I medicinali di ultima generazione e i temi economici in primo piano. Innovazione e geopolitica ridisegnano il futuro dell’accesso alle cure. La competitività fa la differenza
L’innovazione farmaceutica è diventata uno dei grandi motori della nostra civiltà. Non solo contribuisce ad allungare l’aspettativa di vita e a migliorare la sopravvivenza nelle patologie più gravi, ma rappresenta nondimeno un fondamentale economico capace di sostenere la crescita del Paese in un contesto globale sempre più instabile. L’Italia, con un settore farmaceutico tra i più dinamici d’Europa, vive oggi una fase di rinnovata vitalità in cui ricerca, produzione e export si intrecciano con le sfide geopolitiche e regolatorie. È questo il quadro emerso all’Assemblea 2026 di Farmindustria, all’Auditorium Conciliazione di Roma e dedicata al tema “Geopolitica e innovazione: l’industria farmaceutica asset strategico per la salute e la crescita della Nazione”.
Il messaggio è intuitivo: i traguardi raggiunti negli ultimi anni hanno rafforzato la competitività e devono essere consolidati attraverso un confronto costruttivo con le Istituzioni. Quattro le questioni da affrontare con urgenza: il payback, la politica statunitense sui prezzi dei farmaci, la revisione del prontuario e la riduzione dei tempi di accesso alle cure. Temi diversi, ma legati da un filo comune: garantire che l’innovazione continui a generare valore per i pazienti e per l’economia nazionale.
Oggi viviamo in media 84 anni, con un incremento costante di tre mesi all’anno negli ultimi cinquant’anni. La mortalità è diminuita del 31% in un quarto di secolo, mentre le morti per malattie croniche si sono ridotte del 41% e quelle per neoplasie del 27%. Numeri che raccontano un progresso reale, frutto di terapie sempre più efficaci e di un ecosistema industriale che ha saputo investire con continuità. Parallelamente, l’export farmaceutico italiano è cresciuto del 248% in dieci anni, superando del 30% il valore medio degli altri Paesi UE. Un contributo decisivo anche per l’obiettivo nazionale di raggiungere 700 miliardi di euro di export entro il 2027: il settore ha già generato 24,7 miliardi di crescita, pari a un terzo del risultato atteso.
La ricerca corre a una velocità mai vista. Nel mondo sono oggi 23.000 i farmaci in sviluppo, il doppio rispetto a dieci anni fa, equamente distribuiti tra molecole di sintesi chimica e prodotti biotech. Se tra il 2013 e il 2022 venivano approvati mediamente 58 nuovi farmaci l’anno, tra il 2023 e il 2025 la media è salita a 78. E tra i medicinali che saranno lanciati tra il 2024 e il 2028, il 62% avrà un impatto significativo su sopravvivenza, qualità della vita e produttività, mentre il 38% genererà nuovi percorsi di cura con costi sanitari inferiori. L’intelligenza artificiale sta accelerando ulteriormente questo processo: gli studi clinici condotti con piattaforme IA sono aumentati dell’82% negli ultimi anni e i tempi di ricerca possono ridursi fino al 40%, avvicinando l’obiettivo di rendere disponibili i farmaci del futuro in metà tempo.
«Ogni nuova molecola non deve essere vista esclusivamente come un costo aggiuntivo per il Servizio sanitario nazionale», ha dichiarato Marcello Cattani, presidente Farmindustria, foto sotto, rieletto per il terzo mandato alla guida dell’Associazione. «L’innovazione è un investimento che consente di salvare vite umane, prevenire complicanze, scongiurare ricoveri ospedalieri, ridurre disabilità e perdita di autonomia. Modificare il decorso delle malattie significa migliorare la vita delle persone e rendere più sostenibile il sistema sanitario nel lungo periodo». Cattani ha ricordato anche il ruolo strategico dell’industria in caso di nuove emergenze sanitarie, sottolineando come la capacità produttiva e la ricerca rappresentino un presidio di sicurezza nazionale. Il settore farmaceutico è oggi uno dei più competitivi dell’economia italiana: nel 2025 ha raggiunto 69 miliardi di euro di export, pari al 75% della crescita totale italiana, e 74 miliardi di produzione. Rappresenta circa il 2% del PIL e occupa direttamente 72.200 persone, che diventano oltre 300.000 considerando l’intera filiera. Tra il 2015 e il 2025 il saldo commerciale del comparto ha contribuito al 6% della crescita del PIL, con un saldo estero positivo di 11 miliardi.

Per consolidare i risultati conseguiti, Farmindustria indica quattro priorità da affrontare. La prima riguarda la politica statunitense della Most Favored Nation (MFN), che chiede agli Stati europei di allineare i prezzi dei farmaci a quelli degli USA. Una scelta che sta modificando gli equilibri globali dell’innovazione e che, secondo Cattani, rischia di penalizzare l’Europa: nei dieci mesi successivi all’annuncio della MFN si è registrata una riduzione del 40% nei lanci di nuovi farmaci nel continente. In questo quadro, il payback farmaceutico – arrivato a 2,4 miliardi nel 2025 – rappresenta un ulteriore elemento di incertezza. «Una tassa sulle tasse – osserva Cattani – che mette a rischio la competitività dell’Italia e il mantenimento degli investimenti». La proposta è fissare un limite pari al livello del 2023 (1,6 miliardi) e superarlo progressivamente in tre anni, introducendo un sistema basato sul valore delle terapie.
