Malattia di Crohn, 15mila pazienti in Emilia Romagna. La casistica dell’ospedale di Sant’Orsola

La malattia di Crohn colpisce l’apparato digerente causando infiammazione e sofferenza cronica a livello intestinale. Sebbene non si conosca ancora la causa esatta della malattia, si stima che in Italia circa 100mila persone ne siano affette, con un esordio generalmente nella fascia d’età compresa tra i 15 e i 40 anni. Tuttavia, la malattia può manifestarsi a qualsiasi età. I sintomi variano da paziente a paziente, ma includono diarrea cronica, dolore addominale, perdita di peso e affaticamento, con un impatto significativo sulla qualità della vita.

Il trattamento della malattia di Crohn è complesso e richiede un approccio multidisciplinare. Le opzioni terapeutiche includono farmaci anti-infiammatori, immunosoppressori e terapie biologiche, ma non tutti i pazienti rispondono adeguatamente a questi trattamenti. In effetti, fino al 40% dei pazienti non risponde ai farmaci inibitori del TNF, un tipo di terapia biologica frequentemente utilizzata. Anche tra coloro che iniziano un trattamento con successo, circa il 50% perde i benefici nel primo anno.

In Emilia Romagna, circa 15mila pazienti soffrono di malattia di Crohn, di cui 7mila sono seguiti presso il Policlinico S. Orsola di Bologna. La regione ha visto un incremento nell’incidenza della malattia, con un numero sempre crescente di casi clinici complessi che necessitano di trattamenti personalizzati. Paolo Gionchetti, Professore Ordinario di Medicina Interna e Direttore del Servizio di Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali presso l’IRCCS Azienda Ospedaliero Universitaria Policlinico S. Orsola di Bologna, sottolinea l’importanza di avere a disposizione opzioni terapeutiche innovative come il mirikizumab, che offre nuove speranze a chi ha già provato altri trattamenti senza successo.

Recentemente, Lilly ha annunciato che la Commissione Europea ha approvato il mirikizumab, un antagonista dell’interleuchina-23p19 (IL-23p19), per il trattamento della malattia di Crohn in fase attiva da moderata a grave nei pazienti adulti che non hanno ottenuto risposte adeguate dai trattamenti convenzionali o biologici. Questa approvazione segue quella del 2024 da parte dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) per l’uso del mirikizumab nella colite ulcerosa attiva.

La terapia attenua l’infiammazione del tratto gastrointestinale prendendo di mira una proteina specifica, l’interleuchina-23p19, che è un fattore chiave dell’infiammazione intestinale nella malattia di Crohn. La sua introduzione rappresenta un significativo passo avanti nella gestione della malattia, poiché offre una nuova opzione terapeutica mirata che può migliorare significativamente la qualità della vita dei pazienti.

I dati clinici provenienti da studi randomizzati controllati con placebo, come il VIVID-1, hanno evidenziato l’efficacia del mirikizumab. Nel corso di questo studio, il 54,1% dei pazienti trattati ha mostrato una remissione clinica rispetto al 19,6% nel gruppo placebo. Inoltre, il 48,4% dei pazienti ha presentato una guarigione visibile del rivestimento intestinale, contro il 9% del gruppo di controllo. Tali risultati sono stati ulteriormente confermati nello studio VIVID-2, che ha mostrato che oltre l’80% dei pazienti che avevano raggiunto una risposta endoscopica dopo un anno ha mantenuto i risultati anche dopo due anni di trattamento.

La molecola, oltre a rivolgersi ai pazienti naïve, si dimostra efficace anche per quanti hanno già sperimentato senza successo altre terapie avanzate. La possibilità di ottenere una remissione clinica e una risposta endoscopica duratura rappresenta una bella novità nel trattamento della malattia di Crohn. “È un’opzione terapeutica con un profilo di efficacia e sicurezza ottimo”, afferma il professor Gionchetti, evidenziando l’importanza di trattamenti personalizzati nella malattia di Crohn.

Elias Khalil, Presidente e Amministratore Delegato di Lilly Italia, ha dichiarato da parte sua: “Questa approvazione rappresenta un’importante opportunità per migliorare la qualità di vita dei pazienti con malattia di Crohn. Il nostro impegno è quello di offrire soluzioni terapeutiche innovative e sicure, collaborando con la comunità scientifica per rispondere ai bisogni insoddisfatti di chi convive con questa patologia”.

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