Il pediatra ai genitori: “Seguite i siti ufficiali di pediatria per ricevere le risposte che cercate, no Doctor Google”

Un rapporto basato sui cardini di una corretta comunicazione, fondata sull’ascolto, l’accoglienza e l’abbattimento delle barriere culturali, permette di costruire un rapporto fiduciario tra pediatra, genitori e piccolo paziente. In occasione del tavolo sulla pediatria, con focus comunicazione e appropriatezza prescrittiva, organizzato da Motore Sanità il 30 novembre a Catania, Mondosanità ha intervistato Domenico Careddu, segretario nazionale all’organizzazione della Federazione italiana medici pediatri (Fimp), per capire perché è così importante costruire questo rapporto fiduciario.

“Ci vuole del tempo per farlo” come spiega il dottor Careddu. “Questo rapporto deve fare in modo che il pediatra di famiglia diventi il referente per i genitori. Infatti, un pediatra che segue i suoi assistiti conoscendoli uno per uno e riservando loro le attenzioni che meritano in base alla situazione clinica da affrontare permette di costruire un rapporto fiduciario solido”.

“Un rapporto solido significa non solo potere affrontare in modo consapevole varie situazioni, come la febbre (che spaventa sempre molto i genitori quando fa capolino) ma evita anche di intraprendere “terapie fai da te” (fenomeno diffuso e che rischia di comportare l’uso di farmaci inutili, se non dannosi a seconda del quadro clinico da affrontare) o di seguire consigli che non arrivano direttamente dal pediatra di riferimento ma spesso da chat o dal web”.

Inoltre, la relazione deve essere basata su evidenze scientifiche, secondo Domenico Careddu. “Invito perciò i genitori a seguire i siti ufficiali di pediatria e dei propri pediatri, che rappresentano un punto di riferimento di consultazione e di informazione”.

“Il lavoro che facciamo nei confronti delle famiglie – ha concluso il dottor Careddu – è sempre di grande attenzione e finalizzato a dare degli imput corretti, soprattutto di tipo preventivo rispetto, laddove è possibile, a situazioni cliniche pericolose o che possono compromettere anche la qualità di vita futura del bambino”. 

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