L’arrivo di dupilumab segna una svolta nella gestione della broncopneumopatia cronica ostruttiva, una risposta innovativa ai pazienti fuori controllo
L’invecchiamento della popolazione, l’esposizione a fattori ambientali e stili di vita poco salutari favoriscono un aumento costante delle patologie croniche dell’apparato respiratorio. Tra queste, la broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) occupa un posto di rilievo per diffusione, impatto clinico e costi sociali. Nonostante ciò, rimane una affezione spesso poco conosciuta, sottovalutata e diagnosticata tardivamente, ma la ricerca scientifica sta aprendo nuove prospettive che potrebbero modificare l’approccio terapeutico. L’età media di insorgenza, tipicamente sopra i 40 anni, contribuisce alla sottodiagnosi, così come il legame con il fumo di sigaretta e l’inquinamento. La prevalenza cresce con l’età, superando il 25% negli over 80, delineando un quadro epidemiologico che coinvolge soprattutto persone anziane e fragili.
Il peso della malattia emerge con forza nella quotidianità dei pazienti. Circa il 50% delle persone con BPCO continua a sperimentare riacutizzazioni: episodi improvvisi di peggioramento dei sintomi che possono richiedere ospedalizzazione, e accelerare la progressione della patologia. È proprio la gestione delle riacutizzazioni a rappresentare la sfida clinica più rilevante. La testimonianza di Simona Barbaglia, presidente di Respiriamo Insieme APS e caregiver, restituisce la dimensione umana della malattia: «La quotidianità di chi convive con la BPCO, specie nelle forme più gravi, è spesso dominata dalla “fame d’aria” e dalla costante paura delle riacutizzazioni. È una condizione che erige barriere invisibili: gesti semplici come fare una rampa di scale o uscire di casa diventano imprese impossibili. Poter accedere a una cura che può ridurre gli episodi acuti significa molto di più che respirare meglio: significa restituire dignità e prospettive a intere famiglie».
Dopo anni in cui la gestione della BPCO si è basata quasi esclusivamente sulle terapie inalatorie, una novità significativa arriva dalla ricerca: il primo farmaco biologico mirato per la BPCO, dupilumab, già approvato dall’EMA nel luglio 2024 e in via di rimborsabilità anche in Italia. Si tratta di un anticorpo monoclonale indicato come trattamento aggiuntivo di mantenimento per gli adulti con BPCO non controllata nonostante la terapia inalatoria ottimale. I dati clinici mostrano che dupilumab, in aggiunta alla terapia standard, riduce in modo significativo le riacutizzazioni moderate e gravi, migliora la funzione polmonare, i sintomi e la qualità di vita.
Tali considerazioni trovano conferma nelle parole di Alberto Papi, professore ordinario di malattie dell’apparato respiratorio e Direttore dell’Unità Respiratoria del Dipartimento CardioRespiratorio dell’Ospedale Universitario Sant’Anna di Ferrara, oltre che componente della commissione scientifica del gruppo GOLD: «Le raccomandazioni GOLD, frutto del lavoro di un gruppo internazionale di esperti sulla BPCO e recentemente ulteriormente aggiornate, pongono l’accento sul ruolo cruciale delle riacutizzazioni: aumentano il rischio di mortalità, accelerano la progressione della patologia e compromettono la qualità di vita». Papi evidenzia come l’arrivo del nuovo farmaco rappresenti un punto di svolta: «In questo scenario, l’avvento di dupilumab segna la svolta terapeutica che attendevamo da decenni. Dupilumab è infatti il primo farmaco biologico ad agire su una popolazione mirata, che bloccando i pathway IL‑4 e IL‑13 riduce le riacutizzazioni associate ed offre un’opzione innovativa per un miglior controllo della malattia e una riduzione del carico clinico‑assistenziale».
Accanto alle terapie farmacologiche, resta centrale l’importanza di percorsi di riabilitazione integrati, capaci di affrontare non solo i sintomi fisici, ma anche le implicazioni psicologiche. Molti pazienti con BPCO soffrono di ansia e depressione, sopraffatti dalla natura cronica e progressiva della malattia e dalla paura di nuove riacutizzazioni. Chi ha una lunga storia di fumo può convivere con un forte senso di colpa, che alimenta rassegnazione e isolamento. Interventi multidisciplinari, che includano supporto psicologico, educazione terapeutica e attività fisica adattata, possono contribuire a migliorare significativamente la qualità di vita.
