Binge drinking nelle donne: il possibile ruolo degli estrogeni

Come gli ormoni femminili potrebbero incidere sul consumo di alcolici

Un nuovo studio condotto dai ricercatori della Weill Cornell Medicine e pubblicato sulla rivista Nature Communications indica che gli estrogeni circolanti potrebbero favorire nelle donne un rapido aumento del consumo di alcol nei primi 30 minuti dall’assunzione. Tale comportamento, denominato “front-loading”, consiste nel concentrare la maggior parte delle bevande alcoliche all’inizio di una sessione, incrementando il rischio di binge drinking.

La ricerca propone una possibile spiegazione delle differenze di genere nei comportamenti di assunzione di alcol e potrebbe favorire lo sviluppo di terapie mirate al disturbo da uso di alcol. Secondo la dottoressa Kristen Pleil, professoressa associata di farmacologia alla Weill Cornell Medicine e autrice principale dello studio, i meccanismi biologici alla base del consumo di alcol nelle donne risultano ancora poco indagati, nonostante sia noto che queste ultime siano più soggette a effetti dannosi rispetto agli uomini.

Nel 2021, lo stesso gruppo di ricerca aveva individuato un insieme di neuroni nel nucleo del letto della stria terminale (BNST), area cerebrale coinvolta nell’elaborazione di emozioni e stress, che risultavano più attivi nei topi femmina durante il binge drinking. Per approfondire tali correlazioni, i ricercatori hanno esaminato i livelli di estrogeni nelle femmine di topo nel corso del ciclo estrale e ne hanno valutato la risposta all’alcol. Dai dati raccolti è emerso che le femmine con valori elevati di estrogeni consumavano una quantità di alcol superiore rispetto a quelle con livelli più bassi.

Secondo i risultati, quando una femmina assume la prima bevanda, l’attivazione dei neuroni del BNST aumenta e, in presenza di alte concentrazioni di estrogeni, questa stimolazione si intensifica, incentivando l’assunzione di ulteriori quantità di alcol. Gli estrogeni sono ormoni steroidei che di norma agiscono legandosi a specifici recettori nucleari, modulando l’attività genica in un processo che può richiedere diverse ore. Tuttavia, lo studio condotto dalla Weill Cornell Medicine ha rivelato un meccanismo più rapido: l’infusione diretta di estrogeni nel BNST ha provocato in pochi minuti una risposta neuronale e un aumento del consumo di alcol nei topi.

Per verificare questa ipotesi, i ricercatori hanno utilizzato un’estrogeno modificato, incapace di penetrare nelle cellule ed entrare in contatto con i recettori nucleari. Nonostante tali limitazioni, l’ormone era comunque in grado di accrescere l’assunzione di alcol, indicando la presenza di recettori sulla superficie dei neuroni che regolano in modo rapido la comunicazione fra le cellule cerebrali.

Lo studio ha anche individuato il recettore degli estrogeni probabilmente responsabile di questo effetto. Attualmente sono in corso approfondimenti per stabilire se dinamiche simili si verifichino anche negli uomini, che producono estrogeni attraverso la conversione del testosterone nel cervello, seppur in modo diverso dalle donne.

La scoperta suggerisce nuove possibilità terapeutiche, come l’eventuale impiego di alcuni farmaci già approvati dalla Food and Drug Administration (FDA), comunemente prescritti in caso di tumori sensibili agli estrogeni, per ridurre il consumo di alcol nelle donne nelle fasi del ciclo con livelli ormonali elevati. Un’ulteriore prospettiva consiste nell’associare tali farmaci a molecole capaci di regolare l’attività dei neuroni del BNST, con l’obiettivo di sviluppare interventi specifici per il disturbo da consumo di alcol al femminile.

I risultati forniscono nuove informazioni su come gli estrogeni possano incidere sul binge drinking nelle donne, contribuendo a spiegare alcune differenze di genere legate all’abuso di bevande alcoliche. Pur trattandosi di uno studio preclinico condotto su modelli animali, queste evidenze indicano l’importanza di approfondire il ruolo degli ormoni nel consumo di alcol e potrebbero favorire l’elaborazione di trattamenti più efficaci e personalizzati per le donne a rischio di sviluppare disturbi legati all’abuso di sostanze alcoliche.

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