Emilia-Romagna, la solitudine e l’età che avanza: la medicina generale resta l’ultimo baluardo

Inverno demografico, fragilità e carenza di professionisti: le tematiche legate alle cronicità affrontate a Bologna al congresso regionale Simg. Il futuro delle cure primarie affidato a 400 medici di famiglia

L’invecchiamento della popolazione ridefinisce bisogni, priorità e modelli organizzativi dei sistemi sanitari. L’aumento della longevità, l’espansione delle patologie croniche e la crescita delle persone che vivono sole stanno modificando profondamente la domanda di assistenza, spostando il baricentro dalle strutture ospedaliere al territorio. È un cambiamento che riguarda l’intero Paese, ma che in alcune regioni emerge con particolare evidenza, imponendo una riflessione su come garantire continuità, prossimità e qualità delle cure in un contesto sociale sempre più complesso. In Emilia-Romagna questa trasformazione è già realtà. Gli over 65 rappresentano oggi il 24,9% della popolazione residente e oltre 336 mila anziani vivono soli, un dato che incide direttamente sull’organizzazione delle cure e sul ruolo della medicina generale. Attorno a questa cornice che si è articolato il congresso regionale della Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie (SIMG), celebrato nei giorni 10 e 11 aprile a Bologna, al Best Western Plus Tower Hotel, con la partecipazione di circa 400 medici di famiglia, rappresentanti delle istituzioni, sanitari e mondo accademico. A presiedere i lavori sono stati Marco Cupardo, Segretario SIMG Emilia-Romagna, e Alessandro Rossi, Presidente nazionale SIMG, mentre la responsabilità scientifica è stata affidata a Michela Pastore, Daniela Petraglia e Sara Roversi.

La geografia del territorio si evolve rapidamente: più anziani, più solitudine, più cronicità. “Sempre più spesso il medico di famiglia diventa l’unico punto di riferimento per persone che vivono sole”, osserva Cupardo, sottolineando come la presa in carico continuativa richieda oggi competenze più ampie e una capacità di intercettare bisogni che vanno oltre la dimensione strettamente clinica. “Il medico di famiglia è sempre più chiamato non solo a curare, ma anche a intercettare i bisogni che riguardano la fragilità, la solitudine e le condizioni di vita dei pazienti, in una prospettiva di assistenza globale e continuativa”.

L’Emilia-Romagna è considerata da anni un modello avanzato di sanità territoriale, grazie alla diffusione della medicina di gruppo, all’integrazione con infermieri e servizi sociali, e allo sviluppo delle Case di Comunità e delle nuove Aggregazioni Funzionali Territoriali. Ma oggi, avverte Cupardo, questo modello deve evolvere ulteriormente: “I modelli realizzati in Emilia-Romagna hanno parzialmente migliorato l’accesso ai servizi e rafforzato la presa in carico dei pazienti, ma oggi devono confrontarsi con una domanda assistenziale più complessa e articolata. Abbiamo costruito un sistema territoriale solido e avanzato, ma la trasformazione demografica e sociale impone un ulteriore salto di qualità: meno strutture sulla carta e più funzionamento reale dei servizi, con professionisti messi nelle condizioni di lavorare insieme in modo efficace”. Una visione condivisa anche da Alessandro Rossi, Presidente nazionale SIMG, che richiama la necessità di un ripensamento profondo della professione: “Senza una visione unitaria ed innovativa della professione, la Medicina generale italiana rischia di non avere futuro e di essere schiacciata da una mole di lavoro talvolta dovuta a compiti impropri. Noi come SIMG stiamo facendo la nostra parte ma chiediamo che le Istituzioni ci ascoltino. Anche in situazioni territoriali sicuramente avanzate come l’Emilia-Romagna ed in presenza di un Accordo Integrativo Regionale utile in questo senso, il popolamento ed il funzionamento delle Case di Comunità dipende essenzialmente da ciò che il medico di medicina generale verrà chiamato a fare, dalla strumentazione diagnostica e digitale a disposizione, dalla strutturazione di team multidisciplinari, dal supporto di personale amministrativo ed infermieristico dedicato”.

Marco Cupardo, Segretario SIMG Emilia-Romagna

Accanto ai punti di forza, emergono criticità che rischiano di mettere sotto pressione il sistema territoriale. La prima riguarda la carenza di medici di medicina generale: molti professionisti sono andati in pensione negli ultimi anni e altri lo faranno a breve, mentre il numero dei nuovi ingressi non è sufficiente a compensare il ricambio. A questo si aggiunge il peso crescente della burocrazia, che sottrae tempo alla cura. “Il tempo del medico di famiglia deve tornare ad essere tempo di cura”, ribadisce Cupardo. “Oggi è troppo spesso assorbito da attività burocratiche, ed è quindi necessario alleggerire gli adempimenti, rafforzare il supporto organizzativo negli studi e riconoscere pienamente il valore della medicina generale”. Un discorso a parte per quanto riguarda le Case di Comunità, pilastro del PNRR. Cupardo non nasconde le difficoltà: “Oggi spesso le Case della Comunità sono più sulla carta che nella realtà. Dove sono già attive, l’integrazione tra professionisti può e deve essere molto migliorata. Abbiamo costruito le mura, ma ora dobbiamo farle funzionare davvero”. Per farlo, avverte, è indispensabile il coinvolgimento pieno della medicina generale, non solo operativo ma anche decisionale: “Senza il contributo dei medici di famiglia nella progettazione e nell’organizzazione dei percorsi, il rischio è quello di creare contenitori vuoti o poco efficaci. Le Case della Comunità possono rappresentare una grande opportunità, ma solo se diventano luoghi vivi, integrati e realmente centrati sui bisogni dei cittadini”.

Il congresso SIMG Emilia-Romagna ha offerto uno sguardo ampio sulle sfide cliniche e organizzative che attendono la medicina generale: rischio cardiovascolare e metabolico, diabete, obesità, malattia renale cronica, patologie respiratorie, dolore, fragilità. Ampio spazio è stato dedicato alla prevenzione, alle vaccinazioni dell’adulto, alla lotta all’antibiotico-resistenza, oltre a sessioni su intelligenza artificiale nelle cure primarie e laboratori di simulazione clinica. Un appuntamento che ha riportato al centro del dibattito il ruolo del medico di famiglia come primo presidio del Servizio sanitario nazionale, figura chiave per la sostenibilità futura del sistema e per la risposta ai bisogni di una popolazione che cambia rapidamente.

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