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La nutrizione artificiale e l’importanza della rete di supporto per i pazienti

Intervista a Francesco Sofi, Direttore SOD Nutrizione Clinica, Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi, Firenze

Mondosanità ha intervistato Francesco Sofi, Direttore della SOD Nutrizione Clinica presso l’Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi di Firenze, durante la presentazione in Toscana della “Carta dei Diritti dei Pazienti in Nutrizione Artificiale“. L’evento è stato promosso da Motore Sanità e dall’A.N.N.A. (Associazione Nazionale Nutriti Artificialmente), con il patrocinio di ASAND (Associazione Scientifica Alimentazione Nutrizione e Dietetica) e SINPE (Società Italiana di Nutrizione Artificiale e Metabolismo), e con il contributo incondizionato di SAPIO Life, TAKEDA e VIVISOL Home Care Services.

La nutrizione artificiale è una procedura terapeutica essenziale per chi non può alimentarsi naturalmente, fondamentale in casi di malnutrizione, ipercatabolismo, cachessia e necessità di riposo intestinale. Sofi ha sottolineato l’importanza clinica crescente di questo problema: “La malnutrizione, specialmente in ambito oncologico, è una situazione clinica sempre più rilevante. Le aspettative di vita sono aumentate e, di conseguenza, vediamo un maggior numero di casi di malnutrizione grave.

Spesso il paziente muore principalmente a causa della malnutrizione, non tanto per la patologia di base. È cruciale una gestione clinica e territoriale efficace dei pazienti malnutriti che necessitano di nutrizione artificiale. Purtroppo, il percorso attuale è ancora pieno di difficoltà, con i pazienti e i loro caregiver che devono spesso gestire autonomamente le problematiche nutrizionali.

Negli ultimi anni, questa questione è stata trascurata, rendendo fondamentali incontri come questo per capire come organizzare al meglio una rete di supporto per questi pazienti. Una gestione migliore non solo ridurrebbe gli sprechi di risorse sanitarie, ma migliorerebbe anche la cura clinica di questi pazienti complessi. È essenziale creare una rete per garantire una cura domiciliare uniforme e adeguata. L’ospedale deve svolgere il suo ruolo in fase acuta, ma è sul territorio che bisogna organizzare meglio i servizi per offrire un supporto continuo e quotidiano, alleviando il carico gravoso sui caregiver e i familiari”.

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