Riorganizzare il percorso di presa in carico, garantire il flusso ospedale e territorio, ripensare i setting di somministrazione, con flussi snelli e standardizzati, assicurando equità di accesso all’innovazione terapeutica, con un occhio alla spesa sanitaria. Questo il tema dell’incontro “Nuovi modelli di governance dell’innovazione: equità di accesso e parità di trattamento nella degenerazione maculare” realizzato grazie al contributo incondizionato di Bayer, organizzato durante la Mediterranea School 2026 di Motore Sanità, alla presenza dei massimi esperti sul tema.
Oggi, le innovazioni terapeutiche disponibili potrebbero aumentare l’aderenza, migliorare l’appropriatezza, garantendo efficacia e sostenibilità per l’SSN, e un minor carico psicologico-organizzativo per il paziente.

Queste le parole di Francesco Boscia, Professore Ordinario Malattie dell’Apparato Visivo, Università di Bari“l’organizzazione dell’erogazione delle cure per la maculopatia senile è il vero problema al giorno d’oggi. La possibilità di utilizzare farmaci estremamente efficaci e durevoli, fa sì che il regime di trattamento, la somministrazione e i controlli post-operatori siano il limite attuale alla migliore efficacia di questa terapia. Riteniamo che regimi che coniughino la proattività all’individualizzazione dei pazienti siano quelli che meglio rispondano alla necessità di ridurre il carico per i pazienti stessi e per le strutture. Mentre per quello che attiene alla somministrazione poter utilizzare ambienti che non siano la sala operatoria, come ambulatori protetti possa snellire l’accesso alle cure stesse”.

“Per ridurre la disomogeneità all’accesso alle cure per i pazienti, presente non solo tra nord e sud, ma spesso anche all’interno della stessa regione, sarebbe opportuno identificare uno standard minimo nazionale di percorso terapeutico, lasciando alle singole regioni libertà nel modello organizzativo. Tuttavia, è necessario un continuo monitoraggio mirato non soltanto alla spesa farmaceutica ma a valutare indicatori di percorso ed esito, cioè il tempo intercorso dalla diagnosi all’accesso alla terapia, il numero di terapie eseguite e gli esiti visivi. Così da attivare comportamenti correttivi mirati a rimodulazioni economiche e del personale sanitario mantenendo sempre lo stesso standard di qualità delle cure su scala nazionale. Per quanto riguarda la Nota 98 oggi si trova in antitesi con i nuovi protocolli di trattamento della maculopatia, non lasciando libertà al clinico di usare i nuovi farmaci che garantiscono oltre alla maggiore efficacia un minor accesso in ospedale, poiché richiedono un minor numero di terapie intravitreali durante l’anno con migliore aderenza terapeutica da parte dei pazienti e di conseguenza migliore capacità di preservare la vista”, ha spiegato Vincenza Bonfiglio, Professore Ordinario Malattie apparato visivo Università di Palermo




