Trombosi, la storia di Erika Frattolillo: “Dalla diagnosi improvvisa alla prevenzione, oggi non mi fermo”

Scoprire una malattia in modo improvviso può cambiare radicalmente la vita. È quanto accaduto a Erika Frattolillo, che ha raccontato la sua esperienza durante un’intervista realizzata da Mondosanità in occasione dell’evento “Per combattere la trombosi non rimaniamo in panchina”, promosso da Motore Sanità con il contributo non condizionante di Viatris, tenutosi a Roma lo scorso 1° aprile.

La storia di Erika Frattolillo inizia con una terapia farmacologica prescritta per trattare endometriosi e adenomiosi. Dopo appena 28 giorni, compaiono i primi segnali: un formicolio alla gamba, inizialmente sottovalutato. Nel giro di tre giorni, però, la situazione peggiora fino a rendere necessario il ricorso al pronto soccorso. È lì che arriva la diagnosi: trombosi in corso.

Da quel momento si apre per Erika un periodo complesso, fatto di controlli, prelievi e approfondimenti clinici. “Sono stati mesi di calvario”, racconta. Gli accertamenti portano a una scoperta importante: una condizione di trombofilia legata alla presenza di tre mutazioni genetiche. Una diagnosi che ha avuto un impatto anche sulla sua famiglia, portando alla luce la stessa predisposizione nel padre.

Guardando indietro, Erika sottolinea quanto la prevenzione possa fare la differenza. Se avesse conosciuto prima la sua condizione, probabilmente avrebbe evitato un’esperienza così difficile. Per questo oggi ribadisce con forza l’importanza della consapevolezza e dei controlli preventivi, che possono aiutare a intercettare i rischi prima che si manifestino in modo acuto.

Nonostante tutto, la sua vita oggi è serena. Erika, che è felice di avere conosciuto la Associazione Vincere la Trombosi, ha imparato a convivere con la patologia senza rinunciare alle proprie abitudini: viaggia, esce, e affronta la quotidianità con attenzione ma senza paura. “Viaggio con la mia amica e i miei amici anticoagulanti, le calze e tutte le prevenzioni del caso”, spiega con ironia, sottolineando come la gestione della malattia sia ormai parte integrante della sua routine.

Un ruolo fondamentale è giocato dai corretti stili di vita. Seguirli è essenziale, anche se non sempre semplice: ci sono momenti in cui è più difficile mantenere disciplina. Per questo, Erika invita ad affrontare il tema con equilibrio e leggerezza, senza rigidità eccessive. Uno stile di vita sano, infatti, non è solo una necessità per chi convive con una patologia, ma rappresenta un beneficio per tutti.

La sua testimonianza diventa così un messaggio positivo: con la giusta prevenzione, attenzione e consapevolezza, è possibile convivere con la trombosi senza rinunciare alla propria libertà.

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