non è uguale per tutte: dipende da fattori biologici, dimensioni del tumore, coinvolgimento linfonodale e caratteristiche individuali. Per questo, identificare il profilo di rischio è fondamentale per orientare le scelte terapeutiche e garantire un accesso appropriato alle terapie innovative.
Ruolo delle Breast Unit e del team multidisciplinare
«Fare gioco di squadra non è uno slogan, ma il nodo cruciale per accostarsi a una malattia complessa – spiega Laura Pizzorno, Responsabile Scientifica Salute Donna L’Aquila e Coordinatrice della Breast Unit del Presidio Ospedaliero San Salvatore – studi clinici dimostrano come nei centri dotati di team multidisciplinari aumenti in maniera significativa la sopravvivenza a 5 anni. Nella nostra Breast Unit tutte le figure coinvolte si incontrano settimanalmente per condividere le opzioni terapeutiche e arrivare alla scelta migliore per ogni paziente.»
L’incontro ha dato spazio anche a psicologi, nutrizionisti e anatomopatologi, che hanno approfondito temi fondamentali come il dialogo medico-paziente – centrale per l’aderenza terapeutica –, l’importanza di una corretta nutrizione e la qualità della vita durante e dopo i trattamenti.
Innovazione terapeutica e personalizzazione delle cure
Nel tumore al seno HR+/HER2-, che rappresenta il 70% delle diagnosi, la terapia adiuvante è cruciale per ridurre il rischio di recidiva dopo l’intervento chirurgico. Le nuove opzioni terapeutiche stanno migliorando in modo significativo il controllo della malattia nel lungo periodo. «Oggi abbiamo test genomici che ci aiutano a prevedere la probabilità di recidiva e a disegnare una terapia adiuvante preventiva – spiega Tina Sidoni, oncologa dell’Ospedale San Salvatore – la nostra Breast Unit ha ricevuto l’autorizzazione all’utilizzo della nuova terapia con inibitori delle cicline, rimborsata dal SSN. L’aggiunta di terapie innovative alla terapia endocrina standard riduce il rischio di recidiva di circa il 30%, migliorando la sopravvivenza libera da malattia a 5 anni.»
Ricerca, ascolto e collaborazione
Nel corso del confronto all’Aquila sono intervenuti tra gli altri, in veste istituzionale, il senatore Guido Quintino Liris, il sindaco de L’Aquila, Pierluigi Biondi, e l’assessore Nicoletta Verì, che hanno condiviso i messaggi chiave emersi dall’incontro: informazione, prevenzione, multidisciplinarietà e accesso all’innovazione sono i pilastri per affrontare una patologia che continua a rappresentare una sfida complessa ma sempre più gestibile, grazie ai progressi nelle terapie e alla collaborazione tra tutti gli attori coinvolti.
«Parlare di tumore al seno oggi significa migliorare le scelte di domani; è questo l’obiettivo che ci poniamo come associazione dei pazienti – ha dichiarato Anna Maria Mancuso, Presidente di Salute Donna ODV – la prevenzione è lo strumento fondamentale che abbiamo nella lotta a questa neoplasia, anche se la ricerca ha compiuto progressi enormi rendendo il tumore al seno altamente curabile se preso in tempo. Tuttavia, la prevenzione inizia dall’informazione e dalla conoscenza: per questo è necessario continuare a porre il tumore al seno al centro del dibattito scientifico e istituzionale». Sulla stessa linea Maria Rita Liaci, Responsabile Salute Donna Sezione L’Aquila: «Siamo orgogliosi di aver contribuito alla realizzazione di un evento che ha messo al centro il valore della prevenzione, soprattutto nell’anno in cui la nostra città è Capitale italiana della cultura 2026. Da 12 anni lavoriamo per diffondere un vero habitus mentale della prevenzione primaria e secondaria, attraverso informazione, conoscenza e consapevolezza». «Siamo orgogliosi di aver sostenuto iniziative che promuovono informazione, ascolto e dialogo sul tumore al seno – ha affermato Chiara Gnocchi, Communication & Advocacy Head di Novartis Italia – poiché siamo impegnati da oltre 35 anni nello sviluppo di soluzioni terapeutiche innovative e crediamo che, accanto alla ricerca, sia fondamentale fare squadra con clinici, istituzioni e associazioni di pazienti per offrire maggiori opportunità di un futuro libero dal tumore».