La disponibilità attesa a breve di dupilumab in Italia segna una svolta per i pazienti con BPCO incontrollata. Già approvato dall’EMA nel luglio 2024, dupilumab è indicato come trattamento aggiuntivo di mantenimento per gli adulti con BPCO ingravescente e caratterizzata da un aumento degli eosinofili nel sangue. I dati clinici mostrano che, in aggiunta allo standard terapeutico, riduce in modo significativo le riacutizzazioni moderate e gravi, migliora la funzione polmonare e contribuisce a un miglioramento della qualità di vita. L’arrivo di questa nuova opzione terapeutica si inserisce in una strategia di lungo periodo, come ha spiegato Marcello Cattani, Presidente e Amministratore Delegato di Sanofi Italia e Malta: «Questo traguardo è un’ulteriore tappa della nostra strategia di lungo periodo: oltre dieci anni fa abbiamo scelto di investire nell’immunologia e nelle malattie infiammatorie croniche, facendo della ricerca il motore della propria ambizione». Cattani ha poi richiamato l’attenzione sul contesto europeo: «In uno scenario globale in rapida evoluzione, esiste in Europa un rischio concreto di accesso per terapie innovative come gli anticorpi monoclonali e non solo. Per questo è fondamentale premiare la ricerca e permettere alle imprese di far maturare il valore dell’innovazione: la capacità di continuare a generare valore per il Sistema Italia passa dalla solidità degli investimenti e dalla collaborazione di tutti i suoi attori. Come azienda biofarmaceutica guidata dalla Ricerca e Sviluppo, continueremo a lavorare con questa ambizione, trasformando la scienza in opportunità di cura per le persone».
La BPCO è una malattia caratterizzata da un’ostruzione persistente delle vie aeree, da sintomi respiratori cronici e da frequenti riacutizzazioni che, nel tempo, compromettono progressivamente la qualità di vita. In Italia viene spesso diagnosticata quando è già in fase avanzata, con una riduzione della funzione respiratoria che può raggiungere il 50% al momento della diagnosi. Il peso economico e sociale è considerevole, aggravato dalla sotto-diagnosi, dall’assenza di percorsi assistenziali strutturati e dall’elevato numero di ospedalizzazioni.
Dal punto di vista tecnico, come anticipato sopra dal professor Papi, dupilumab è un anticorpo monoclonale umano, sviluppato da Sanofi con Regeneron, che inibisce le vie di segnalazione di interleuchina‑4 (IL‑4) e interleuchina‑13 (IL‑13), centrali nell’infiammazione di tipo 2. Non è un immunosoppressore e presenta un ampio profilo di sicurezza. In Italia è già rimborsato per diverse patologie, tra cui dermatite atopica moderata‑grave, asma grave, rinosinusite cronica con poliposi nasale, esofagite eosinofila e prurigo nodularis. L’approvazione dell’EMA per la BPCO ha segnato una nuova tappa nell’espansione del suo impiego terapeutico in condizioni in cui la componente infiammatoria di tipo 2 gioca un ruolo significativo. Il farmaco è sviluppato congiuntamente da Sanofi e Regeneron nell’ambito di un accordo di collaborazione globale.
Accanto alle innovazioni farmacologiche, resta centrale il tema del vissuto emotivo dei pazienti. La BPCO non è solo una malattia respiratoria: è una condizione che incide profondamente sulla sfera psicologica, generando ansia, depressione e un costante senso di vulnerabilità. Maria Dolores Listanti, fisioterapista e insegnante di mindfulness intervenuta per l’Associazione Pazienti BPCO, ha descritto con chiarezza questo aspetto: «La BPCO porta con sé ferite invisibili come ansia, depressione e la costante paura delle crisi respiratorie e di non saper gestire l’evoluzione della malattia, spesso aggravate dalla difficoltà di avere una diagnosi chiara e tempestiva e, per i pazienti fumatori, dal senso di colpa: ecco che la riabilitazione respiratoria e la mindfulness non sono semplici esercizi, ma strumenti essenziali che permettono al paziente e al caregiver, una volta raggiunta la stabilità terapeutica, di riappropriarsi del proprio respiro e gestire il carico emotivo. Questo percorso trasforma il controllo dell’infiammazione in una concreta ripresa funzionale e psicologica, restituendo fiducia nel futuro».




