Dal mieloma multiplo alle leucemie e linfomi, dal carcinoma del polmone ai tumori genito-urinari. Johnson & Johnson mette la ricerca al servizio dei pazienti. Terapie mirate e trattamenti per fasi precoci di malattia
L’impegno più che trentennale di Johnson & Johnson nell’area onco-ematologica si riflette in un portafoglio di opzioni terapeutiche innovative e in una pipeline sempre in evoluzione per rispondere ai bisogni clinici ancora insoddisfatti dei pazienti e garantire loro una migliore aspettativa e qualità di vita. I progressi della ricerca scientifica hanno portato a importanti passi in avanti nel trattamento dei tumori: da quelli ematologici, come il mieloma multiplo e la leucemia, a quelli solidi, come il tumore del polmone e dell’apparato genito-urinario. In occasione di un incontro organizzato da Johnson & Johnson si è parlato degli ultimi sviluppi in onco-ematologia e delle prospettive future. Hanno portato le loro testimonianze: Alberto Briganti, Ordinario di Urologia presso l’Università Vita-Salute San Raffaele, vicedirettore dell’Istituto di Ricerca Urologico (URI) e direttore del Programma di Chirurgia Robotica del Dipartimento di Urologia dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano; Alessandro Corso, Direttore UOC di Ematologia, Ospedale di Legnano, ASST Ovest Milanese; Diego Cortinovis, Direttore della struttura complessa di Oncologia Medica presso la Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori di Monza e Professore Associato di Oncologia presso il Dipartimento di Medicina e Chirurgia, Università degli Studi di Milano-Bicocca; Giacomo Loseto, Dirigente Medico della UOC di Ematologia e Terapia Cellulare dell’IRCCS Oncologico di Bari e Coordinatore del TEAM Multidisciplinare dei linfomi e delle sindromi linfoproliferative croniche; Annalisa Mandorino, Segretaria generale di Cittadinanzattiva; Alessandra Baldini, Direttrice medica, Innovative Medicine, Johnson & Johnson Italia.
In oncologia, l’innovazione è un movimento continuo, fatto di intuizioni, tentativi, fallimenti, scoperte e soprattutto di una domanda che ritorna ogni giorno: come trasformare ciò che la scienza rende possibile in qualcosa che migliori davvero la vita delle persone. È in questa tensione tra ricerca e impatto reale che si colloca la visione di Johnson & Johnson, impegnata da oltre trent’anni a immaginare un futuro in cui il cancro possa essere intercettato prima, trattato meglio e, un giorno, forse superato. L’idea che guida questa traiettoria è semplice nella sua ambizione: l’innovazione ha valore solo quando arriva ai pazienti. Significa anticipare i trattamenti nelle fasi più precoci della malattia, combinare farmaci con meccanismi d’azione complementari, cercare nuovi bersagli terapeutici e costruire percorsi sempre più personalizzati. È una visione che si traduce in strategie di ricerca e sviluppo orientate a intervenire prima che la patologia evolva in forme più gravi, con l’obiettivo di migliorare non solo gli esiti clinici, ma anche la qualità della vita.
«Da oltre trent’anni Johnson & Johnson contribuisce a rispondere ai bisogni di cura ancora insoddisfatti dei pazienti oncologici», ricorda Alessandra Baldini, Direttrice medica di Innovative Medicine in Johnson & Johnson Italia. Le sue parole restituiscono un senso di missione che va oltre la dimensione clinica. «Lavoriamo per essere ogni giorno un passo avanti al cancro, intercettandolo sempre più precocemente, con la speranza che un giorno si possa arrivare a parlare di cura». Per Baldini, investire nella ricerca e nella prevenzione significa creare valore non solo per i pazienti, ma per l’intera società. «La salute non è una spesa, ma uno dei principali motori del progresso sociale e della prosperità a lungo termine. Il nostro obiettivo è diventare la prima azienda al mondo entro il 2030 in onco‑ematologia». Questa visione si inserisce in un contesto in cui il cancro è sempre più la grande questione sanitaria del nostro tempo. In Italia, nel solo 2025, sono stati registrati 390 mila nuovi casi e quasi quattro milioni di persone convivono con una diagnosi oncologica. Numeri che raccontano l’urgenza di terapie più efficaci, più tollerabili e più accessibili. Il portfolio di Johnson & Johnson riflette questa complessità: dal mieloma multiplo alla leucemia e ai linfomi per l’onco‑ematologia, fino ai tumori del polmone e ai tumori genito‑urinari nell’oncologia solida. L’obiettivo è costruire una medicina che si adatti al paziente, e non il contrario. Una medicina di precisione che tenga insieme efficacia, sostenibilità e qualità della vita.
