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Lotta al tabagismo, citisina primo farmaco rimborsato per smettere di fumare

I principi attivi del medicinale (Recigar) sono estratti dalla pianta del maggiociondolo. Gli specialisti dei centri antifumo: la dipendenza da nicotina intreccia biochimica cerebrale, abitudini comportamentali e pressioni sociali

Anni e anni di campagne di sensibilizzazione e restrizioni legislative non sono bastati: i danni causati dal fumo di sigaretta continuano a gravare pesantemente sui sistemi sanitari, richiedendo protocolli che siano al contempo efficaci, sicuri e, soprattutto, accessibili alla vasta platea di consumatori che desiderano intraprendere un percorso di disassuefazione. Rimedi fitoterapici di antica memoria sono ora diventati presidi farmacologici di prima linea, supportati da evidenze rigorose, e vengono integrati nei protocolli dei centri antifumo.

Cytisus

Un grappolo di fiori gialli simili al glicine, appartenente alla pianta del Cytisus laburnum — comunemente nota come maggiociondolo — custodisce la chiave biochimica per una nuova era nel trattamento del tabagismo in Italia. Dalle foglie e dai semi di questa leguminosa si estrae infatti la citisina, il principio attivo (detto anche citisiniclina) contenuto nel primo farmaco per smettere di fumare ad aver ottenuto la rimborsabilità da parte del Servizio Sanitario Nazionale. La notizia, che entra a pieno titolo negli annali della medicina, è stata rilanciata da un convegno dei medici dei centri antifumo tenutosi a Roma. In questa sede sono stati analizzati i dati clinici e le modalità di impiego di questa molecola, già inserita nelle linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Il via libera all’adozione nel prontuario terapeutico era stato decretato dal Consiglio di Amministrazione dell’Aifa nella seduta del 15 dicembre dell’anno scorso, con successiva pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Il farmaco in questione, denominato Recigar e prodotto dalla casa farmaceutica polacca Adamed (commercializzato in Italia da Laboratorio Farmaceutico C.T.) rappresenta l’evoluzione industriale di un preparato galenico. La rimborsabilità risponde a un’esigenza che in Italia si può esprimere con numeri drammatici: il fumo è responsabile di oltre 93.000 decessi correlati evitabili ogni anno, con costi riconducibili a questa dipendenza che superano i 26 miliardi di euro tra spesa sanitaria diretta e perdita di produttività.

Il meccanismo d’azione della citisina va dritto al punto. La molecola agisce come un agonista parziale dei recettori nicotinici dell’acetilcolina, gli stessi siti cerebrali attivati dalla nicotina. Occupando tali recettori, la citisina svolge una doppia funzione: da un lato attenua i sintomi fisici e psicologici dell’astinenza, come irritabilità, disforia, insonnia e ansia; dall’altro, azzera il rinforzo positivo indotto dal fumo, diminuendo sensibilmente il piacere associato alla sigaretta. In termini clinici, questo significa disinnescare i principali motori della ricaduta durante le fasi critiche del distacco e nelle fasi acute dell’astinenza.

Il protocollo terapeutico standardizzato prevede un ciclo di 25 giorni con una somministrazione di terapie, da prendere per bocca, a posologia decrescente. “La citisina, per la sua comprovata efficacia, profilo di sicurezza ed elevato rapporto costo/beneficio, rappresenta un farmaco particolarmente adatto ad essere integrato nei percorsi per il trattamento multidisciplinare del Disturbo da Uso di Tabacco (DUT)”, sottolinea Claudio Leonardi, Presidente della Sipad (Società Italiana Patologie da Dipendenza). Secondo Leonardi, lo schema posologico è studiato per facilitare la cessazione completa del consumo di tabacco entro il quinto giorno dall’inizio del trattamento, rendendo il percorso meno traumatico per il paziente.

Un punto di forza della molecola è il suo eccellente profilo di sicurezza. L’assenza di interazioni farmacologiche note rende la citisina una scelta elettiva per i pazienti cosiddetti “fragili”, ovvero soggetti affetti da patologie croniche che seguono già terapie polifarmacologiche. Gli effetti collaterali riscontrati negli studi clinici sono generalmente lievi e transitori, confermando una tollerabilità ottimale anche nel lungo periodo. Tuttavia, gli esperti ribadiscono che la rimborsabilità non deve indurre al “fai-da-te”: per i forti fumatori resta fondamentale l’affiancamento da parte di un centro antifumo specializzato.

Sull’importanza di una distribuzione capillare del medicinale interviene Fabio Beatrice, primario emerito dell’Ospedale San Giovanni Bosco di Torino e Direttore Scientifico del MOHRE (Mediterranean Observatory for Health Risk Reduction, un osservatorio che monitora la letteratura scientifica sulla riduzione del danno e che contrasta la disinformazione, ndr). Lo specialista osserva come la citisina debba essere considerata un’opzione di prima linea. “Considerando la trasversalità dei danni da fumo,” afferma Beatrice, “il suo impiego deve avvenire attraverso la prescrizione dei medici di medicina generale, pneumologi, oncologi e cardiologi territoriali, dei professionisti dei SerD e di tutti gli altri specialisti impegnati nella cura di patologie influenzate dalla persistenza del Disturbo da Uso di Tabacco”.

L’introduzione della citisina rimborsabile promette dunque di migliorare l’efficacia dei trattamenti e di garantire una maggiore equità nell’accesso alle cure, rimuovendo la barriera economica che spesso scoraggiava i fumatori meno abbienti dall’intraprendere percorsi farmacologici. In un Paese con 12 milioni e mezzo di fumatori, la disponibilità di uno strumento derivato dalla natura, ma validato dalla scienza più rigorosa, rappresenta una misura strategica per ridurre l’impatto di una delle principali cause di morte prevenibile a livello globale.

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