Hantavirus, casi contatto in quarantena: emerge il primo sintomatico: l’Istituto nazionale per le malattie infettive Lazzaro Spallanzani, “alla luce delle ultime indiscrezioni di stampa in merito al sospetto caso di Hantavirus, chiarisce che al momento è previsto l’arrivo dei soli campioni biologici” del 25enne calabrese che si trova già in quarantana.
Non uscire di casa, non ricevere visite, non usare mezzi pubblici, aspettare visite domiciliari in caso di sintomi, monitoraggio quotidiano: sono come è ormai noto quattro le persone in Italia sotto sorveglianza sanitaria per aver condiviso per un breve lasso di tempo, poche decine di minuti. sullo stesso volo KLM con una donna morta per Hantavirus, ceppo sudamericano Andes, l’unico in grado di trasmettersi da uomo a uomo dando luogo ad una sindrome cardiopolmonare che sconta negli infetti sintomatici circa il 30% di mortalità.
I quattro italiani sono in quarantena domiciliare fiduciaria a Torre del Greco, Villa San Giovanni, Firenze e Padova. Sono tutti asintomatici, in attesa esito test allo Spallanzani di Roma. ieri sono arrivate nuove misure del Ministero della Salute con una circolare diffusa alle Regioni. Il rischio generale in Italia e UE è classificato come molto basso ma l’approccio è di massima cautela. Vengono considerati contatti ad alto rischio tutti coloro che sono stati sulla nave da crociera MV Hondius in cui si è sviluppato il focolaio, i conviventi e chi è stato a meno di 2 metri per più di 15 min con un caso, chi ha volato con un positivo. Per loro è previsto quarantena fiduciaria, monitoraggio quotidiano delle Asl per 42 giorni (il tempo di incubazione del virus arriva a sei settimane e complica il quadro epidemiologico), divieto dell’uso di mezzi pubblici, voli, luoghi affollati, obbligo di indossare la mascherina se in casa sono presenti conviventi. I Contatti a basso rischio invece, come i quattro italiani, sono invece sottoposti ad automonitoraggio sempre per 42 giorni, ad isolamento e contatto dei dipartimenti di prevenzione delle Asl se compaiono sintomi. Usmaf e compagnie aeree sono tenute al controllo degli ingressi e segnalazione dei passeggeri malati. Le Definizioni di caso sospetto fanno riferimento alla esposizione, sviluppo di sintomi compatibili. Il caso probabile aggiunge un legame epidemiologico. Quello confermato avrà una PCR/sierologia positiva.
La MV Hondius è zattraccata a Granadilla di Tenerife e i passeggeri sono stati trasferiti in Olanda. La nave si è poi diretta a Rotterdam. I casi sono aliti a 10: ai 7 iniziali (3 deceduti), si aggiungono un francese grave in terapia intensiva, uno spagnolo asintomatico positivo a Madrid, un americano tra i 17 passeggeri Usa.
“In Italia non c’è alcun pericolo, il virus ha bassa contagiosità, diverso dal Covid” ha chiarito il ministro della Salute Orazio Schillaci. L’obiettivo delle misure di sorveglianza in atto sono solo prudenziali in ragione della elevata letalità del virus che infatti ha mietuto 3 vittime (una quarta è ricoverata in condizione critica, sui 10 casi conclamati del focolaio sulla nave. Si tratta dunque di procedere alla identificazione precoce di eventuali casi e al contenimento tempestivo.
Maria Triassi, vicepresidente in Campania della Siti Società italiana di Igiene ha rilasciato a Mondo sanità un’intervista sulla situazione Hantavirus
Domanda. Professoressa Triassi, la notizia di alcuni contatti in quarantena ha creato preoccupazione. Dobbiamo temere una nuova pandemia?
Maria Triassi. No, non siamo davanti a una nuova pandemia. L’Hantavirus è un virus già conosciuto, studiato da anni, e soprattutto non ha le caratteristiche di trasmissione rapida e diffusa che abbiamo visto con altri virus respiratori.
Domanda. Perché allora è scattata l’allerta sanitaria?
