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Torino, il cuore smette di battere e non riparte. Lo salvano con la circolazione extracorporea

Alle Molinette un uomo di 47 anni ha superato un arresto cardiaco refrattario alle manovre rianimatorie grazie a un programma avanzato di supporto Ecmo. La sopravvivenza sale al 50% nei casi trattati con questa tecnica



L’arresto cardiaco improvviso è una delle emergenze più drammatiche della medicina d’urgenza. Quando il cuore smette di battere, ogni secondo conta: la sopravvivenza dipende dalla rapidità delle manovre di rianimazione e dalla risposta del cuore ai trattamenti standard. Ma esistono casi in cui il ritmo non riparte nonostante la stimolazione col defibrillatore, il massaggio cardiaco protratto e le altre manovre rianimatorie. Sono gli arresti cardiaci refrattari, tra gli scenari più temuti dai soccorritori, perché storicamente associati a esiti quasi sempre fatali. Negli ultimi anni, però, nuove tecnologie stanno cambiando la storia clinica di questi pazienti.

È quanto accaduto all’ospedale Molinette di Torino, dove un uomo di 47 anni è stato salvato dopo un arresto cardiaco che non rispondeva a nessuna delle cure standard. Il suo cuore è rimasto fermo per quasi un giorno, ma grazie all’Ecmo – una macchina capace di sostituire temporaneamente cuore e polmoni – oggi è vivo e può tornare alla sua vita. L’arresto cardiaco è avvenuto all’improvviso, in casa. La fidanzata, che era presente, ha chiamato i soccorsi e iniziato le manovre di rianimazione, continuando senza sosta fino all’arrivo dell’équipe del 118. Gli operatori hanno proseguito con scariche elettriche, farmaci e massaggio cardiaco, ma il cuore non ripartiva. “È lo scenario più temuto da chi interviene in emergenza: un arresto cardiaco che non risponde alle manovre rianimatorie. In passato, casi come questo avevano un destino segnato”, spiegano dalla Città della Salute e della Scienza. E così il paziente, dopo 45 minuti di rianimazione continua, senza che il cuore avesse mai ripreso un’attività efficace, è stato trasportato alle Molinette. Un tempo lunghissimo, che nella maggior parte dei casi non lascia spazio alla speranza. La causa era un’aritmia maligna, una vera e propria “tempesta elettrica” che manda il cuore fuori controllo e che spesso risulta fatale.

A quel punto i medici hanno deciso di tentare l’ultima possibilità: l’Ecmo, il supporto mediante circolazione extracorporea. Questa tecnologia permette di ossigenare il sangue e mantenerne la circolazione anche quando il cuore è fermo, proteggendo il cervello e gli organi vitali. “Con l’Ecmo il tempo smette di essere solo un nemico”, spiegano i clinici. “Il cuore può riposare, i medici possono intervenire”. La scelta si è rivelata decisiva: l’uomo in arresto cardiaco è sopravvissuto e oggi sta riprendendo le normali attività. Questo caso clinico si inserisce in un programma avanzato attivato alle Molinette negli ultimi due anni (2024‑2025), dedicato proprio ai pazienti colpiti da arresto cardiaco refrattario extraospedaliero. In questo periodo sono stati trattati 16 soggetti, con una sopravvivenza del 50%, contro una media inferiore al 10% nei casi trattati con le sole manovre standard.

L’esito favorevole delle procedure dimostra come l’Ecmo, se utilizzata in centri altamente specializzati e con protocolli dedicati, possa rappresentare una svolta nella gestione degli arresti cardiaci più gravi e refrattari. Una tecnologia complessa, che richiede competenze avanzate e un’organizzazione impeccabile, ma che può trasformare un destino quasi certo in una possibilità concreta di vita. Per la medicina d’urgenza è una ulteriore conferma che innovazione e tempestività possono riscrivere la storia anche nei casi più disperati.

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