“Così Baudo portò la ricerca sul cancro in televisione”. Nove anni fa il tributo del Quirinale

Nel ricordo della gente, Pippo Baudo è la quintessenza stessa della televisione italiana, indimenticabile connubio di eleganza, simpatia e autorevolezza. Ma accanto alla sua lunga carriera artistica, da Settevoci a Canzonissima, da Sanremo a Fantastico, e Domenica In, c’è un capitolo forse meno noto ma altrettanto significativo: il suo impegno a favore della ricerca scientifica, in particolare la ricerca sul cancro.

Baudo non si è limitato a prestare il volto a campagne di sensibilizzazione e raccolta fondi. Ha creduto profondamente nel valore della medicina, nel ruolo del Servizio Sanitario Nazionale, e nel dovere del servizio pubblico di raccontare anche ciò che accade nei laboratori, lontano dai riflettori. Nel 2016, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella gli conferì per questo il Premio Speciale AIRC “Credere nella Ricerca”, durante la Giornata Nazionale per la Ricerca sul Cancro, al Quirinale. Un riconoscimento che non celebrava tanto la notorietà, quanto la dedizione concreta nel promuovere la cultura scientifica.

Tra i progetti più significativi in questo ambito possiamo citare il programma RAI Storie al Microscopio, un esperimento editoriale coraggioso: raccontare la ricerca, i suoi protagonisti, le speranze e le difficoltà, attraverso il linguaggio televisivo. Baudo riuscì a portare in questo modo, nelle case degli italiani, le testimonianze di medici, volontari AIRC e pazienti, contribuendo a rompere il silenzio che per anni aveva circondato la parola “cancro” in TV. Dalla prima edizione di Storie al Microscopio (era il 5 novembre 1995) presero il via con cadenza annuale i Giorni della Ricerca. Ancora oggi la Rai e Fondazione AIRC portano avanti congiuntamente questo importante format televisivo, finalizzato a sostenere il lavoro dei ricercatori, e per fornire ai telespettatori una corretta informazione sui temi del cancro.

Alla cerimonia al Quirinale, il 24 ottobre di nove anni fa, Pippo Baudo era visibilmente emozionato. Chi era presente, tra i giornalisti accreditati anche chi scrive, ricorda il momento in cui ricevette il premio dalle mani del Capo dello Stato, con i complimenti di Beatrice Lorenzin (nella foto di Francesco Ammendola, Ufficio Stampa e Comunicazione del Quirinale, g.c.). Nella motivazione si sottolineava come la sua professionalità avesse permesso di coinvolgere il grande pubblico nel sostegno alla ricerca, rendendo accessibili temi complessi e spesso trascurati.

La maratona televisiva promossa dalla RAI, in collaborazione con AIRC, ha raccolto negli anni oltre 150 milioni di euro. Un risultato straordinario, reso possibile anche grazie alla credibilità di chi, come Baudo, ha saputo mettere la propria professionalità al servizio di una nobile causa. La Fondazione AIRC, nel suo messaggio di cordoglio diffuso oggi sui social, ha parlato di “affetto e immensa gratitudine” per chi per la prima volta “con coraggio, ha portato trent’anni fa nelle case le testimonianze di medici, ricercatori e persone curate dal cancro”.

L’impegno di Baudo, al fianco di altri indimenticabili testimonial quali Sandra Mondaini e Raimondo Vianello, protagonisti di campagne che hanno fatto storia, ha contribuito a cambiare il modo in cui la malattia veniva percepita. Non più un tabù, il tumore, ma una sfida da affrontare insieme, grazie a una informazione trasparente, accompagnata da veri valori: solidarietà e fiducia nella scienza.

Oggi, mentre in Italia salutiamo uno dei suoi volti più amati, resta viva l’eredità di Pippo Baudo anche in questo campo, la divulgazione scientifica in medicina. Un’eredità fatta di parole giuste, di gesti discreti, e di una convinzione profonda: che la televisione, quando vuole, può essere anche strumento di conoscenza e dispensatrice di speranza.

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