La raccolta firme per avviare una legge di iniziativa popolare a quota 25mila adesioni. Mobilitazione finalizzata a rincarare il prezzo del tabacco, ridimensionare i consumi voluttuari e salvare migliaia di vite
Il concetto di prevenzione primaria è il cardine su cui poggiano le politiche sanitarie delle nazioni più avanzate, configurandosi non solo come uno strumento di tutela della vita umana, ma come una necessità strutturale per la tenuta dei sistemi di welfare. In un’epoca caratterizzata dall’invecchiamento della popolazione e dall’aumento delle patologie croniche, la capacità di una società di intervenire sui determinanti di salute e sui comportamenti individuali prima che insorga la malattia definisce il grado di civiltà e di lungimiranza delle sue istituzioni. Modificare le abitudini radicate richiede tuttavia un approccio multidisciplinare che sappia coniugare l’educazione sanitaria a interventi normativi ed economici capaci di generare un impatto reale e misurabile sulla quotidianità dei cittadini. In questo senso, le barriere economiche all’accesso di prodotti potenzialmente nocivi si sono dimostrate, in diversi contesti internazionali, una delle leve più potenti per orientare le scelte collettive verso stili di vita salutari e sostenibili.
La lotta al tabagismo si conferma oggi il pilastro fondamentale di queste politiche. L’evidenza scientifica in merito è ormai schiacciante: il fumo rimane la principale causa evitabile di malattia e morte a livello globale, con un impatto sanitario, sociale ed economico che continua a gravare pesantemente sulle comunità. Gli interventi di sanità pubblica più efficaci sono proprio quelli capaci di modificare i comportamenti attraverso misure strutturali, come l’aumento dei prezzi dei prodotti da tabaccheria. Attualmente, anche in Italia, il mondo scientifico sta manifestando una compattezza senza precedenti per sostenere un deciso cambio di passo attraverso una proposta di legge che punta dritto al cuore del problema.
A un mese dal suo lancio ufficiale, la campagna denominata “Cinque euro contro il fumo” ha già tagliato un traguardo significativo. Sono infatti 25mila le firme raccolte sulle 50mila necessarie per presentare al Parlamento una proposta di legge d’iniziativa popolare che prevede un incremento di 5 euro sul costo di tutti i prodotti da fumo e da inalazione di nicotina. L’iniziativa è promossa da un fronte autorevole composto da Associazione Italiana di Oncologia Medica, insieme a Fondazione AIRC per la ricerca sul cancro, Fondazione Umberto Veronesi e Fondazione AIOM. Si tratta di una mobilitazione che sta registrando un’adesione trasversale da parte della comunità scientifica e delle istituzioni sanitarie, permettendo a ogni cittadino maggiorenne di sottoscrivere la proposta digitalmente tramite la piattaforma del Ministero della Giustizia.
I numeri che descrivono l’impatto del tabacco in Italia sono drammatici e restituiscono la dimensione di una vera emergenza nazionale. Le statistiche quantificano in circa 93.000 i decessi annuali legati al consumo di bionde. Ogni singola sigaretta fumata riduce l’aspettativa di vita di circa 20 minuti, e chi mantiene questa abitudine per l’intera esistenza perde in media dieci anni di vita. Nonostante l’introduzione di normative sempre più restrittive negli ultimi anni, quasi un quarto della popolazione adulta italiana non abbandona il vizio, e il dato più preoccupante riguarda le nuove generazioni, con il 10% degli under 19 che si dichiara già fumatore regolare, esponendosi al rischio concreto di trascinare questa dipendenza per i decenni a venire.
I rappresentanti dell’Associazione Italiana Oncologia Medica, della Fondazione AIRC, della Fondazione Umberto Veronesi e della Fondazione AIOM sottolineano come questa sia la prima campagna di raccolta firme per una proposta di legge di iniziativa popolare interamente realizzata da società scientifiche. I promotori definiscono l’iniziativa una vera e propria battaglia di civiltà, che in poche settimane ha raccolto il sostegno di 42 società scientifiche e 22 associazioni e fondazioni. Il consenso è vastissimo e include centri di eccellenza clinica come l’Humanitas, il Pascale di Napoli, l’Istituto Nazionale Tumori di Milano e l’Istituto Oncologico Veneto, oltre al supporto dei cardiologi, degli pneumologi e dei ginecologi italiani. Gli organizzatori si dicono orgogliosi dello straordinario risultato ottenuto finora, interpretandolo come un segno tangibile della sensibilità dei cittadini verso il ruolo della prevenzione, ma chiedono ora un ulteriore sforzo collettivo per raggiungere la soglia delle 50.000 firme.
Il contesto economico gioca un ruolo chiave in questa dinamica. Attualmente il prezzo delle sigarette in Italia rimane tra i più bassi d’Europa, un fattore che agevola la diffusione del tabagismo specialmente tra i più giovani. Sebbene le leggi introdotte negli ultimi decenni, dal divieto nei locali pubblici alle limitazioni pubblicitarie, abbiano contribuito a una lieve flessione del numero di fumatori, esse non appaiono più sufficienti per invertire drasticamente la tendenza. Le associazioni promotrici riconoscono che tali norme sono state fondamentali per la tutela della salute collettiva, ma spiegano che per ridurre in modo sostanziale il numero dei tabagisti è ora necessario intervenire sulla leva economica, ricalcando i modelli che hanno già dato ottimi frutti all’estero.
Le proiezioni statistiche elaborate dagli esperti sono estremamente eloquenti. Un rincaro di cinque euro potrebbe portare a una contrazione dei consumi pari al 37% nel medio periodo, abbattendo drasticamente l’incidenza delle patologie fumo-correlate. Oltre al beneficio clinico, l’incremento delle entrate fiscali deriverebbe risorse preziose per il Servizio Sanitario Nazionale, il quale ogni anno deve far fronte a costi diretti e indiretti vicini ai 26 miliardi di euro per curare le malattie derivanti dal tabacco.
È opportuno ricordare che il tabacco non rappresenta solo la principale causa prevenibile di cancro al polmone, ma è direttamente collegato ai tumori del cavo orale, della gola, dell’esofago, del pancreas, del colon, della vescica, della prostata e del rene. A questo si aggiunge il carico delle patologie respiratorie non neoplastiche, come l’asma e la broncopneumopatia cronica ostruttiva, oltre al suo ruolo determinante nelle malattie cardiovascolari. Ancora troppi cittadini fumano, concludono congiuntamente AIOM, Fondazione AIRC e Fondazione Veronesi, ribadendo che il consumo di tabacco rimane il nemico numero uno della salute pubblica. La campagna si inserisce quindi in un percorso che mira a proteggere le nuove generazioni e a costruire una società più consapevole, dove la possibilità di salvare migliaia di vite diventi finalmente una realtà concreta.




