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Medici del territorio e Covid

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I medici di medicina generale e ospedalieri sin dagli inizi di questa pandemia si sono trovati in prima linea per aiutare la popolazione.

Questa categoria però molto spesso ha dovuto mettere a repentaglio la propria salute e la propria vita per mettersi al servizio della collettività dovendo superare lungaggini burocratiche e mancanza di un supporto veloce e decisivo da parte delle istituzioni regionali e nazionali.

Sono infatti quasi 300 i medici morti dall’inizio della pandemia, invece dall’inizio della seconda ondata sono già morti oltre 30 medici ospedalieri e del territorio.

“Nella storia – afferma Giovanni Leoni, Vicepresidente FNOMCeO e Presidente OMCeO Venezia – mai era successa una cosa del genere per i medici che prestavano assistenza. Questa situazione era ben prevedibile la scorsa estate quando fu posta la problematica delle discoteche e della movida – prosegue l’esperto – con la successiva chiusura di ferragosto.

In quel periodo l’Italia era ancora area bianca, ma si iniziavano a registrare i cluster di ritorno, poi a settembre e ottobre l’impennata della curva epidemica superando poi i periodi peggiori della prima ondata”.

“Il Covid-19 – sottolinea Leoni – è una battaglia che va combattuta sul territorio, perché gli ospedali non possono curare tutti”. Le scene di settembre e ottobre con gli ospedali pieni e le code chilometriche per sottoporsi a un tampone sono una riprova di come la pandemia vada gestita non solo dai nosocomi.

Inoltre il Covid-19 non è l’unico malanno da curare, e non si possono trascurare le altre centinaia di migliaia di persone che richiedono assistenza medica. “Tutte le emergenze devono aver una cura – spiega Leoni – ma sono state rimandate tutte le attività sanitarie rimandabili”.

La seconda ondata per i medici sta comportando anche uno sforzo maggiore per medici perché dopo un anno di pandemia ed un personale sempre più ridotto la stanchezza inizia ad essere un fattore allarmante.

Ovviamente – afferma Leoni – anche per quanto riguarda gli MMG al lavoro normale di cura dei pazienti si sono aggiunte tutta una serie di procedure, come tamponi e vaccinazioni, che mettono ancora più sforzo i medici”.

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