Guerra in Medio Oriente: i rischi per il mercato farmaceutico 
e le proposte di Farmindustria

La guerra in Medio Oriente e l’emergenza energetica stanno creando preoccupazioni per il futuro del settore farmaceutico. I rischi anno riferimento, nell’attuale congiuntura geopolitica, all’aumento dei costi industriali. Il presidente di Farmindustria, Marcello Cattani, stima un aumento del 20% dei costi industriali per energia, manifattura e trasporti. In prospettiva potrebbero mancare su scala nazionale ed europea alcuni farmaci salvavita: la guerra in Medio Oriente potrebbe causare una carenza di farmaci salvavita come anticoagulanti, neurolettici e farmaci per la pressione. Previsto anche un sensibile rincaro dei medicinali: il rischio di un aumento dei prezzi è alto, nonostante la disponibilità di scorte per almeno 2-3 mesi.
Il settore farmaceutico italiano è particolarmente vulnerabile a causa della sua dipendenza dalle importazioni di principi attivi da Cina e India. L’Agenzia europea dei medicinali (Ema) sta monitorando la situazione e ha avvertito che il protrarsi delle difficoltà nelle rotte commerciali potrebbe tradursi in carenze più rilevanti.
Lo scenario attuale si articola in una sorta di tempesta perfetta che è alimentata dall’umento dei costi delle materie prime cresciuti del 30%, quelli dei trasporti del 72% e le assicurazioni del 300%.
La guerra sta causando interruzioni nelle catene di approvvigionamento, soprattutto per i farmaci generici e quelli che richiedono una gestione termica continua.Se il conflitto dovesse proseguire, il rischio di esaurimento delle scorte di farmaci essenziali come antibiotici, antinfiammatori e anticoagulanti aumenta. La carenza di farmaci potrebbe avere gravi conseguenze sulla salute pubblica, soprattutto per i pazienti che dipendono da trattamenti cronici.
Le proposte per mitigare questa situazione formulate da Farmindustria riguardano il reshoring farmaceutico ossia riportare in Europa le produzioni farmaceutiche per garantire l’autonomia produttiva del farmaco finito. La creazione di un Hub logistico e di distribuzione dei farmaci in chiave euromediterranea, coinvolgendo Paesi come Egitto, Libia e Tunisia. Creare infine un tavolo di concertazione con industria farmaceutica, aziende della distribuzione e governo per affrontare la situazione in modo coordinato e condiviso.
Il presidente di Liphe, Pierluigi Petrone, sottolinea l’importanza di garantire la continuità terapeutica del paziente e propone di sfruttare la logistica sanitaria per creare hub italiani dove stoccare farmaci non registrati o indisponibili.

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