Via libera della Commissione Europea a mitapivat, primo attivatore orale della piruvato chinasi: promette di ridurre il carico trasfusionale nel sangue e migliora gli esiti clinici negli adulti con alfa- o beta-talassemia. Ecco quello che c’è da sapere
La talassemia è una malattia genetica che affligge il sangue e non si ferma qui; il trattamento è una delle più emblematiche dimostrazioni dei prodigi della medicina moderna, considerati i progressi che si sono avuti nelle conoscenze di questa patologia complessa, multisistemica, relativamente rara (più diffusa in alcune aree geografiche ben note), capace di incidere profondamente sulla vita delle persone sin dall’infanzia. Negli ultimi decenni è migliorata la storia naturale della malattia, ma tante questioni restano aperte. Per questo ogni passo avanti annunciato fa notizia. L’approvazione europea di mitapivat, primo attivatore orale della piruvato chinasi, si inserisce in questo percorso di novità, indica una prospettiva concreta per ridurre il carico trasfusionale e migliorare la qualità di vita dei pazienti adulti con alfa- o beta-talassemia.
In Italia si stima che circa 7.200 persone convivano con forme severe della patologia, con una netta prevalenza in Sardegna, Sicilia e Calabria, mentre circa tre milioni di italiani sono portatori sani della variante eterozigote. La talassemia, entrando nello specifico, è causata da un difetto genetico nella produzione dell’emoglobina, la proteina che trasporta l’ossigeno nel sangue. A seconda della catena globinica coinvolta si distinguono l’alfa-talassemia, più rara nel nostro Paese, e la beta-talassemia, più diffusa. L’espressione, la sintomatologia, varia in base al tipo di mutazione e all’andamento dell’anemia: nelle forme trasfusione-dipendenti i pazienti devono ricevere sangue da donatori volontari ogni 2–4 settimane per mantenere livelli adeguati di emoglobina. Le forme meno impegnative sono comunque associate a complicanze legate alla ridotta ossigenazione dei tessuti e all’accumulo di ferro nei vari distretti, fenomeno dovuto all’eritropoiesi inefficace.
Nei mesi scorsi Avanzanite Bioscience B.V. ha promosso un media tutorial, un confronto che ha riunito specialisti di chiara fama per fare il punto, dalle terapie trasfusionali ai chelanti del ferro, fino alle nuove opzioni. “La talassemia è una patologia ereditaria cronica che coinvolge vari organi e apparati”, ha spiegato Maria Domenica Cappellini, Professore Onorario di Medicina Interna dell’Università di Milano. “La prevenzione e la diagnosi precoce hanno preso piede, e in Italia migliaia di persone necessitano di cure specialistiche per tutta la vita. L’impegno è quello di personalizzare le terapie in base all’età, alle comorbidità e alla storia individuale, garantendo una presa in carico reale”.
L’opportuno reintegro periodico della dote di globuli rossi è un cardine della terapia nelle forme trasfusione-dipendenti, consente una crescita ottimale nei bambini e permette agli adulti di mantenersi attivi in buona forma. Tuttavia, il fardello che viene a determinarsi negli anni richiede una terapia ferrochelante continuativa. Anche i pazienti con anemia meno marcata possono sviluppare complicanze. “Il burden assistenziale e psicologico resta elevato”, ha sottolineato Filomena Longo, Direttrice dell’UOC Talassemie ed Emoglobinopatie dell’AOU Arcispedale S. Anna di Ferrara. “La necessità di programmare trasfusioni regolari, il controllo del sovraccarico di ferro e le frequenti sorveglianze strumentali determinano una complessità gestionale. Comorbidità quali endocrinopatie, inconvenienti cardiovascolari e osteoporosi richiedono un approccio multidisciplinare”.
L’impatto della talassemia abbraccia tutto l’arco dell’esistenza, con un peso particolare in più nei giovani. “Per la maggior parte dei pazienti il sangue rappresenta il primo farmaco, un farmaco che non si compra ma che permette di vivere”, ha ricordato Raffaella Origa, Presidente della Società Italiana di Talassemia ed Emoglobinopatie (SITE), Professore di Pediatria dell’Università di Cagliari. “Le trasfusioni hanno lo scopo di garantire un’ossigenazione sufficiente dei tessuti e ridurre l’eritropoiesi midollare inefficace. Tuttavia, il trattamento deve essere affiancato da una corretta terapia ferrochelante per prevenire la tossicità d’organo. L’aderenza terapeutica rappresenta un elemento cruciale e talvolta difficoltoso da rispettare, questo vale soprattutto nei pazienti più giovani, che devono conciliare le varie incombenze con la scuola, le attività sociali e la routine familiare. La ricerca ora sta offrendo farmaci in grado di migliorare i livelli di emoglobina e ridurre il fabbisogno trasfusionale”.
In questo scenario si inserisce l’approvazione europea di mitapivat (PYRUKYND), un attivatore orale della piruvato chinasi sviluppato da Agios Pharmaceuticals e distribuito in Europa da Avanzanite Bioscience. La Commissione Europea ha autorizzato l’immissione in commercio del farmaco per il trattamento dell’anemia associata ad alfa- o beta-talassemia negli adulti, sia trasfusione-dipendenti sia non trasfusione-dipendenti, con la designazione di medicinale orfano. La decisione segue il parere favorevole del CHMP dell’EMA e si basa sui risultati degli studi globali di fase III ENERGIZE ed ENERGIZE-T, entrambi randomizzati, in doppio cieco e controllati con placebo. I pazienti che hanno completato la fase in cieco hanno poi avuto accesso a un’estensione in aperto, nella quale tutti hanno ricevuto mitapivat, forte di un meccanismo d’azione innovativo: attiva la piruvato chinasi eritrocitaria (PKR), enzima chiave della glicolisi, in questo modo si incrementa la produzione di ATP all’interno delle emazie, contrastando l’eritropoiesi inefficace associata a emolisi cronica. Questa capacità di “riorientare” il metabolismo cellulare determina un effetto protettivo a carico del globulo rosso, ed è un approccio totalmente nuovo. Antonis Kattamis, professore all’Università Nation & Kapodistrian di Atene, ha specificato che il valore potenziale della terapia con PYRUKYND risiede nel fatto di costituire una opzione di trattamento per via orale indicata indipendentemente dal genotipo o dal carico trasfusionale.
L’approvazione europea che abbiamo annunciato si inserisce in un percorso di collaborazione strategica tra Avanzanite e Agios. Nel giugno dell’anno scorso le due aziende hanno siglato un accordo esclusivo per la commercializzazione e distribuzione di PYRUKYND in Europa, Regno Unito e Svizzera. “Il nostro ruolo – dichiara Adam Plich, CEO e co-fondatore di Avanzanite – sarà ora quello di collaborare con le autorità locali e consentire un ampio accesso a PYRUKYND, garantendo che nessun paziente venga trascurato”. Per Avanzanite, questo traguardo rappresenta il quarto lancio di un farmaco per malattie rare, confermando la missione dell’azienda: valorizzare il potenziale dei farmaci orfani attraverso una piattaforma integrata che unisce competenze regolatorie, accesso al mercato e collaborazione con le comunità di pazienti.




