Diagnostica di prossimità, l’Italia definisce le regole per i Point of Care Testing

Varato il modello nazionale che integra i POCT nella sanità territoriale e rafforza l’assistenza vicino al paziente. Pubblicato il documento tecnico di Agenas sugli esami di laboratorio eseguiti in ambito domiciliare



La trasformazione della sanità territoriale è uno dei passaggi più rilevanti del riassetto del sistema sanitario. L’evoluzione demografica, l’aumento delle cronicità e la necessità di alleggerire la pressione sugli ospedali hanno reso indispensabile ripensare l’organizzazione delle cure, portando servizi e competenze sempre più vicino alle persone. In questo scenario, la diagnostica di prossimità rappresenta un tassello strategico: strumenti rapidi, affidabili e utilizzabili direttamente nei luoghi di cura possono migliorare l’accesso, ridurre i tempi di risposta e rendere più efficiente l’intero percorso assistenziale. Tuttavia, perché questa innovazione produca benefici reali, servono regole chiare, standard condivisi e un’integrazione strutturata con la medicina di laboratorio.

È in questa cornice che si inserisce il nuovo “Documento tecnico sui Point of Care Testing” pubblicato da Agenas, un testo che definisce in modo puntuale il ruolo dei POCT – gli esami diagnostici eseguiti direttamente vicino al paziente – e stabilisce criteri uniformi per il loro utilizzo su tutto il territorio nazionale. Il documento approfondisce e completa quanto previsto dal DM 77, che ridisegna l’architettura della sanità territoriale nell’ambito del PNRR, e nasce anche grazie al contributo delle linee di indirizzo della SIBioC, la Società Italiana di Biochimica Clinica e Biologia Molecolare Clinica – Medicina di Laboratorio. I Point of Care Testing consentono di analizzare campioni biologici come sangue, urine o saliva direttamente nel luogo in cui si trova il paziente, senza la necessità di muovere il campione per recapitarlo a un laboratorio centralizzato. Una caratteristica che, come sottolinea Sabrina Buoro, Presidente SIBioC, può fare la differenza nella tempestività delle cure: «Questi strumenti portano la diagnostica più vicino alle persone, migliorando la rapidità degli interventi».

L’impiego dei POCT è considerato uno dei pilastri della medicina di prossimità, soprattutto nei contesti in cui la rapidità decisionale è cruciale. Buoro evidenzia come il loro utilizzo, se correttamente integrato nei percorsi clinici, possa «favorire un accesso più rapido alle prestazioni, aumentare l’equità delle cure, ridurre la pressione sugli ospedali e migliorare l’adesione ai programmi di screening». Ma avverte anche che la loro diffusione deve essere accompagnata da un approccio rigoroso: «È fondamentale che questi strumenti siano integrati in modo appropriato e considerati complementari, e non sostitutivi, della medicina di laboratorio tradizionale».

Il documento di Agenas introduce un passaggio chiave proprio perché definisce un quadro regolatorio uniforme, superando la frammentazione che finora ha caratterizzato l’uso dei Point of Care Testing in Italia. Attualmente, infatti, questi dispositivi sono già impiegati in numerosi contesti – dai pronto soccorso alle terapie intensive, dalle ambulanze agli ambulatori territoriali, fino alle strutture residenziali – ma spesso con modalità disomogenee e senza standard condivisi. «Come SIBioC – spiega ancora la presidente Buoro – abbiamo contribuito mettendo a disposizione le nostre competenze e le nostre linee di indirizzo. La tecnologia oggi consente di ampliare i servizi offerti ai cittadini, ma è essenziale valutare con attenzione rischi clinici, costi e benefici, garantendo sempre la sicurezza del paziente». Un richiamo che sottolinea la necessità di un governo attento della diagnostica di prossimità, per evitare utilizzi impropri o risultati non affidabili.

Le nuove indicazioni di Agenas definiscono inoltre il ruolo dei laboratori clinici, chiamati a garantire supervisione, controllo di qualità, formazione del personale e tracciabilità degli esami. Un elemento cruciale per assicurare che i POCT non diventino strumenti isolati, ma parte integrante di un ecosistema diagnostico coerente e sicuro. «Servono regole chiare e rigorose – conclude Buoro – per assicurare qualità dei risultati, tracciabilità degli esami e sicurezza. Le nuove indicazioni di AGENAS introducono un modello nazionale uniforme, definiscono il ruolo dei laboratori clinici e pongono le basi per un’integrazione strutturata dei Point of Care Testing nel Servizio Sanitario». Con questa omogeneizzazione delle procedure, l’Italia compie un passo decisivo verso una sanità territoriale più ordinata, capillare e orientata al paziente. La sfida ora sarà tradurre le indicazioni in pratica quotidiana, garantendo che la diagnostica di prossimità sia davvero uno strumento al servizio dell’equità e dell’efficienza del sistema sanitario.

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