Anziani, migliora l’aderenza alle terapie. Ma le defezioni sono ancora tante

Secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità, la rinuncia alle prestazioni sanitarie tra gli over 65 è in calo, eppure il divario economico continua a farsi sentire. E il Sud paga il prezzo più alto.

Invecchiare in salute è una scommessa che coinvolge milioni di cittadini e l’intero sistema sanitario nazionale. L’accesso alle cure per la popolazione anziana rappresenta un indicatore cruciale del livello di equità e funzionalità dei servizi pubblici. In occasione della Giornata Internazionale dell’Anziano, che si è celebrata oggi, l’Istituto Superiore di Sanità ha pubblicato i dati aggiornati della sorveglianza Passi d’Argento, offrendo uno spaccato significativo sulle dinamiche di rinuncia alle cure da parte degli ultra 65enni in Italia.

Il dato positivo è che, dopo i picchi registrati durante la pandemia da Covid-19, la quota di anziani che dichiara di aver rinunciato a prestazioni sanitarie necessarie è in diminuzione: dal 23% del biennio 2022-2023 si è passati al 18% nel biennio 2023-2024. Un segnale incoraggiante, che testimonia una parziale ripresa dell’accessibilità ai servizi sanitari. Tuttavia, il miglioramento non è omogeneo e lascia emergere profonde disuguaglianze.

Le difficoltà economiche si confermano un fattore determinante. Nel biennio 2023-2024, il 25% degli anziani che dichiara di arrivare a fine mese con qualche difficoltà ha rinunciato a visite mediche ed esami diagnostici. La percentuale sale drammaticamente al 40% tra chi riferisce molte difficoltà economiche, senza alcun segnale di miglioramento rispetto al biennio precedente. “Il quadro che emerge è quello di una popolazione che, pur mostrando un generale miglioramento rispetto agli anni della pandemia, continua a sperimentare barriere economiche, territoriali e sociali che ostacolano l’accesso equo ai servizi sanitari e sociosanitari”, osserva Rocco Bellantone, presidente dell’Istituto Superiore di Sanità.

Il divario territoriale è altrettanto evidente. La rinuncia alle cure è pari al 13% nelle regioni del Nord, sale al 18% al Centro e raggiunge il 23% nel Sud e nelle Isole. Un gradiente geografico che riflette le differenze strutturali nell’organizzazione e nella disponibilità dei servizi sanitari, ma anche le disparità socioeconomiche tra le diverse aree del Paese.

A pesare sull’accesso alle cure sono anche le condizioni di salute. Tra gli anziani con due o più patologie croniche, la rinuncia è del 25%, rispetto al 19% di chi non ne ha. Il dato sale al 27% tra chi presenta problemi sensoriali, contro il 20% di chi non ne riferisce. Si tratta di fasce particolarmente vulnerabili, che avrebbero bisogno di maggiore assistenza e continuità terapeutica, ma che spesso si trovano a fronteggiare ostacoli insormontabili.

Le motivazioni principali della rinuncia restano le lunghe liste d’attesa, la difficoltà a raggiungere le strutture sanitarie (indicata dal 17% degli intervistati) e i costi elevati delle prestazioni. Un quadro che evidenzia criticità sistemiche, non solo economiche, ma anche logistiche e organizzative.

Dal 2023, la sorveglianza Passi d’Argento ha iniziato a raccogliere anche dati sull’utilizzo dei servizi sanitari. Oltre la metà degli anziani intervistati ha fatto ricorso a prestazioni a pagamento: il 12% in modo esclusivo e il 47% talvolta. Solo il 41% ha utilizzato esclusivamente il servizio pubblico. Questo dato solleva interrogativi sulla sostenibilità del sistema sanitario nazionale e sulla sua capacità di garantire cure gratuite e accessibili a tutti, soprattutto alle fasce più fragili della popolazione.

La fotografia scattata dall’Istituto Superiore di Sanità in vista della Giornata Internazionale dell’Anziano è quella di un’Italia che prova a rialzarsi dopo la pandemia, ma che deve ancora fare i conti con disuguaglianze profonde. L’invecchiamento della popolazione impone una riflessione seria e urgente sulle politiche sanitarie e sociali, affinché nessuno sia costretto a rinunciare alle cure per motivi economici o geografici. La salute, soprattutto in età avanzata, non può essere un privilegio, ma un diritto garantito.

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