Ebola, focolaio in Repubblica del Congo e Uganda: nessun vaccino disponibile.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato l’epidemia di malattia da virus Ebola causata dal virus Bundibugyo in Repubblica Democratica del Congo e Uganda come Emergenza Sanitaria Pubblica di Rilevanza Internazionale (PHEIC). La decisione è arrivata dal Direttore Generale dell’OMS dopo la consultazione con i governi di Kinshasa e Kampala, che hanno riconosciuto la gravità del rischio.
L’OMS precisa però che l’evento, pur grave, non soddisfa i criteri per essere classificato come emergenza pandemica secondo il Regolamento sanitario internazionale.
Focolai in espansione tra Ituri e Kampala. Non è una pandemia dunque ma la nuova epidemia del virus Ebola che ha già ucciso decine di persone in Africa centrale, è “una emergenza sanitaria globale”. Lo ha stabilito l’Organizzazione mondiale della Sanità di fronte al diffondersi di un raro ceppo della malattia per il quale al momento non esistono né trattamenti né vaccini.
Finora i decessi nella Repubblica Democratica del Congo sono stati 88, con 336 casi sospetti. Agli otto casi confermati in laboratorio s’è aggiunto il referto dell’Istituto congolese per la Ricerca biomedica che ha individuato un positivo nella città orientale di Goma, controllata dalla milizia M23 supportata dal Ruanda: si tratta di una donna, vedova di un uomo morto di Ebola a Bunia, che si era recata già infetta a Goma dopo il decesso del marito.
I decessi sospetti sono distribuiti nelle zone sanitarie di Bunia, Rwampara e Mongbwalu. A preoccupare sono anche i focolai di decessi comunitari con sintomi compatibili con la malattia e i 4 decessi tra operatori sanitari, segnale di possibili falle nel controllo delle infezioni ospedaliere.
In Uganda sono stati confermati due casi a Kampala, entrambi ricoverati in terapia intensiva. Si tratta di persone arrivate dalla RDC, risultate positive a distanza di 24 ore l’una dall’altra. Un caso sospetto a Kinshasa è invece risultato negativo.
L’OMS avverte che il numero reale di contagi potrebbe essere molto più alto. L’alto tasso di positività dei primi test [8 su 13], la comparsa di casi in contesti urbani come Kampala e Kinshasa e l’aumento di segnalazioni sindromiche indicano un’epidemia potenzialmente più estesa di quanto rilevato. A complicare lo scenario contribuiscono l’insicurezza nell’est della RDC, la crisi umanitaria in corso, l’elevata mobilità della popolazione e la presenza capillare di strutture sanitarie informali.
Assenza di vaccini e terapie.
A differenza dei ceppi di Ebola-Zaire, per il virus Bundibugyo non esistono al momento vaccini o terapie specifiche approvate. Questo elemento, unito al rischio di diffusione regionale, ha spinto l’OMS a considerare l’evento “straordinario”.
Le misure richieste ai paesi colpiti: L’Oms chiede a RDC e Uganda di attivare centri operativi d’emergenza sotto il coordinamento diretto delle autorità di governo, potenziare la sorveglianza e i laboratori, rafforzare il tracciamento dei contatti e garantire protezione agli operatori sanitari con DPI e stipendi puntuali. Fondamentale anche il coinvolgimento delle comunità locali, dei leader religiosi e dei guaritori tradizionali per favorire l’identificazione precoce dei casi e il trattamento tempestivo. Tra le misure immediate: isolamento dei casi confermati, divieto di viaggi nazionali e internazionali per casi e contatti, screening in uscita negli aeroporti e porti principali, e posticipo degli eventi con grande affluenza di pubblico. Vietato anche il trasferimento transfrontaliero delle salme di persone decedute per sospetta o confermata infezione.
Appello ai paesi vicini e alla comunità internazionale.
Gli Stati confinanti con la RDC sono invitati a rafforzare con urgenza la preparazione: sorveglianza attiva, squadre di risposta rapida, accesso a laboratori diagnostici e piani di isolamento dei casi. L’OMS sottolinea che qualsiasi paese che rilevi un caso deve trattarlo come emergenza sanitaria entro 24 ore.
A tutti gli altri paesi l’OMS raccomanda di non chiudere frontiere né imporre restrizioni a viaggi e commercio. “Misure di questo tipo sono dettate dalla paura e non hanno base scientifica. Spingono i movimenti verso valichi informali, aumentando il rischio di diffusione e danneggiando le economie locali”, si legge nel documento.
Il Direttore Generale convocherà a breve un Comitato di Emergenza per definire raccomandazioni temporanee più dettagliate per gli Stati Parte. L’OMS ha ringraziato RDC e Uganda per la trasparenza e l’impegno mostrato nel contenere il focolaio.
La priorità, conclude l’organizzazione, è garantire un coordinamento internazionale rapido per ampliare la sorveglianza, rafforzare le operazioni di risposta e colmare le lacune in prevenzione e controllo delle infezioni.