Maria Triassi. L’allerta è una misura di prudenza. Quando una persona risulta infettata o sospetta, si ricostruiscono i contatti stretti e si attiva la sorveglianza sanitaria. Questo serve a intercettare precocemente eventuali sintomi e a ridurre qualsiasi rischio.
Domanda. Come si trasmette l’Hantavirus?
Maria Triassi. La trasmissione avviene principalmente attraverso il contatto con urine, feci o saliva di roditori infetti, oppure inalando particelle contaminate presenti in ambienti chiusi o poco ventilati. La trasmissione da persona a persona è considerata rara e non rappresenta la modalità principale di diffusione.
Domanda. Quali sono i sintomi da tenere sotto controllo?
Maria Triassi. I sintomi iniziali possono essere febbre, dolori muscolari, malessere generale, nausea o disturbi gastrointestinali. Nei casi più seri possono comparire problemi respiratori o renali. Proprio per questo è importante monitorare i contatti e intervenire rapidamente.
Domanda. Le persone in quarantena sono contagiose?
Maria Triassi. Non necessariamente. La quarantena serve a osservare l’eventuale comparsa di sintomi durante il periodo di incubazione. Essere stati a contatto con una persona positiva non significa automaticamente essere infetti.
Domanda. Qual è la situazione in Campania?
Maria Triassi. In Campania non parliamo di focolaio. Al momento c’è un giovane marittimo campano sotto sorveglianza sanitaria perché individuato tra i contatti collegati al caso confermato. È una misura precauzionale: essere monitorati non significa essere malati. La Regione ha attivato i controlli previsti proprio per verificare l’eventuale comparsa di sintomi durante il periodo di incubazione. Per la popolazione generale il rischio resta basso, ma è corretto mantenere alta l’attenzione e seguire le indicazioni delle autorità sanitarie.
Domanda. Cosa devono fare concretamente le ASL campane e gli ospedali?
Maria Triassi. Le ASL devono fare soprattutto tre cose: tracciare, monitorare e comunicare bene. Devono ricostruire i contatti, mantenere la sorveglianza sanitaria sui soggetti esposti, dare indicazioni chiare ai medici di medicina generale e ai servizi territoriali, e raccordarsi con Regione, Ministero, ISS e reti internazionali. È importante anche evitare messaggi allarmistici: oggi il rischio per la popolazione generale è considerato molto basso, ma la sorveglianza va fatta con rigore.
Gli ospedali, invece, devono essere pronti a riconoscere precocemente eventuali casi sospetti: febbre, dolori muscolari, sintomi respiratori o renali in persone con una storia di esposizione compatibile. La presa in carico si basa sul supporto clinico tempestivo e sul monitoraggio delle eventuali complicanze respiratorie, cardiache e renali.
Sul piano organizzativo, i pronto soccorso e i reparti devono applicare le precauzioni standard e, in presenza di sintomi respiratori, anche quelle per droplets; le precauzioni possono essere aumentate in caso di procedure che generano aerosol.
Quindi: nessuna emergenza generalizzata, ma massima attenzione professionale. La Campania deve lavorare come una rete: territorio, ospedali, laboratori, igiene pubblica e comunicazione istituzionale devono procedere insieme.
Domanda. Cosa devono fare i cittadini?
Maria Triassi. Devono evitare allarmismi. Le misure utili sono semplici: mantenere puliti gli ambienti, evitare il contatto con roditori o loro escrementi, aerare bene locali chiusi come cantine, garage o depositi, e rivolgersi al medico in caso di sintomi sospetti dopo un’esposizione a rischio.
Domanda. Il sistema sanitario è preparato?
Maria Triassi. Sì. I protocolli di sorveglianza, tracciamento e gestione dei casi sospetti esistono proprio per situazioni come questa. L’importante è agire con rapidità, ma anche con equilibrio comunicativo.
Domanda. Quindi il messaggio finale qual è?
Maria Triassi. Attenzione, ma non panico. L’Hantavirus va preso sul serio, come tutte le infezioni potenzialmente gravi, ma non siamo di fronte a un’emergenza paragonabile al Covid. La conoscenza del virus, la sorveglianza sanitaria e una corretta comunicazione sono gli strumenti principali per controllare il rischio.




