Sfiorati i 13 milioni di casi in Italia quest’anno, la curva dei contagi è ora scesa ai minimi. Gli esperti richiamano l’attenzione sulle varianti, la copertura vaccinale insufficiente, la necessità di anticipare la prevenzione.
L’epidemia di influenza legata alla stagione invernale è arrivata anche quest’anno ai titoli di coda. La curva dei contagi ha confermato l’andamento ciclico dei virus respiratori: la sorveglianza epidemiologica e la vaccinazione si confermano strumenti fondamentali della profilassi. Le statistiche aggiornate parlano di un bilancio complessivo di 12,6 milioni di italiani colpiti da infezioni respiratorie acute. I focolai epidemici non sono però ancora del tutto spenti: secondo il sistema di sorveglianza RespiVirNet dell’Istituto Superiore di Sanità, nell’ultima settimana sono stati censiti 406 mila nuovi casi, anche se solo poco più del 2 per cento è attribuibile ai virus influenzali. A dominare questa coda sono soprattutto rhinovirus, virus respiratorio sinciziale e metapneumovirus, che colpiscono in particolar modo i bambini sotto i quattro anni. Nelle altre fasce d’età, invece, la circolazione dei virus è ormai molto ridotta e anche gli accessi al pronto soccorso stanno tornando verso livelli fisiologici.
«L’intensità di questa epidemia è paragonabile a quella delle due stagioni precedenti, anche se per qualche settimana avremo ancora un numero significativo di casi soprattutto tra i più piccoli», ha spiegato Anna Teresa Palamara, direttrice del Dipartimento di Malattie Infettive dell’Istituto Superiore di Sanità. Le premesse lasciavano immaginare uno scenario diverso. Dopo anni di predominanza del virus H1, era attesa la prevalenza del ceppo H3, che, avendo circolato poco negli anni precedenti, avrebbe potuto trovare una popolazione più suscettibile. A questo si aggiungeva la stagione particolarmente intensa osservata nell’emisfero sud, l’anticipo dell’inizio dell’epidemia e l’emergere della nuova variante K.
«Si temeva che il virus H3, a causa della sua ridotta circolazione negli anni passati, avrebbe avuto un più ampio bacino di popolazione suscettibile», ricorda Gianni Rezza, professore straordinario di Igiene all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. «Inoltre, preoccupava la stagione intensa verificatasi nell’emisfero Sud. Infine, è emersa la nuova variante K. Nonostante queste premesse, la stagione si è rivelata in linea con quelle degli ultimi due-tre anni». La variante K, inoltre, si è mostrata vulnerabile al vaccino, come evidenziato dai primi studi, tra cui uno pubblicato su Eurosurveillance, rivista dell’European Centre for Disease Prevention and Control. Resta invece aperto il tema della copertura vaccinale, insufficiente rispetto agli obiettivi. «I dati indicano una copertura vaccinale negli over 65 intorno al 50 per cento; nella fascia 60-64 anni la copertura si attesta intorno al 21 per cento; nei bambini, purtroppo, cala ancora: tra i 6 mesi e i 6 anni siamo intorno al 20 per cento», osserva Maria Rosaria Campitiello, a capo del Dipartimento della Prevenzione, della ricerca e delle emergenze sanitarie del Ministero della Salute. Percentuali lontane dal target minimo del 75 per cento e ancor più dall’obiettivo ottimale del 95 per cento. La grande maggioranza delle vaccinazioni, circa nove milioni, è stata effettuata dai medici di medicina generale, seguiti dai pediatri di libera scelta con 880 mila dosi e dalle farmacie con 870 mila. Ora l’attenzione è rivolta alla prossima stagione, con l’obiettivo di migliorare la risposta vaccinale. «Vogliamo immaginare un’Italia che non rincorre l’influenza ma la anticipa», conclude Campitiello, annunciando nuovi sforzi del Ministero per sensibilizzare la popolazione, semplificare l’accesso alla vaccinazione e sostenere le Regioni.
La tendenza dei virus a mutare, combinarsi con altri patogeni circolanti e colpire in modo imprevedibile rende necessario un aggiornamento continuo degli strumenti di prevenzione. In questo senso l’aggiornamento dei ceppi da includere nel vaccino stagionale è un passaggio che coinvolge laboratori, reti sentinella e istituzioni sanitarie di tutto il mondo. «Questo scenario conferma quanto l’influenza rappresenti ogni anno una sfida importante per la salute pubblica», osserva Fabrizio Pregliasco, docente di Igiene Generale e Applicata all’Università di Milano. «La vaccinazione influenzale rimane lo strumento principale di prevenzione per ridurre il numero di casi, le complicanze e i ricoveri, soprattutto tra le persone più fragili come anziani, bambini piccoli e soggetti con patologie croniche». «Vaccinarsi rimane la strategia più efficace per proteggersi dall’influenza e dalle sue possibili complicanze», conclude il professor Pregliasco, che è direttore scientifico dell’Osservatorio Virusrespiratori.it. «La vaccinazione non solo riduce il rischio di ammalarsi, ma contribuisce a limitare la diffusione del virus nella comunità e protegge le persone più vulnerabili».
L’efficacia del vaccino dipende dalla sua capacità di adattarsi ai cambiamenti dei virus influenzali. Questi patogeni, infatti, sono soggetti a continue mutazioni: piccole variazioni genetiche possono modificare le caratteristiche dei ceppi circolanti e rendere meno efficace la protezione offerta dalle vecchie formulazioni. Per questo motivo l’Oms analizza costantemente i dati provenienti dalla rete globale di sorveglianza e due volte l’anno, febbraio e settembre, pubblica le raccomandazioni. Alla fine del mese di febbraio l’Oms ha annunciato la composizione del vaccino per la stagione 2026-2027 nell’emisfero settentrionale. La formulazione raccomandata resta trivalente, scelta legata alla scomparsa del ceppo B/Yamagata, non più rilevato a livello globale dal 2020. I vaccini quadrivalenti includeranno entrambe le linee del virus B, Yamagata e Victoria, per garantire una copertura più ampia in caso di cambiamenti epidemiologici. Ulteriori indicazioni si possono trovare sul sito dell’Osservatorio virusrespiratori.it realizzato grazie al supporto incondizionato di Chiesi, Seqirus e GSK.
Sappiamo intanto che il vaccino trivalente raccomandato per fronteggiare l’ondata influenzale della prossima stagione invernale 2026-2027 includerà: un ceppo aggiornato di virus A/H1N1, identificato come A/Missouri/11/2025; un nuovo ceppo di virus A/H3N2, appartenente alla variante più diffusa nella stagione recente; un ceppo aggiornato di virus B della linea Victoria, con varianti come Tokyo 2025 o Pennsylvania 2025 a seconda della tecnologia produttiva. Una composizione che riflette l’evoluzione dei virus circolanti e che punta a garantire la massima protezione possibile per la popolazione.




