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Inverno demografico in Europa: Italia ultima per età delle madri e tra le nazioni con meno nascite

Eurostat fotografa un continente sempre più anziano: fertilità ferma a 1,34 figli per donna. In un anno si sono registrati 3,55 milioni di nuovi nati nell’Unione Europea, in calo del 3,3% rispetto ai 3,67 del 2023

Il calo delle nascite è ormai un fenomeno strutturale che attraversa l’intero continente europeo, intrecciandosi con trasformazioni sociali, economiche e culturali profonde. L’invecchiamento della popolazione, l’instabilità economica, la precarietà lavorativa e i cambiamenti nei modelli familiari stanno ridisegnando la demografia europea, con effetti destinati a incidere sul welfare, sul mercato del lavoro e sulla sostenibilità dei sistemi sanitari. In questo scenario, i nuovi dati Eurostat offrono una fotografia nitida e preoccupante della situazione.

Nel 2024 nell’Unione Europea sono nati 3,55 milioni di bambini, in calo del 3,3% rispetto ai 3,67 milioni registrati nel 2023. Un trend negativo che conferma la progressiva contrazione della natalità e che si accompagna a un altro dato significativo: l’età media delle donne al primo figlio continua a salire, raggiungendo i 29,9 anni a livello comunitario. L’Italia si conferma il Paese con le mamme più anziane d’Europa, con un’età media di 31,9 anni, mentre il valore più basso si registra in Bulgaria, con 26,9 anni.

Il tasso di fertilità totale nei 24 Paesi dell’Unione si attesta a 1,34 nati vivi per donna, ben lontano dalla soglia di 2,1 necessaria per mantenere stabile la popolazione in assenza di migrazione. In fondo alla classifica si collocano Malta, con un tasso di 1,01, seguita da Spagna (1,10), Lituania (1,11), Polonia (1,14) e Italia, ferma a 1,18, in linea con quanto già rilevato dall’Istat. I valori più elevati si registrano invece in Bulgaria (1,72), Francia (1,61) e Slovenia (1,52), pur restando comunque sotto la soglia di sostituzione generazionale.

Il quadro diventa ancora più evidente osservando il tasso di natalità lordo, cioè il numero di nati vivi ogni mille abitanti. Nel 2024 questo indicatore è sceso a 7,9, mentre nel 2000 era pari a 10,5, nel 1985 a 12,8 e nel 1970 addirittura a 16,4. In cinque decenni, dunque, il tasso si è praticamente dimezzato, segnalando un cambiamento demografico di portata storica. Parallelamente, cresce la quota di figli nati da madri straniere, che nel 2024 ha raggiunto il 24% del totale. Un dato che conferma il ruolo sempre più rilevante delle comunità migranti nel sostenere, almeno in parte, la natalità europea.

I numeri diffusi da Eurostat delineano un’Europa che invecchia rapidamente e che fatica a invertire la rotta, nonostante gli sforzi di molti governi per sostenere la genitorialità. Il calo delle nascite non è solo un indicatore demografico, ma un segnale che interroga il futuro del continente: dalla sostenibilità dei sistemi pensionistici alla disponibilità di forza lavoro, fino alla tenuta dei servizi pubblici. Una sfida che richiede politiche strutturali in neonatologia, investimenti e un ripensamento complessivo delle condizioni che permettono ai giovani di costruire un progetto familiare stabile.

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