Dal Fortore beneventano, terra di ultraottantenni e centenari che il tumore non l’hanno mai visto, arriva un’ipotesi che può cambiare il modo in cui pensiamo la lotta al cancro. Se lo confermeranno i numeri, sarà una rivoluzione partita dai piccoli paesi, non dai grandi laboratori.
Il progetto si chiama AMICI, acronimo che sta per Affinità tra Microorganismi e Cancro con Immunità cross-reattiva. Lo portano avanti l’Istituto Pascale di Napoli, l’Asl di Benevento e la Comunità Montana del Fortore. L’idea è semplice quanto potente: alcune infezioni affrontate nella vita “allenano” il sistema immunitario a riconoscere anche le cellule tumorali. Si chiama mimetismo molecolare. Succede quando gli antigeni dei microrganismi assomigliano a quelli dei tumori. Il corpo impara a difendersi prima ancora di ammalarsi.
A guidare lo studio è il laboratorio di Modelli Immunologici Innovativi del Pascale, diretto da Luigi Buonaguro. Dal febbraio 2024 hanno messo a confronto il profilo immunitario dei longevi del Fortore con quello dei pazienti oncologici. Risultato: nei centenari sani emerge un pattern di memoria immunitaria verso virus specifici che nei malati di tumore non c’è. Non è ancora la prova di un nesso causale, ma è un biomarcatore. Una firma. La traccia di un sistema immunitario che, forse, sa proteggere meglio.
Finora abbiamo studiato chi si ammala per capire il cancro. Qui studiamo chi non si ammala per capire come evitarlo. La longevità smette di essere solo un dato anagrafico e diventa modello biologico.
Se il meccanismo è confermato, parliamo di vaccini preventivi e terapeutici disegnati su quella “memoria” immunitaria. Parliamo di terapie cellulari avanzate, di nuove CAR-T. Parliamo di prevenzione vera, non solo di diagnosi precoce.
Le aree interne, spesso raccontate come margini, diventano centro di ricerca. Il Fortore non è periferia: è un laboratorio a cielo aperto. Un patrimonio umano che, con il supporto del National Cancer Institute di Bethesda, può pesare nella scienza internazionale.
Ora servono numeri. Estendere lo studio a livello regionale e nazionale. Trasformare un’intuizione in evidenza solida. Servono investimenti, tempi rapidi, e una rete che tenga insieme Irccs, Asl, università e comunità locali. Senza questo salto, il rischio è restare con una bella storia e zero impatto clinico.
La Campania, su questo, non può permettersi miopia. Ha il Pascale, ha i longevi, ha le collaborazioni internazionali. Ha, soprattutto, l’obbligo di dimostrare che la sanità pubblica sa ancora fare ricerca di frontiera e tradurla in cura.
Se una parte del segreto per battere il cancro è nascosta nella memoria di chi ha vissuto cent’anni senza ammalarsi, allora ascoltiamo quella memoria. E trasformiamola in futuro. se una parte del segreto della longevità e della resistenza ai tumori fosse nascosta nella memoria del nostro sistema immunitario? È la domanda da cui parte il progetto AMICI, studio nato dalla collaborazione tra Istituto dei tumori di Napoli, Asl di Benevento e Comunità Montana del Fortore. I primi risultati sono stati presentati oggi in un convegno all’Irccs Pascale.
Alla base come detto c’è il mimetismo molecolare. Il meccanismo si basa sulla somiglianza tra antigeni presenti nei microrganismi e quelli espressi dai tumori.
L’accordo tra le istituzioni è stato siglato a maggio 2023. La fase operativa è partita a febbraio 2024. A guidare la ricerca è il laboratorio di Modelli Immunologici Innovativi del Pascale, diretto da Luigi Buonaguro, da anni impegnato sul rapporto tra risposta immunitaria e cancro.
Al centro ci sono gli ultraottantenni e i centenari del Fortore beneventano: persone che hanno raggiunto età eccezionali senza sviluppare patologie oncologiche. Un modello biologico di straordinario interesse scientifico.
“Lo studio, il cui acronimo significa Affinità tra Microorganismi e Cancro con Immunità cross-reattiva – spiega Luigi Buonaguro – ha confrontato il profilo immunitario di questi soggetti con quello di pazienti oncologici. I risultati preliminari hanno individuato un particolare pattern di memoria immunitaria nei confronti di specifici microrganismi, prevalentemente virus, capace di distinguere i malati di tumore dai soggetti sani”.
Non è ancora la prova di un rapporto di causa-effetto. “Tuttavia – aggiunge Buonaguro – i dati raccolti suggeriscono l’esistenza di biomarcatori associati a uno stato immunitario potenzialmente più protettivo nei confronti delle neoplasie. Un’indicazione che potrebbe avere importanti ricadute future nella medicina preventiva”.
Se confermati su numeri più ampi, i risultati potrebbero contribuire allo sviluppo di nuove strategie immunologiche contro il cancro: dai vaccini preventivi e terapeutici alle terapie cellulari avanzate, fino alle CAR-T.
Per questo i ricercatori sottolineano la necessità di estendere l’indagine a livello regionale e nazionale, trasformando il patrimonio umano delle aree della longevità in risorsa scientifica per la ricerca internazionale.
Lo studio è stato realizzato anche grazie alla collaborazione con il National Cancer Institute dei National Institutes of Health di Bethesda, negli Stati Uniti, tra i più importanti centri mondiali per la ricerca oncologica.