La spinta alla ricerca è testimoniata anche dalla presenza dell’azienda ai congressi ASCO ed EHA, dove quest’anno sono stati presentati oltre cinquanta abstract tra studi clinici e dati di real‑world. È un segnale della vitalità di un settore che continua a evolvere, ma che deve fare i conti con sfide altrettanto concrete: sostenibilità, equità di accesso, organizzazione dei percorsi di cura. Su questo fronte, il ruolo del terzo settore diventa decisivo. «Oggi una delle sfide principali è assicurare che ogni paziente possa accedere alle terapie innovative in modo rapido ed equo, indipendentemente dal territorio dove vive», osserva Annalisa Mandorino, Segretaria Generale di Cittadinanzattiva. La sua riflessione mette in luce un nodo cruciale: la capacità del sistema di offrire un percorso fluido sin dal primo momento. «Per garantire una reale equità di accesso è indispensabile lo sviluppo delle Reti Oncologiche Regionali e l’accesso uniforme ai test diagnostici molecolari, fondamentali per personalizzare le terapie». È un invito a costruire un ecosistema in cui innovazione e organizzazione procedano insieme.
L’impegno di Johnson & Johnson nei tumori ematologici
Nel mieloma multiplo, J&J ha già portato quattro terapie con meccanismi d’azione differenti, disponibili in linee di trattamento sempre più precoci: daratumumab, primo anticorpo anti‑CD38 ora rimborsato anche alla diagnosi; gli anticorpi bispecifici teclistamab e talquetamab; e ciltacabtagene autoleucel, l’unica CAR‑T approvata dalla seconda linea. I dati più recenti, presentati ai congressi internazionali, mostrano come l’associazione di questi farmaci possa aprire nuove possibilità terapeutiche.
«Negli ultimi vent’anni il trattamento del mieloma multiplo ha vissuto una trasformazione molto significativa», ricorda Alessandro Corso, Direttore dell’UOC di Ematologia dell’Ospedale di Legnano. «Da malattia mortale è diventata, per molti pazienti, una malattia sempre più controllabile. Le CAR‑T e gli anticorpi bispecifici hanno ampliato le possibilità terapeutiche, con un’attenzione particolare alla qualità di vita. Oggi non parliamo più solo di prolungare la sopravvivenza, ma di raggiungere una cura funzionale».
Anche nella leucemia linfatica cronica e nel linfoma mantellare la ricerca sta cambiando il paradigma terapeutico. Ibrutinib, primo inibitore della tirosin‑chinasi di Bruton, ha aperto la strada a trattamenti domiciliari e a durata fissa. «Nella gestione della leucemia linfatica cronica stiamo assistendo a un vero cambio di paradigma», spiega Giacomo Loseto, Dirigente Medico dell’IRCCS Oncologico di Bari. «Grazie ai regimi a durata fissa, possiamo ottenere risposte profonde e durature e sospendere il trattamento dopo un periodo stabilito, restituendo tempo e qualità di vita alle persone».
L’impegno di Johnson & Johnson nei tumori solidi
In oncologia, i tumori solidi rappresentano un territorio in cui la ricerca sta cambiando il modo stesso di pensare la cura. Non più un approccio uniforme, ma una trama complessa fatta di alterazioni genetiche, caratteristiche molecolari, condizioni cliniche e fattori ambientali che definiscono la malattia in ogni singolo paziente. È in questo spazio, dove la biologia incontra la tecnologia e la clinica si intreccia con la personalizzazione, che si colloca l’impegno di Johnson & Johnson. La possibilità di identificare mutazioni specifiche, di leggere il comportamento del tumore attraverso il suo profilo molecolare e di valutare l’interazione con l’ambiente e lo stile di vita ha aperto la strada a trattamenti sempre più mirati. È un cambiamento che si vede con particolare chiarezza nel tumore del polmone, una delle neoplasie più complesse e più eterogenee.
