Parlare di più di trombosi, aumentare la consapevolezza e favorire una diagnosi tempestiva: è questo il messaggio centrale lanciato da Anna Falanga, professoressa di Ematologia e Direttore Scientifico della Fondazione ARTET, intervistata da Mondosanità durante l’evento “Per combattere la trombosi non rimaniamo in panchina”, organizzato da Motore Sanità con il contributo non condizionante di Viatris, tenutosi a Roma lo scorso 1° aprile.
Secondo Anna Falanga, il primo passo fondamentale è proprio quello di diffondere una maggiore informazione sulla trombosi. Comprendere i segnali del proprio corpo e saper riconoscere eventuali sintomi sospetti è cruciale, perché il primo a poter dare l’allarme è il paziente stesso. Una maggiore consapevolezza individuale può infatti fare la differenza nel percorso di cura.
Altro elemento chiave è la tempestività dell’intervento. Intervenire rapidamente non solo migliora la prognosi, ma riduce anche le possibili conseguenze della patologia e l’impatto complessivo sul sistema sanitario. Una diagnosi precoce consente infatti trattamenti più efficaci e una gestione più controllata della malattia.
Falanga sottolinea inoltre l’importanza di una collaborazione sempre più stretta tra le diverse figure della sanità. Medici di medicina generale, specialisti e professionisti di ambiti differenti devono lavorare in sinergia, perché la trombosi è una condizione trasversale che coinvolge numerosi settori: dalla chirurgia alla pediatria, fino all’ostetricia e alle malattie infettive.
Un altro aspetto rilevante riguarda la diffusione della patologia. Non si tratta di una condizione rara, ma al contrario estremamente comune, con numeri significativi che richiedono un’attenzione costante e un approccio coordinato. Da qui la necessità di accendere i riflettori su un tema che ha un forte impatto sulla salute pubblica.
Infine, la professoressa Falanga richiama l’attenzione anche sulla complessità della gestione clinica. Il trattamento della trombosi prevede spesso l’uso di farmaci anticoagulanti, fondamentali ma non privi di rischi, come le possibili complicanze emorragiche. Intorno alla trombosi si sviluppa quindi un intero ambito di conoscenze che comprende prevenzione, cura e gestione degli effetti collaterali.
Il messaggio è chiaro: serve uno sforzo condiviso per portare il tema della trombosi al centro dell’attenzione, migliorare la diagnosi precoce e garantire una presa in carico efficace e multidisciplinare dei pazienti.