La seconda priorità riguarda la revisione del prontuario terapeutico avviata dall’AIFA. Farmindustria chiede che a guidare le scelte sia la scienza, ricordando che la personalizzazione delle cure è una conquista della medicina moderna. «Non si possono considerare confrontabili, solo per abbassarne il costo, farmaci con profili clinici differenti e destinati a pazienti diversi», ha spiegato Cattani. Un approccio basato esclusivamente sul contenimento dei costi rischierebbe di ridurre le opzioni terapeutiche e di indebolire la base industriale, già messa alla prova dall’aumento dei costi di produzione e dalla concorrenza internazionale. Terzo punto: migliorare l’accesso ai nuovi farmaci. Oggi, secondo il WAIT Indicator di EFPIA, servono circa 400 giorni perché un farmaco approvato a livello europeo sia disponibile anche in Italia, a cui si aggiungono i tempi dei prontuari regionali. «Occorre un meccanismo strutturato di early access – ha indicato Cattani – che garantisca a tutti i pazienti lo stesso tempestivo accesso alle cure, con l’obiettivo di rendere disponibili i nuovi farmaci dal primo giorno dopo l’approvazione EMA». Un modello basato su valore, esiti e valutazioni HTA che includano dimensioni sociali, economiche e organizzative potrebbe rappresentare un passo decisivo.
Infine, la quarta priorità riguarda il rafforzamento degli investimenti del Servizio Sanitario Nazionale e l’integrazione dei benefici dell’innovazione nelle valutazioni di farmaci e vaccini. L’incremento della spesa farmaceutica, ha ricordato Cattani, è legato ai trend demografici e alla scoperta di nuove soluzioni terapeutiche, e non è fuori controllo. Superare il sottofinanziamento e valorizzare l’accesso all’innovazione è una condizione essenziale per mantenere la competitività del sistema.
Ricerca clinica: l’Italia può diventare la seconda potenza europea. Il Manifesto di Farmindustria
L’Italia si conferma attrattiva per la ricerca clinica. Secondo il Rapporto 2025 “Missed Opportunities” elaborato da Altems, la nostra Nazione è al quarto posto in Europa per numero complessivo di trial clinici attivati. Persistono tuttavia criticità organizzative che limitano il potenziale italiano. In media occorrono 148 giorni per avviare la fase effettiva di arruolamento dei pazienti, 36 giorni in più rispetto alla Spagna. Gli esperti stimano che ogni 2,5 giorni di ritardo equivalgano a un paziente perso per ogni studio. Nel triennio 2022-2025 ciò si è tradotto in 10.540 pazienti non arruolati e in una perdita potenziale di circa 180 milioni di euro per il SSN. Farmindustria ha elaborato un Manifesto per fare dell’Italia il punto di riferimento europeo nella ricerca clinica e preclinica. “Dove si fa ricerca si cura meglio. L’Italia ha tutte le competenze per passare dall’attuale quarto al secondo posto in Europa negli studi clinici entro 5 anni. Dobbiamo accelerare autorizzazioni e procedure, valorizzare i dati e la Real World Evidence, investire nelle competenze STEM e medico-scientifiche, rendere strutturali gli incentivi alla ricerca e rafforzare le partnership tra imprese, università, IRCCS e centri di eccellenza”, ha dichiarato Cattani.
L’appello alle Istituzioni. Farmindustria esprime apprezzamento per il percorso di riforma che Parlamento e Governo stanno portando avanti in questi anni e per la volontà di arrivare entro l’anno a un Testo Unico della Farmaceutica, considerato molto tempestivo e una grande opportunità, fondamentale per rafforzare la competitività del settore in un momento cruciale a livello globale, concretizzando riforme attese da molti anni. L’Associazione ritiene tuttavia necessario un ulteriore impulso politico per affrontare le sfide in corso e cogliere le opportunità offerte dalla nuova stagione dell’innovazione. “Siamo in una fase decisiva. Nei prossimi anni verranno allocati dall’industria farmaceutica globale nuovi investimenti in ricerca e produzione: gli USA si sono già aggiudicati più di 400 miliardi. L’Italia ha tutte le carte in regola per attrarne una parte importante, ma servono scelte veloci e coraggiose. Ci appelliamo a tutto il Governo affinché la nostra Nazione resti protagonista della nuova geografia mondiale dell’innovazione e della produzione farmaceutica, diventando un hub per gli investimenti”, ha concluso Cattani. Farmindustria accoglie infine con favore la proposta avanzata da Confindustria durante l’Assemblea del 26 maggio scorso di riallocare 20 miliardi di euro di risorse strategiche pubbliche, senza aumento del debito, per un terzo alla sanità e per un terzo alla crescita (più un terzo alla scuola), considerandole leve essenziali per rafforzare competitività, innovazione e benessere sociale attraverso settori hi-tech come, in primis, il farmaco.




