Sovrappeso e obesità sono sempre difficili da correggere, anche per via dell’intricata rete di connessioni che legano la fisiologia del sistema endocrino alla sfera comportamentale
Comprendere l’interazione tra ambiente, genetica e stili di vita richiede oggi una visione che superi i confini della biochimica per abbracciare i determinanti sociali e psichici della salute. La gestione di condizioni come il diabete e l’eccesso ponderale non può dunque prescindere da un’analisi del contesto relazionale e del vissuto emotivo, elementi che condizionano profondamente l’aderenza terapeutica e la qualità della vita a lungo termine.
In occasione del World Obesity Day, la Società Italiana Metabolismo Diabete Obesità (SIMDO) ha lanciato un appello che punta a scardinare i pregiudizi radicati su questa condizione. L’obesità, come ribadito dagli specialisti, non può più essere derubricata a semplice questione estetica o a una presunta mancanza di forza di volontà del singolo. Si tratta, al contrario, di una malattia cronica, progressiva e recidivante che necessita di cure integrate e di un accesso equo alle terapie oggi disponibili. Uno dei punti cardine della strategia riguarda l’inserimento dei nuovi farmaci nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), garantendo così la rimborsabilità di trattamenti che oggi sono oggi preclusi a larga parte della popolazione.
Quest’anno, la SIMDO ha scelto di focalizzare l’attenzione su un elemento del percorso terapeutico troppo spesso relegato ai margini: la componente psicologica. Curare l’obesità significa infatti guardare oltre i parametri metabolici standard per esplorare la sfera emotiva, relazionale e persino sessuale del paziente. I dati sono allarmanti: con oltre sei milioni di italiani colpiti, l’obesità si conferma la porta d’ingresso per patologie invalidanti come l’ipertensione, il diabete e le malattie cardiovascolari. Tuttavia, esiste un carico sommerso di sofferenza che influisce su ogni ambito della quotidianità.
Secondo Giancarlo Tonolo, Presidente Nazionale SIMDO, l’obesità è una patologia complessa che coinvolge la mente tanto quanto il corpo. Egli sottolinea come controllare il peso e la glicemia sia fondamentale ma non basta, poiché è necessario occuparsi della persona nella sua interezza. Molti pazienti, infatti, vivono un profondo senso di isolamento e difficoltà nella sfera sessuale, aspetti che frequentemente vengono ignorati durante le ordinarie visite cliniche. La missione della Società è chiara: integrare il supporto psicologico in ogni singola fase della cura per restituire dignità al percorso del paziente.
Per tradurre questa visione in realtà operativa, gli specialisti hanno dato il via a un ambizioso progetto di formazione itinerante su scala nazionale, rivolto a una platea multidisciplinare composta da medici, infermieri e psicologi. Il cuore del programma è proprio l’approccio psicologico alla malattia metabolica, con un’attenzione pionieristica al tema della sessualità. Il tour formativo, dopo l’esordio in Puglia, proseguirà nel mese di marzo a Luino, in Lombardia, per poi toccare città capoluogo come Napoli, Roma e Torino.
L’integrazione di competenze diverse è la strada maestra per affrontare disfunzioni della persona. Il presidente Tonolo spiega che molti pazienti sovrappeso sperimentano un calo della libido o problematiche funzionali strettamente legate alla patologia metabolica. In questo contesto, il lavoro di squadra diventa essenziale e la psicologia cessa di essere un accessorio per diventare un tassello fondamentale nel garantire la qualità della vita di chi affronta questa sfida quotidianamente.
Nella ricorrenza del World Obesity Day che si celebra oggi si impone un momento di riflessione. Nonostante il riconoscimento dell’obesità come malattia cronica, sancita per legge, il divario nell’accesso alle cure rimane un tema aperto. La correlazione tra disagio economico e incidenza delle malattie metaboliche è un dato di fatto: spesso le persone più colpite sono quelle con minori disponibilità economiche. Giancarlo Tonolo conclude ricordando che, sebbene i nuovi farmaci, le incretine o GLP-1, permettano di ottenere risultati straordinari, queste molecole rimangono un lusso per pochi. La richiesta alle istituzioni è quella di una rimborsabilità selettiva per le fasce sociali più deboli e per i pazienti ad alto rischio, convinti che investire oggi nella prevenzione e nel supporto psicologico significhi risparmiare risorse in un prossimo futuro.




