Le zoonosi e il paradigma della salute circolare. Che cos’è la prevenzione consapevole

Focolai di Leishmania infantum sono segnalati con frequenza crescente in Piemonte, Lombardia, Veneto e Friuli, mentre in regioni come l’Emilia Romagna e la Toscana si assiste a un incremento esponenziale dei nuovi casi

La trasformazione degli ecosistemi e l’innalzamento costante delle temperature stanno ridisegnando la geografia delle malattie infettive, abbattendo barriere naturali che per secoli hanno confinato i patogeni in aree circoscritte. In questo contesto, il concetto di salute non può più essere inteso come a compartimenti stagni e riferito esclusivamente alla specie umana, ma deve essere inquadrato in una visione One Health che abbraccia l’ambiente e il regno animale. Le dinamiche di urbanizzazione, i cambiamenti climatici e la facilità degli spostamenti internazionali, e la diffusione degli animali da compagnia, cani e gatti in primis, hanno creato un terreno fertile per la proliferazione di insetti e parassiti, capaci di fungere da vettori da una specie all’altra con estrema rapidità. La sorveglianza epidemiologica si trova così di fronte a una sfida senza precedenti: monitorare non solo l’insorgenza dei sintomi nell’uomo, ma anche le mutazioni comportamentali della fauna e le variazioni entomologiche del territorio. Questa interconnessione, definita dalla comunità scientifica come approccio One Health, rappresenta oggi l’unica strategia percorribile per prevenire emergenze sanitarie e proteggere la stabilità dei sistemi territoriali attraverso una collaborazione multidisciplinare tra medici, veterinari e biologi.

La lotta alla leishmaniosi umana e animale. L’Italia si trova attualmente in una posizione di estrema vulnerabilità nel panorama europeo della sorveglianza antiparassitaria, confermandosi al primo posto nel continente per incidenza di leishmaniosi umana cutanea e al secondo posto per la leishmaniosi viscerale. Questa criticità è stata al centro del LeishTalk, un dibattito tecnico inserito nell’iniziativa Stop alla Leishmania in 3 Act, evento multidisciplinare promosso da Boehringer Ingelheim Animal Health con il patrocinio di Anmvi e Fnovi. Al centro del confronto è emerso un quadro epidemiologico in rapida mutazione, caratterizzato non solo dall’espansione dei tradizionali flebotomi, o pappataci, ma anche dalla preoccupante comparsa di nuove specie di zanzare invasive provenienti dall’Asia orientale, capaci di adattarsi a un clima più rigido e pronte a infestare i serbatoi animali amplificando la diffusione.

Una sinergia tra repellenti, insetticidi e immunizzazione può contrastare efficacemente l’adattabilità delle zanzare invasive e dei flebotomi

Il cambiamento in atto è evidente nella distribuzione geografica della leishmaniosi canina, ormai dichiarata endemica in oltre cinquantasette nuovi comuni del Nord Italia. Focolai di Leishmania infantum sono stati registrati con frequenza crescente in Piemonte, Lombardia, Veneto e Friuli-Venezia Giulia, mentre in regioni come l’Emilia-Romagna e la Toscana si assiste a un incremento esponenziale dei nuovi casi. Questa avanzata territoriale dei vettori impone un cambio di passo nella prevenzione, che deve necessariamente superare i confini della medicina veterinaria per diventare un presidio di sanità pubblica territoriale, dato l’impatto diretto della malattia sulla salute umana. Domenico Otranto, professore di parassitologia e malattie parassitarie degli animali presso il Dipartimento di Medicina Veterinaria dell’Università di Bari, ha spiegato che, pur restando fermi alcuni capisaldi come l’informazione e l’educazione del veterinario e del proprietario di animali, quest’anno si è ritenuto necessario spostare il focus sulla prevenzione consapevole con l’obiettivo preciso di ottenere la cosiddetta Top Protection. Tale concetto si traduce in una protezione totale in grado di offrire la massima sicurezza sia al cane sia all’uomo, riducendo drasticamente le probabilità di trasmissione del parassita.

Questo traguardo, secondo il noto docente, richiede un approccio tecnico estremamente attento da parte del medico veterinario, il quale è chiamato a una scelta mirata degli antiparassitari disponibili che proteggano efficacemente da pappataci e zanzare. In presenza di condizioni cliniche o ambientali caratteristiche è opportuno consigliare una combinazione con un antiparassitario ad azione insetticida, utile anche contro le zecche, raccomandando ove necessario il ricorso alla vaccinazione. Solo attraverso questa sinergia tra trattamenti repellenti, insetticidi e immunizzazione è possibile contrastare l’adattabilità delle nuove zanzare invasive e dei flebotomi, garantendo una difesa efficace in un’ottica di salute circolare che non lasci zone d’ombra tra la clinica animale e la prevenzione umana.

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