Trombosi venosa sottovalutata: riconoscerla in tempo può salvare la vita

Nonostante i continui sforzi della comunità scientifica per informare e sensibilizzare, la trombosi venosa resta ancora oggi una patologia largamente sottovalutata. È questo il monito lanciato da Maria Mitrano, direttore della Unità Operativa Complessa di Medicina Interna dell’ospedale Moscati di Avellino, intervistata da Mondosanità durante l’evento “Per combattere la trombosi non rimaniamo in panchina”, organizzato a Roma da Motore Sanità con il contributo non condizionante di Viatris

“La trombosi venosa – sottolinea Maria Mitrano – è spesso percepita come meno aggressiva rispetto ad altre malattie cardiovascolari, ma questa convinzione è profondamente errata”. Le conseguenze possono essere infatti molto gravi: si può arrivare fino all’embolia polmonare, una condizione potenzialmente fatale che, nella maggior parte dei casi, deriva da una trombosi agli arti inferiori.

Proprio per questo, uno dei punti chiave è il riconoscimento precoce dei sintomi. Segnali apparentemente comuni, come gonfiore, dolore o infiammazione a un arto, non devono essere sottovalutati. “Un paziente con questi sintomi – spiega Mitrano – deve essere immediatamente indirizzato al pronto soccorso, perché un errore di valutazione può avere conseguenze drammatiche”. Il rischio, infatti, è confondere questi segnali con problematiche muscolo-tendinee o infiammatorie di altra natura, ritardando così una diagnosi tempestiva.

Fondamentale è quindi il ruolo della medicina territoriale e dei medici di base, che rappresentano il primo punto di contatto per il paziente. Il messaggio degli specialisti deve arrivare in modo chiaro anche a questo livello, affinché i segnali di allarme vengano riconosciuti e gestiti correttamente fin dalle prime fasi.

Oggi, fortunatamente, la diagnosi può contare su strumenti efficaci e poco invasivi, che permettono di individuare la trombosi in tempi rapidi. Tuttavia, la disponibilità di mezzi diagnostici non basta se manca la consapevolezza del rischio.

L’invito finale è dunque chiaro: prestare attenzione ai sintomi e intervenire tempestivamente. Riconoscere la trombosi nel momento giusto può fare la differenza tra un evento gestibile e una complicanza potenzialmente letale.

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