«La ricerca scientifica sta rispondendo alla natura eterogenea del tumore al polmone sviluppando percorsi terapeutici mirati e diversificati», spiega Diego Cortinovis, Direttore dell’Oncologia Medica della Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori di Monza. La sua descrizione restituisce l’immagine di un tumore che non è mai uguale a se stesso: «Questi percorsi tengono conto non solo della genetica individuale, ma anche di fattori legati all’ecosistema quali microbioma, ambiente e stile di vita». È un approccio che sta trasformando la chemioterapia da cardine del trattamento a componente integrativa, grazie allo sviluppo di terapie target capaci di migliorare sopravvivenza e qualità di vita.
Tra le innovazioni più significative c’è l’impiego dell’anticorpo monoclonale bispecifico amivantamab, che riconosce e lega EGFR e MET, in associazione a lazertinib, un inibitore tirosin‑chinasi di terza generazione. «Questa combinazione ha dimostrato di aumentare significativamente l’aspettativa di vita dei pazienti con tumori polmonari EGFR mutati, offrendo al contempo uno schema di trattamento privo di chemioterapia», sottolinea Cortinovis. L’arrivo della formulazione sottocutanea di amivantamab aggiunge un ulteriore tassello: «Ha dimostrato efficacia e una maggiore maneggevolezza nella somministrazione, con un beneficio concreto in termini di qualità di vita. È la sintesi del principio di cura personalizzata a 360 gradi».
Anche nei tumori dell’apparato genito‑urinario la ricerca sta aprendo nuove possibilità. Johnson & Johnson sta lavorando su due fronti: il carcinoma uroteliale e il tumore della prostata. Nel primo caso, l’attenzione è rivolta a erdafitinib, la prima terapia target per i tumori uroteliali metastatici con mutazioni del fattore di crescita dei fibroblasti. Nel secondo, l’innovazione passa attraverso farmaci diretti contro mutazioni BRCA – come la compressa a doppia azione a base di niraparib e abiraterone acetato – e attraverso gli inibitori del recettore degli androgeni, come apalutamide, utilizzabile sia nella malattia ormono‑sensibile sia in quella resistente alla castrazione.
«Negli ultimi vent’anni abbiamo assistito a una vera e propria rivoluzione nel trattamento del tumore della prostata», osserva Alberto Briganti, Professore Ordinario di Urologia all’Università Vita‑Salute San Raffaele. La sua analisi restituisce un quadro in movimento: «Oggi possiamo fare affidamento su un approccio multidisciplinare che combina chirurgia, radioterapia e nuovi farmaci, adattando il percorso di cura alle caratteristiche di ciascun paziente». Lo studio Proteus, presentato al Congresso ASCO, va proprio in questa direzione. «Sostiene la necessità di un approccio perioperatorio che integri apalutamide al trattamento chirurgico e di un trattamento sempre più precoce, con un potenziale miglioramento degli esiti a lungo termine. È una prospettiva che potrebbe ridefinire la gestione dei pazienti con malattia localizzata aggressiva».
La ricerca nei tumori solidi non è solo un esercizio scientifico, ma un tentativo di riscrivere il destino di malattie che per anni hanno lasciato poche possibilità. È un lavoro che richiede tempo, investimenti, collaborazione tra discipline e una visione capace di tenere insieme innovazione e sostenibilità. Johnson & Johnson si muove in questa direzione, con l’obiettivo di portare ai pazienti terapie sempre più precoci, più mirate e più tollerabili. Ed è proprio in questa tensione tra ciò che la scienza scopre e ciò che la clinica può offrire che si gioca il futuro dell’oncologia: un futuro in cui ogni paziente possa trovare una risposta costruita su misura, e in cui l’innovazione non sia un concetto astratto, ma una possibilità concreta di cura.




