Non solo la medicina di famiglia soffre lungo i confini dello Stivale (ne mancano oltre 5.700 in 18 Regioni con una media di 1.383 assistiti, ben oltre il rapporto ottimale di 1.200 per medico ed entro il 2028 sono previsti 8.180 pensionamenti) ma in alcune regioni, soprattutto al Nord, anche i medici dei piccoli sono sempre più rarefatti nel rapporto tra assistiti e dottori con un rapporto medico di oltre mille bambini per pediatra. Ed entro il 2029 ne andranno in pensione 1.550. Incertezze e preoccupazioni per professionisti e pazienti si profilano dunque sul fromte del ricambio generazionale.
“La carenza di pediatri di famiglia in Italia diventa ogni anno un problema sempre più grave – avverte Antonio D’Avino, presidente della Fimp, la Federazione che rappresenta la categoria – e secondo nostre stime mancano almeno 497 pediatri di libera scelta, con l’80% delle carenze concentrate in tre grandi regioni del Nord, la Lombardia, il Piemonte e il Veneto. In alcune aree territoriali di queste tre regioni si supera infatti il massimale di 1.000 assistiti per pediatra, con gravi ripercussioni sulla qualità dell’assistenza. Ma anche le aree interne del Sud Italia soffrono. Basti pensare al Cilento in Campania, alle zone montane della Calabria e alle aree rurali di Basilicata e Puglia”. La situazione è particolarmente critica in Lombardia, dove la carenza di pediatri è di 186 unità, seguita dal Piemonte con 109 unità e dal Veneto con 96 unità. Al contrario, in cinque regioni (Abruzzo, Emilia-Romagna, Lazio, Puglia e Umbria) non si rilevano carenze, poiché la media di assistiti per pediatra è inferiore a 850.
Le cause della carenza
La riduzione del 15% dei pediatri di famiglia negli ultimi anni supera ampiamente gli effetti del calo delle nascite. Secondo Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione GIMBE, “la causa principale della carenza è la mancanza di un piano di programmazione efficace per la formazione e il reclutamento dei pediatri di famiglia”. Inoltre, la distribuzione territoriale dei pediatri è fortemente condizionata da variabili locali, come la densità abitativa, la distribuzione della popolazione pediatrica e le caratteristiche geografiche e di accessibilità degli ambulatori.
“La carenza di pediatri di famiglia non è solo un problema di numeri, ma anche di distribuzione territoriale e di organizzazione del sistema sanitario”, afferma Cartabellotta.
La proposta di riforma
La bozza di riordino dell’assistenza primaria prevede l’estensione dell’assistenza pediatrica fino a 18 anni, ma secondo gli esperti servirebbero oltre 3.500 pediatri in più per garantire standard assistenziali adeguati. Il rischio è che la riforma resti un riassetto prevalentemente organizzativo se non verrà accompagnata da risorse adeguate e criteri omogenei di attuazione tra le regioni.
Le soluzioni proposte spaziano dall’aumento del numero di borse di studio per la specializzazione in pediatria al miglioramento della distribuzione territoriale dei pediatri fino allo sviluppo di modelli organizzativi orientati al lavoro in team multidisciplinari. “L’obiettivo – chiarisce D’Avino – è valorizzare le potenzialità della trasformazione digitale nella sanità, implementare politiche di incentivazione per i pediatri di famiglia che si insediano in aree carenti e rafforzare la formazione continua e l’aggiornamento professionale dei pediatri di famiglia”.
Quel che è certo è che la situazione richiede interventi urgenti per garantire la qualità dell’assistenza pediatrica e la continuità delle cure. I dati parlano chiaro: sono 497 come detto prima i pediatri di famiglia mancanti in Italia, 1.550 quelli che andranno in pensione entro il 2029
E il 78% delle carenze sono concentrate in Lombardia, Piemonte e Veneto con oltre mille assistiti per pediatra superato in alcune regioni del Nord. Per tornare in equilibrio servirebbero almeno 3.500 pediatri in più, necessari per garantire standard assistenziali adeguati.
La carenza di pediatri di famiglia ha gravi conseguenze sulla salute dei bambini e degli adolescenti. I pediatri di famiglia sono i primi a intervenire in caso di emergenza e a fornire assistenza continua e personalizzata lungo la filiera del gradiente di complessità clinica che si dipana dagli studi agli ambulatori dei distretti fino alle strutture ospedaliere di primo e secondo livelli secondo un modello Hub e spoke delle reti pediatriche auspicabile ma ancora incompiuto in molte regioni.
È necessario dunque intervenire con urgenza per risolvere la carenza di pediatri di famiglia e garantire la qualità dell’assistenza pediatrica in Italia.




