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Contratto medici, dopo l’accordo fioccano le reazioni. E adesso si mobilitano le farmacie

Sancito il rinnovo dell’area dirigenziale sanità, altre aree vivono una fase di tensione, con scioperi annunciati e trattative ferme da anni. Le dichiarazioni del ministro Zangrillo e del sottosegretario Gemmato


La professione di medico è oggi al centro di una trasformazione profonda, segnata da carenze di personale, pressioni crescenti sui servizi e un bisogno diffuso di valorizzare competenze e responsabilità. In questo scenario, i rinnovi contrattuali rappresentano uno snodo cruciale non solo per le retribuzioni, ma anche per la tenuta del sistema e la capacità di attrarre nuove generazioni di professionisti. Mentre il Servizio sanitario nazionale compie un passo avanti con la firma del contratto 2022-2024 per la dirigenza, altre aree del settore vivono una fase di tensione, con scioperi annunciati e trattative ferme da anni. Da marzo, come annunciato ieri, la busta paga di medici e dirigenti sanitari del Servizio sanitario nazionale sarà più pesante. Con la firma definitiva del contratto dell’Area dirigenziale Sanità 2022-2024, siglata da Aran e dalle organizzazioni sindacali, arriva un aumento medio di circa 491 euro lordi per 13 mensilità. Il rinnovo riguarda 137mila dirigenti, di cui 120mila medici e 17mila dirigenti sanitari non medici. Una misura attesa da tempo, che secondo il governo rappresenta un segnale concreto di attenzione verso chi opera quotidianamente nei reparti, nei servizi territoriali e nelle strutture di emergenza.

Non tutte le sigle sindacali, però, hanno aderito all’accordo. La Fp-Cgil non ha partecipato alla firma definitiva, lo considerano un contratto “definanziato, con aumenti mortificanti e senza novità normative”. Il sindacato ricorda di non aver sottoscritto neppure l’ipotesi di accordo dello scorso novembre, sostenendo che “non ci sono le condizioni sindacali minime economiche e normative” per approvare il rinnovo dei dirigenti medici, veterinari e sanitari. Di segno opposto la posizione di Anaao-Assomed e della Federazione Cimo-Fesmed, che hanno dato il via libera al contratto, definendolo “prevalentemente economico” e sottolineando la necessità di chiudere rapidamente il triennio 2022-2024 per aprire il confronto sul contratto 2025-2027 e “riallineare finalmente la contrattazione al triennio di riferimento”.

Soddisfazione arriva anche dal governo. “La conclusione dell’iter contrattuale per il triennio 2022-2024 dell’area della dirigenza sanitaria rappresenta un segnale concreto di attenzione verso i professionisti del Servizio Sanitario Nazionale che ogni giorno garantiscono qualità delle cure e rappresentano il cuore pulsante della sanità pubblica”, ha dichiarato il sottosegretario Marcello Gemmato. Il rinnovo, ha aggiunto, “rafforza le misure di valorizzazione professionale, dallo stipendio tabellare alla retribuzione di posizione, un passo nella direzione di rendere più attrattiva la carriera sanitaria anche per i giovani professionisti e di sostenere chi opera in contesti ad alta responsabilità”. Tra gli elementi ritenuti fondamentali, anche le misure a tutela delle vittime di aggressioni, il supporto psicologico e il riconoscimento delle indennità di specificità medico-veterinaria.

Per il ministro della Pubblica Amministrazione Paolo Zangrillo, “il contratto, che prevede aumenti medi che incidono in modo concreto sulle retribuzioni, contribuisce a valorizzare competenze e professionalità strategiche per il funzionamento dello Stato”. Il presidente dell’Aran, Antonio Naddeo, ha annunciato che, dopo il via libera del Ministero dell’Economia, potranno essere avviate formalmente le trattative per il prossimo contratto, in linea con l’impegno del governo a garantire continuità nei rinnovi. L’ipotesi di contratto era stata siglata lo scorso 18 novembre senza l’adesione di Fp Cgil Medici e Fassid. Con la firma definitiva resta solo il no della Cgil, mentre Fassid ha sottoscritto il contratto definitivo. Le risorse stanziate, pari a 1,2 miliardi di euro, garantiscono un incremento medio del 7,27%, con aumenti di circa 491 euro mensili per 13 mensilità, in parte destinati all’incremento dello stipendio tabellare e visibili già nelle buste paga di marzo. Il testo prevede inoltre un rafforzamento della retribuzione di posizione – parte fissa – che per i dirigenti neoassunti registra un incremento del 55%, con l’obiettivo di valorizzare l’ingresso dei giovani professionisti. Incrementate anche l’indennità di direzione di struttura complessa e le indennità di specificità per i profili medico-veterinari e sanitari. Sul piano normativo, tra le principali novità figurano la possibilità di ricostituzione del rapporto di lavoro entro cinque anni dalla cessazione con una delle aziende di provenienza, misure volte a garantire una più effettiva fruizione delle ferie, anche durante il periodo di preavviso, e una specifica tutela per il personale vittima di aggressioni, con patrocinio legale a carico dell’Azienda e supporto psicologico su richiesta.

Se nel pubblico il percorso contrattuale sembra dunque avviarsi verso una nuova fase, il clima è ben diverso nella sanità privata. Nonostante l’apertura del tavolo prevista per il 4 marzo alla presenza del ministro della Salute, le segreterie nazionali di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl hanno proclamato lo sciopero nazionale dei lavoratori della sanità privata e delle Rsa per il 17 aprile. La protesta riguarda il rinnovo di due contratti collettivi nazionali che, denunciano i sindacati, “sono scaduti rispettivamente da 8 e 13 anni: una situazione che non è più tollerabile”. In gioco ci sono le condizioni di lavoro e le retribuzioni di circa 300mila dipendenti.

Anche le farmacie private si preparano alla mobilitazione. Oltre 76mila addetti torneranno a scioperare il 13 aprile per il rinnovo del contratto scaduto il 31 agosto 2024. Le organizzazioni di categoria Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs giudicano “insufficiente” la nuova proposta economica di Federfarma e chiedono “il recupero reale del potere d’acquisto, il pieno riconoscimento delle professionalità e la valorizzazione delle responsabilità assunte quotidianamente da tutto il personale occupato nelle farmacie, a partire dai farmacisti collaboratori”. Ci troviamo così davanti a un doppio scenario: da un lato il rinnovo contrattuale dei medici dirigenti, che apre la strada a una nuova stagione di confronto; dall’altro la crescente tensione nella sanità privata e nelle farmacie, dove anni di stallo contrattuale alimentano malcontento e rivendicazioni. Una frattura che riflette le diverse velocità del sistema e che, nelle prossime settimane, sarà al centro del dibattito politico e sindacale.

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