Il Servizio sanitario nazionale (SSN) in Italia ad oltre cinque anni dalla pandemia, non ha risolto le principali distorsioni della rete assistenziale emerse durante l’emergenza ed è ancora segnato da forti disomogeneità territoriali e nodi gestionali nonostante l’avvio di una fase di consolidamento. Ad accendere i fari sul governo della Salute è la Corte dei Conti, nella relazione sulla gestione dei Servizi sanitari regionali presentata al Parlamento, evidenzia come la spesa sanitaria pubblica sia aumentata da 131,3 a 138,3 miliardi di euro nel triennio 2022-2024, con una crescita del 4,9% rispetto al 2023 con una crescita del 4,9% nel 2024 rispetto al 2023 (5,4% nel 2023 sul 2022).
Il finanziamento pubblico ordinario cresce, seppur si riduce l’incidenza sul Pil, ma la composizione delle risorse varia: aumentano le quote regionali e si riduce il margine di mobilità sanitaria. Persistono divari territoriali e disomogeneità nei risultati di bilancio degli enti SSN. In sintesi, il sistema di finanziamento ha garantito finora la tenuta complessiva ma la sostenibilità richiede miglioramenti gestionali, controllo dei costi del personale e monitoraggio dei debiti verso i fornitori. La Sanità pubblica italiana prova insomma con difficoltà a lasciarsi alle spalle la fase più critica del post pandemia, ma le fragilità strutturali restano evidenti.
Persistono dunque forti disuguaglianze nell’erogazione dei Livelli essenziali di assistenza (LEA), e un marcato divario tra Nord e Sud. Cresce inoltre la spesa privata: la spesa sanitaria complessiva in Italia ha raggiunto nel 2024 la quota 185 miliardi di euro di cui il 74 per a carico della pubblica amministrazione e assicurazioni obbligatorie, il 22 per cento a carco dei binaci delle famiglie e il 3 per cento a valere su regimi volontari. Una quota privata elevata nel confronto europeo, che secondo la Corte rischia di indebolire l’universalità dell’accesso alle cure. Tra i principali nodi da sciogliere ci sono la carenza di personale e la sostenibilità dei nuovi farmaci. Sul primo fronte dito puntato sulla precarizzazione del personale, con un crescente ricorso a contratti flessibili e gettonisti che incidono anche sui costi dei servizi. Spia rossa accesa anche sul versante farmaceutico in cui la spesa 2024 ha superato il tetto programmato fissato al 15,3% della torta dei finanziamenti del Fondo sanitario nazionale. Rafforzare la governance, accelerare gli investimenti e stabilizzare il personale le leve suggerite su cui agire. Ma occorre anche ridurre i divari regionali per garantire l’equità di accesso alle cure, migliorare l’efficienza e trasformare le risorse disponibili in servizi migliori e più equi.
Sul fronte del Pnrr, Missione 6 Salute, a fine 2024 risultava completato il 41 per cento degli obiettivi, mentre il restante 59 per cento dovrà essere chiuso tra il 2025 e il 2026. Le Case e gli ospedali di Comunità rappresentano l’asse centrale della riforma ma i controlli hanno evidenziato ritardi nei lavori e difficoltà nel reperire personale sanitario e tecnico, fattore che rischia di rallentare l’operatività delle nuove strutture.
Sono previste 1.038 Case della Comunità (2 miliardi di euro) e almeno 307 Ospedali di Comunità (1 mld), cardini della riorganizzazione territoriale. Il monitoraggio mostra ritardi nell’avvio dei lavori e difficoltà di reclutamento del personale, ma i progetti attivati indicano buone pratiche di integrazione sociosanitaria. In sintesi, la rete di prossimità rappresenta l’asse strategico per il nuovo SSN, ma la piena operatività dipenderà da tempi di attuazione e copertura di personale sanitario e para-sanitario.
Uno dei corollari della relazione riguarda le previsioni 2025-2028: secondo le stime del Mef la spesa sanitaria crescerà fino a 155,6 miliardi di euro nel 2028 con tasso medio di incremento del 3,7% annuo. L’incidenza sul Pil resterà stabile (6,3%-6,4%), ma la sostenibilità dipende dal contenimento della spesa previdenziale che assorbe il 68% della spesa per welfare e dall’evoluzione demografica. La spesa per protezione sociale (606,7 mld, 27,6% del Pil) mostra una ricomposizione qualitativa: calano gli interventi emergenziali e aumentano i fondi strutturali (salute mentale, disabilità, giovani). In sintesi, il welfare italiano entra in una fase di riassestamento, con la Sanità ancora pilastro centrale ma sotto pressione. Le sfide principali? Efficienza allocativa e qualità della spesa.




