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La violenza di genere al tempo del Covid

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Nei 10 mesi dall’inizio della pandemia sono morte circa 90 donne. L’isolamento sociale ha fatto si che molto spesso le donne vittime della violenza di genere si ritrovino anche per lunghissimi periodi prigioniere in casa con i propri aguzzini. I numeri  in Italia sono quindi allarmanti e richiedono l’attenzione di tutti.

Molto spesso le prime istituzioni che possono aiutare queste donne sono i medici e gli infermieri che lavorano nei pronto soccorso, però altrettanto spesso il personale non riesce a riconoscere gli indicatori di una donna vittima di violenza.

Il pronto soccorso – spiega Mario Guarino, Segretario Nazionale SIMEU)è quasi sempre il primo punto dove le donne vittime di violenza vengono a chiedere aiuto, perché molto spesso i pronti soccorso sono le uniche porte aperte 24 ore al giorno, una vera e propria luce di soccorso  per accogliere i loro problemi.

Grazie alle linee guida nazionali del 2017 il personale sa cosa fare in questi casi, ma il problema della violenza di genere è enorme, i numeri che noi conosciamo rappresentano solo una piccola parte di un problema che per la maggior parte delle volte rimane nascosto alle istituzioni. Questo lo notiamo – prosegue l’esperto – dai numeri che crescono in pronto soccorso.

Molte donne hanno il coraggio di denunciare anche grazie alla numerose campagne di sensibilizzazione, ma resta ancora moltissimo da fare”. Un fattore molto importante e su cui è ancora necessario lavorare resta la comunicazione nei confronti delle vittime, che fin troppo spesso non sono a conoscenza di tutti gli aiuti e il supporto di cui possono disporre.

Dr. Guarino esistono dei gruppi che prendono in carico queste donne?

Le linee nazionali lo prevedono. A prendersi cura di queste donne devono essere dei gruppi multidisciplinari che comprendano anche un supporto psicologico. Perché il referto medico del pronto soccorso serve a identificare il danno fisico riscontrato dalla donna mentre è necessario anche un referto psicologico, fondamentale per fotografare anche la violenza mentale subita da queste donne, violenza che può causare danni psicologici anche molto gravi e che richiedono anni di cure per guarire”.

Violenza fisica e psicologica sono quindi delle costanti?

Ogni femminicidio è accompagnato da violenza psicologica. Non sempre invece il femminicidio è preceduto da violenza fisica, anche per questo è molto importante una valutazione psicologica delle donne che chiedono aiuto”.

I numeri sono in costante aumento, la causa può essere che sempre più donne denunciano?

I numeri di donne che denunciano le violenze sono in aumento anche grazie al lavoro incredibili che medici e infermieri fanno. Sempre più personale si forma per affrontare questo genere di situazioni ed una maggiore competenza quindi comporta anche un maggior numero di casi che vengono alla luce”.

I numeri sono in aumento nel periodo pandemico, perché?

“La convivenza forzata tra vittime e carnefice ha portato a questo. Questo tipo di violenza però non avviene sempre nell’ambito della casa ma nell’ambito di una relazione, ma è ovvio che quando la relazione si svolge chiusa in un appartamento non si svolge soltanto la violenza psicologica ma molto spesso si sfocia nella violenza fisica e nella violenza economica.

La violenza economica è peggiorata con la pandemia?

“Immaginate quante donne a causa della pandemia hanno perso o hanno dovuto lasciare il lavoro e quindi soggiacere al partner violento. Questo anche quando non è collegato alla violenza fisica può generare nelle vittime un malessere e delle patologie che si sviluppano nel corso degli anni. Quindi quando si parla di violenza di genere non si deve solo investire per evitare i femminicidi ma bisogna agire a 360° sulla salute e sul benessere delle donne”.

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