Farmaci equivalenti, la Sardegna è fra le regioni che ne consuma di più, ma serve abbattere le barriere culturali ancora esistenti

Cagliari è la terza tappa della road map ‘Il ruolo sociale del farmaco equivalente – Call to action”, organizzata da Motore Sanità con il contributo incondizionato di Teva, che ha l’obiettivo di accrescere la consapevolezza sul ruolo sociale del farmaco equivalente, quale opportunità di cura valida per il cittadino e opportunità di sostenibilità per il nostro Servizio sanitario nazionale. Necessario ampliare la penetrazione del farmaco equivalente nel mercato a brevetto scaduto.

Nonostante tutti gli sforzi fatti, a livello nazionale che regionale, il consumo di farmaci equivalenti è ancora molto basso rispetto ai quelli brand. L’Italia in confronto ad altri paesi europei è fra le nazioni che ne fanno minor utilizzo, anche se in media nazionale la Sardegna è fra le regioni che ne consuma di più rispetto a quelle del sud che, anche se meno ricche rispetto a quelle del nord, investono più soldi in farmaci equivalenti.

“I farmaci equivalenti rappresentano un’opportunità irrinunciabile per la sostenibilità del SSN, chiamato sempre più spesso a sostenere l’importante onere associato alle terapie farmacologiche innovative, garantendo al contempo l’efficacia e la sicurezza dei trattamenti farmacologici” ha spiegato Alessandra Mura, Coordinatrice Settore Politiche del Farmaco Regione Sardegna. “Nel contesto italiano, la Sardegna presenta importanti criticità di sostenibilità della spesa farmaceutica. Negli ultimi anni è aumentata la spesa convenzionata, tanto da sforare il tetto del 6,8%, così come è aumentata la spesa per la distribuzione per conto, oltre a quella ospedaliera. La Sardegna presenta consumi e spesa per farmaci equivalenti allineati alla media nazionale, il livello della compartecipazione dei cittadini è tuttavia troppo alto, se si esamina in relazione al reddito pro capite.

“All’interno del territorio sardo – ha aggiunto Mura – ci sono rilevanti differenze tra la spesa in compartecipazione nelle diverse ASL, di conseguenza in alcuni territori il tema dell’aderenza terapeutica, di per sé rilevante, si pone con maggior forza. I possibili interventi per ampliare l’utilizzo dei farmaci equivalenti sono prevalentemente concentrati su formazione, sensibilizzazione e promozione. Eventi come quello odierno mirano a costruire relazioni e alleanze tra gli stakeholders che mirano ad ottenere un obiettivo comune, rendere l’accesso alle cure democratico e sostenibile”.

“Come Federfarma, esprimo grande soddisfazione per il lavoro costante e capillare che le farmacie stanno svolgendo nel promuovere una corretta informazione sui farmaci equivalenti, spiegando ai pazienti che l’impiego di questi medicinali offre la stessa efficacia e sicurezza dei farmaci di marca, a un prezzo inferiore” ha spiegato Maria Pia Orrù, Presidente Federfarma Cagliari. “Grazie al dialogo diretto con i cittadini, alla diffusione di materiale informativo e alla disponibilità all’ascolto in farmacia, si sta contribuendo a superare diffidenze infondate, favorendo una scelta consapevole. Questo approccio ha ricadute positive sia per i pazienti, che possono risparmiare senza compromettere la propria salute, sia per il sistema sanitario regionale, che vede ridotti i costi sostenuti per l’acquisto dei farmaci. Un impegno, quello delle farmacie, che merita sostegno e valorizzazione, perché orientato al benessere collettivo e alla sostenibilità del servizio sanitario”.

“All’interno delle prescrizioni che quotidianamente svolgono i medici di Medicina Generale, sicuramente i farmaci equivalenti sono una importante alternativa prescrittiva” ha dichiarato Carlo Piredda, Segretario Regionale SIMG Sardegna. “Questi, infatti, rappresentano un’opzione di trattamento sostenibile, accessibile e di qualità sia per i per i pazienti che per gli operatori sanitari. L’utilizzo di questi farmaci consente infatti di favorire la sostenibilità delle cure per il sistema sanitario nazionale riducendo la compartecipazione alla spesa per i pazienti. Queste risorse risparmiate, soprattutto in questo periodo storico, possono essere utilizzate dai cittadini per investire in prevenzione e in altri bisogni di cura”.

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