Quarantena scolastica: causa impennata di disturbi psichiatrici e disagi alle famiglie. L’allarme dei pediatri di famiglia

Il rischio è altissimo e pericoloso, la quarantena scolastica sta facendo impennare i disturbi psichiatrici e i disagi alle famiglie.

L’allarme arriva dai pediatri di famiglia che, seppur consapevoli della necessità di non sottovalutare l’infezione Sars-Cov2, lanciano un messaggio forte e chiaro: “l’attuale sistema delle quarantene scolastiche è profondamente da rivedere perché è a rischio la salute dei bambini e degli adolescenti. Chiediamo la modifica delle norme di quarantena per ridurre i tempi di isolamento dei bambini”.

C’è grande preoccupazione per il benessere psicologico dei bambini e certamente la pandemia e i periodi di isolamento sociale non aiutano in questa nuova fase. “Attualmente la pandemia vede un numero estremamente alto di bambini sani che vengano relegati in casa per successiva quarantena scolastica o familiare.”

“Questi periodi di isolamento sociale preoccupano molto noi pediatri di famiglia: stiamo vedendo un allarmante aumento di disturbi della sfera psichiatrica (ansia, depressione fino all’autoisolamento sociale) e cognitiva degli adolescenti e dei bambini” spiega Paolo Becherucci, presidente SICuPP, Società italiana delle cure primarie e pediatriche. Sono in difficoltà in particolare i bambini con bisogni speciali e le loro famiglie.” 

Le quarantene ostacolano i percorsi terapeutici dedicati ai disturbi del neurosviluppo, come autismo, ritardo dello sviluppo in età evolutiva, ritardo del linguaggio, iperattività, deficit dell’attenzione, e ai disturbi psicologici e psichiatrici e alle patologie croniche dell’infanzia, ostacolando la campagna vaccinale.

La didattica a distanza d’altro canto sta accentuando i problemi di apprendimento e di limitazione culturale nei ragazzi e crea non poche difficoltà nelle famiglie coinvolte, di natura logistica ed economica” prosegue Emanuela Malorgio, vicepresidente SICuPP.

“L’attuale normativa prevede regole molto eterogenee nelle regioni sulla chiusura delle classi della scuola primaria, allorché sia stato registrato un determinato numero di bambini con tampone positivo senza distinzioni basate sullo stato vaccinale o sullo stato immunologico acquisito da pregressa infezione. Questo è in contrasto con considerazioni scientifiche, oltre che di buon senso, che consiglierebbero invece che i bambini immuni per malattia o in quanto vaccinati, possano continuare le attività scolastiche”.

I pediatri di famiglia chiedono la modifica delle norme di quarantena: uniformare le norme che regolano la quarantena scolastica con quanto previsto in caso di contatto stretto in ambito extrascolastico; applicare anche ai bambini della scuola primaria quanto previsto per le scuole superiori, in particolare per i soggetti vaccinati con due dosi o guariti dalla malattia, permettendo loro di continuare ad andare a scuola in autosorveglianza.

Semplificare fortemente o addirittura eliminare le modalità di identificazione dei positivi nella popolazione asintomatica in età pediatrica scolare, dove la metodologia del T0 -T5 (tampone per tutti i componenti di una classe al primo caso positivo al giorno 0 e al giorno 5) applicata nei mesi autunnali si è rivelata fallimentare nel controllo della diffusione dell’infezione.

Tramite l’autosorveglianza si potrebbero fare i tamponi solo ai soggetti che presentassero dei sintomi; accorciare gli isolamenti protratti fino a 21 giorni, come già accade in altri Paesi (Usa e Gran Bretagna), poiché la letteratura scientifica sostiene che oltre i 10 giorni è improbabile essere contagiosi, seppur rimanendo positivi al tampone molecolare. Infine, permettere il ritorno a scuola con il solo referto di un tampone negativo, dopo quarantena, ma anche dopo positività, senza necessità né di liberatoria da parte del Dipartimento di Prevenzione né di certificato del medico.

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