La qualità dell’ombra diventa un tema centrale in edilizia. Luce Sana, progetto di medicina ambientale, raccomanda ai progettisti l’adozione di misure per rendere le case più vivibili. Siamo prigionieri una bolla climatica surriscaldata, le costruzioni che adottano schermature intelligenti si difendono meglio
Nelle città italiane, che soffrono picchi estremi di temperature e umidità, con una stagione estiva che sembra prolungarsi fino a novembre, il modo in cui viviamo gli spazi interni sta cambiando in profondità. La luce che entra dalle finestre, l’ombra che ripara dall’insulto degli ultravioletti e degli infrarossi, l’afa che rende invivibili tutte le stanze, dalla cucina alla camera da letto: elementi un tempo considerati semplici dettagli progettuali oggi diventano fattori determinanti per definire il comfort e la sostenibilità di una civile abitazione. La medicina ambientale, che studia l’interazione tra ambiente e benessere umano, assume un ruolo centrale nel ripensare lo stile di vita contemporaneo. In questo senso, la progettazione degli edifici non può più limitarsi a criteri energetici tradizionali, ma deve abbracciare una visione più ampia, capace di integrare clima, salute e qualità della vita. Detto in altri termini, qui non si tratta di installare uno split in più, non si risponde alla tropicalizzazione del clima moltiplicando i condizionatori d’aria, occorre fare leva sui regolamenti edilizi per costruire case e spazi urbani naturalmente accoglienti, sensibilizzare geometri, imprese edili, ingegneri e artigiani, cambiare una mentalità progettuale per stare al passo coi tempi.
È in questa prospettiva che si inserisce Luce Sana, il progetto presentato la settimana scorsa nella sala stampa della Camera dei Deputati. Promosso da Griesser Italia e sviluppato da SIMA – Società Italiana di Medicina Ambientale – con la collaborazione dell’Accademia Italiana di Biofilia. Questo progetto nasce per riportare al centro del dibattito un tema spesso trascurato: il ruolo della luce naturale e dell’ombra nella qualità degli edifici, nel comfort indoor e nella riduzione dei consumi energetici. L’iniziativa, sostenuta dall’onorevole Alessandro Colucci, ha offerto un’occasione per riflettere su come il cambiamento climatico stia modificando il nostro modo di abitare.
Alle nostre latitudini, il clima è cambiato in modo evidente. Le stagioni estive si allungano, le ondate di calore diventano più frequenti e la domanda di climatizzazione cresce costantemente. Come ha ricordato il professor Alessandro Miani, presidente SIMA, «in un Paese come l’Italia, la vera efficienza energetica non può più essere pensata solo d’inverno. Il cambiamento climatico sta modificando radicalmente il modo in cui abitiamo gli edifici. Se non integriamo seriamente raffrescamento passivo, protezione solare e qualità degli ambienti interni nelle politiche nazionali, rischiamo di costruire edifici formalmente efficienti ma sostanzialmente vulnerabili al caldo, con maggiori consumi elettrici, più climatizzazione e minore benessere per le persone».
Per la cronaca, la conferenza con l’onorevole Colucci e il professor Miani ha visto gli interventi di Davide Roveda, Managing Director di Griesser Italia, Stefania Caserta, Executive Assistant Sales and Marketing dell’azienda, e Rita White, presidente dell’Accademia Italiana di Biofilia. A moderare l’incontro è stato Daniele Guglielmino, Ph.D. EMBA, Responsabile Ambiente Costruito di SIMA, che ha guidato il dialogo tra prospettive tecniche, sanitarie e industriali, mettendo in luce come la qualità della luce naturale influenzi non solo il comfort termico, ma anche aspetti psicologici, cognitivi e relazionali.
Il cuore del progetto è il concetto di ombra salutogenica, un’idea che ribalta la tradizionale percezione dell’ombra come buio o privazione della luce, e il professor Miani lo ha spiegato con chiarezza: è «indispensabile adottare in Italia il concetto di ombra salutogenica: un’ombra intesa come regolazione intelligente dell’esposizione solare». Un’ombra che protegge senza isolare, che filtra senza oscurare, che riduce il calore senza rinunciare alla luce naturale. Un’ombra che sostiene il comfort visivo e termico e contribuisce al benessere di quanti desiderano vivere al meglio nella loro casa. In altre parole, un equilibrio dinamico tra luce e protezione, capace di migliorare la qualità dell’abitare e ridurre il ricorso alla climatizzazione. Questo è un tema sanitario, progettuale, ma anche economico. La stagione calda può incidere in modo significativo sui bilanci familiari. Si stimano costi aggiuntivi tra 100 e 250 euro a stagione negli edifici meno esposti all’irraggiamento solare, e fino a circa 400 euro in quelli più esposti. Una differenza che riflette non solo la qualità dell’involucro edilizio, ma anche la presenza – o l’assenza – di sistemi di schermatura adeguati. Da qui la richiesta avanzata durante la conferenza: «il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica e la commissione tecnica preposta al recepimento nazionale della EPBD IV (Case green) tengano in seria considerazione il ruolo delle schermature solari esterne, dei sistemi intelligenti e delle strategie di raffrescamento passivo all’interno delle misure per la riqualificazione energetica degli edifici». La direttiva Case Green, infatti, impone agli Stati membri di migliorare la prestazione energetica degli edifici tenendo conto non solo dell’involucro e degli impianti, ma anche delle condizioni climatiche locali, della qualità degli ambienti interni, del rischio di surriscaldamento, del raffrescamento passivo e della protezione solare.
Secondo il presidente SIMA, «il rischio è che l’Italia affronti questa fase continuando a privilegiare una cultura energetica prevalentemente invernale, centrata su cappotti, isolamento e riduzione delle dispersioni termiche, senza riconoscere con pari forza il peso crescente del caldo estivo». In un contesto segnato da estati più lunghe e temperature più elevate, «ridurre il fabbisogno energetico significa anche prevenire il surriscaldamento, contenere la domanda di raffrescamento, limitare i picchi elettrici estivi e migliorare la vivibilità degli ambienti interni». Luce sana è un neologismo, un claim che indica una direzione concreta: progettare edifici capaci di consumare meno, surriscaldarsi meno e far vivere meglio. Una visione che unisce tecnologia, medicina ambientale e cultura del progetto, suggerendo che la qualità dell’abitare non dipende solo da ciò che costruiamo, ma da come lasciamo entrare – o filtriamo – la luce che ogni giorno attraversa le nostre case.




