Ministero, industria farmaceutica e ordini professionali riflettono sul ruolo della componente femminile a tutti i livelli. Dalla pratica clinica alla ricerca scientifica, il futuro è sempre più rosa. I numeri della trasformazione
L’8 marzo, Giornata internazionale della donna, offre ogni anno l’occasione per misurare i progressi nella tutela del benessere femminile e nel riconoscimento del ruolo determinante delle donne in medicina. Un contributo che è nei numeri, e che abbraccia la sfera culturale, professionale e sociale, e che oggi rappresenta una delle leve più solide su cui poggia il Servizio Sanitario Nazionale. Le istituzioni, le imprese e gli ordini professionali hanno scelto di dedicare questa ricorrenza a un messaggio comune: investire nelle donne significa investire nel futuro della comunità. Il ministro Orazio Schillaci ha voluto ribadire questi concetti in un messaggio diffuso attraverso i media. “Le donne svolgono un ruolo fondamentale nella nostra società e in occasione della Giornata Internazionale della Donna rinnoviamo il nostro impegno a tutela del loro benessere e della loro salute in tutte le fasi della vita”, ha dichiarato in una nota. Schillaci ha sottolineato la necessità di rafforzare percorsi di prevenzione, cura e assistenza “sempre più efficaci e attenti alla specificità femminile”, ricordando anche il contributo quotidiano delle professioniste della salute. “Dalle corsie degli ospedali agli ambulatori, dai laboratori di ricerca ai servizi territoriali, le donne rappresentano la maggioranza del personale sanitario e una forza fondamentale del Servizio Sanitario Nazionale che continueremo a sostenere e valorizzare. Investire nel benessere e nella salute delle donne significa investire nel futuro della nostra comunità”.
Un quadro confermato dai dati diffusi da Farmindustria, che mostrano come l’industria farmaceutica sia uno dei settori più avanzati in termini di occupazione femminile. Le donne rappresentano il 45% degli addetti, contro il 29% della media manifatturiera. La loro presenza cresce ulteriormente tra dirigenti e quadri, dove raggiunge il 48%, e tra i ricercatori, dove arriva al 51%. “Nel 2025 i dipendenti del settore hanno raggiunto quota 72.200, +2% rispetto al 2024”, ha ricordato Marcello Cattani, presidente di Farmindustria, evidenziando come dal 2019 al 2025 l’occupazione sia aumentata del 10%, trainata soprattutto dalla componente femminile (+15%), con un incremento del 25% tra le giovani lavoratrici. Questi risultati sono il frutto di politiche aziendali strutturate e di lungo periodo, basate su welfare avanzato, flessibilità organizzativa, sostegno alla genitorialità e percorsi professionali fondati sul merito. Un modello che ha contribuito a far registrare nel settore un numero di figli superiore del 45% rispetto alla media nazionale e il gender gap retributivo più basso dell’intero comparto industriale, sostanzialmente azzerato nella fascia tra i 30 e i 49 anni. “L’8 marzo è l’occasione per ribadire il nostro impegno quotidiano”, ha scritto Cattani. “L’industria farmaceutica è un settore ad alta intensità di conoscenza, dove competenze, merito e innovazione sono fattori di crescita. Abbiamo costruito un modello fondato su welfare, qualità del lavoro e pari opportunità, che offre opportunità concrete a donne e giovani e contribuisce in modo strutturale allo sviluppo e alla coesione sociale dell’Italia”.
Anche la professione sta vivendo una trasformazione profonda, come evidenziano i dati diffusi dalla Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (Fnomceo). La medicina in Italia è sempre più rosa: tra cinque anni, sei medici su dieci in attività saranno donne. Già oggi, tra i professionisti con meno di 70 anni, le donne rappresentano il 55%, in crescita rispetto al 53% dell’anno precedente. La loro presenza è particolarmente significativa nelle fasce più giovani: il 59% tra i medici under 60, il 63% tra i 40 e i 50 anni, con punte del 64% tra i 45 e i 49 anni. Secondo il presidente Filippo Anelli, i numeri raccontano una doppia dinamica: da un lato l’ondata di pensionamenti che sta interessando oltre 52mila medici tra i 65 e i 69 anni, dall’altro l’ingresso massiccio di nuove generazioni di dottoresse. “Tra i professionisti più giovani le colleghe sono ormai la maggioranza. Considerando anche che tra gli iscritti a Medicina prevalgono le donne, possiamo prevedere nei prossimi anni una professione medica sempre più declinata al femminile”, osserva il numero uno della federazione dei camici bianchi. Una trasformazione che richiede un ripensamento dell’organizzazione del lavoro nel Servizio sanitario nazionale. “Le colleghe sono da anni la maggioranza nelle fasce di età in cui si costruisce la carriera e crescono responsabilità professionali e familiari. Occorre rivedere modelli organizzativi e orari di lavoro per consentire una migliore conciliazione tra vita professionale e privata, tenendo conto anche delle assenze per maternità e investendo sulla sicurezza degli operatori sanitari”.
La fotografia che emerge dall’8 marzo è quella di un sistema sanitario che si regge sempre più sulle competenze, la dedizione e la leadership delle donne. Un sistema che, per continuare a crescere, deve saper valorizzare questo patrimonio, riconoscendo la specificità della salute femminile e costruendo condizioni di lavoro capaci di sostenere davvero le professioniste che ogni giorno garantiscono cura, ricerca e innovazione.




