“Torna lo scorbuto, le chatbot tagliano 700 calorie”
Al Congresso SIP di Padova i dati: +60% di disturbi evitanti-restrittivi in 5 anni. Gli esperti: “Il rapporto con il cibo si costruisce anche online. Serve educazione alimentare e digitale”.
Mangiano solo 4 o 5 cibi e rifiutano tutto il resto, fino a sviluppare carenze da Medioevo: scorbuto per mancanza di vitamina C. Altri, poco più grandi, chiedono a un chatbot di costruirgli la “dieta perfetta” e finiscono con menù da fame, iperproteici e senza carboidrati. I disturbi alimentari pediatrici cambiano pelle. Accanto ad anoressia e bulimia, i pediatri vedono esplodere l’ARFID, Disturbo Evitante-Restrittivo dell’Alimentazione, e l’uso di nutrizionisti artificiali fai-da-te. L’allarme arriva dal Congresso della Società Italiana di Pediatria, in corso a Padova.
Bambini che restringono il piatto: lo spettro dell’ARFID?
L’ARFID non c’entra con la paura di ingrassare o con l’immagine corporea. È un evitamento del cibo per selettività estrema: consistenze, colori, odori che bloccano il bambino. A volte scatta dopo un episodio vissuto come traumatico: un soffocamento, un vomito, un forte mal di pancia. Il risultato è la progressiva eliminazione di intere categorie alimentari, soprattutto frutta e verdura. Le conseguenze sono concrete: crescita rallentata, calo di peso, carenze gravi, vita sociale azzerata. Niente feste, niente mensa, pasti che diventano campi di battaglia.
“Non sono capricci a tavola. Oggi l’ARFID è considerato vicino ai disturbi dell’asse intestino-cervello: apparato digerente e sistema nervoso si influenzano, alterando fame, sazietà e paura del cibo”, spiega Antonella Diamanti: presidente SIGENP e responsabile Malattie Digestive al Bambino Gesù di Roma. “Alcuni bambini arrivano a eliminare tutto il fresco. Stiamo diagnosticando di nuovo lo scorbuto da carenza di vitamina C. Una malattia che credevamo sepolta”.
I numeri: nella popolazione pediatrica generale la prevalenza va dallo 0,3% al 15,5%. Non è raro. E cresce. “Negli ultimi 5 anni, solo nel nostro ospedale, i casi di ARFID sono aumentati di oltre il 60%”, dice Diamanti. “Parliamo di selettività marcata che compromette crescita, nutrizione e relazioni”.
Adolescenti e chatbot: il nutrizionista in tasca sbaglia i conti.
Se i piccoli restringono, i grandi si affidano all’IA. Secondo l’Atlante dell’Infanzia di Save the Children, oltre il 92% degli adolescenti italiani usa strumenti di intelligenza artificiale e più del 40% chiede ai chatbot consigli su scelte personali importanti. Compresa l’alimentazione. I chatbot sono veloci, anonimi, “amichevoli”. Rispondono sempre, incoraggiano, non giudicano. Ma le diete che sfornano fanno paura. Uno studio su Frontiers in Nutrition ha messo a confronto menù creati da diverse IA con quelli elaborati da dietisti per adolescenti. Risultato: le chatbot tagliavano in media 700 calorie al giorno rispetto ai piani degli specialisti. Erano inoltre troppo ricche di proteine e grassi e troppo povere di carboidrati. Un mix pericoloso in adolescenza, quando servono energia, calcio per le ossa e nutrienti per il cervello.
“L’intelligenza artificiale somma calorie in modo meccanico. Non pesa davvero età, crescita, sport o patologie”, sottolinea Diamanti. “Può essere uno strumento, non un sostituto del medico. Senza guida professionale il rischio è seguire regimi inappropriati o dannosi”. Il problema non è solo la restrizione calorica: è il rapporto che si crea con il cibo. Controllo ossessivo, eliminazione di alimenti, paura di ingrassare. “Queste riduzioni estreme possono diventare ossessioni e sfociare in disturbi del comportamento alimentare”, avverte.
*mLa sfida è anche digitale.
Per Rino Agostiniani, presidente SIP, la prevenzione oggi passa da tre tavoli: famiglia, scuola e web. “Il rapporto con il cibo si costruisce anche online. Non basta guardare cosa mangiano i ragazzi. Dobbiamo insegnare come vivere il cibo, anche attraverso gli strumenti digitali. Servono educazione alimentare ed educazione digitale insieme”.
ARFID: i campanelli d’allarme per i genitori
- Mangia solo pochissimi alimenti, sempre gli stessi
- Rifiuta consistenze, colori o odori specifici
- Ha paura di soffocare, vomitare o star male dopo aver mangiato
- Elimina interi gruppi di cibi, soprattutto frutta e verdura
- I pasti generano ansia o litigi continui
- Evita mense, compleanni, cene fuori casa
- Perde peso o cresce meno dei coetanei
- Ha rituali rigidi: mastica all’infinito, beve acqua a ogni boccone per mandare giù
Se sono presenti più segnali, il consiglio dei pediatri è uno: parlarne subito con il pediatra di famiglia e valutare un percorso specialistico. Perché intervenire presto fa la differenza.




