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Mammografia, l’intelligenza artificiale accelera diagnosi e referti: l’esperienza dell’Umbria

Aumentano i casi positivi selezionati nello screening, gli algoritmi individuano segnali di rischio invisibili a occhio nudo. Gli esperti italiani: la tecnologia deve integrarsi in percorsi organizzati di prevenzione

La diagnosi precoce rappresenta da sempre uno dei pilastri della lotta ai tumori. Negli ultimi anni, l’evoluzione tecnologica ha iniziato a trasformare profondamente i programmi di screening, introducendo strumenti capaci di supportare i clinici nel riconoscere lesioni sempre più piccole e difficili da individuare. Tra questi, l’Intelligenza Artificiale sta assumendo un ruolo crescente, non come sostituto del medico, ma come alleato in grado di aumentare l’accuratezza e ridurre i tempi di risposta. È un cambiamento che sta interessando diverse regioni italiane e che, in alcuni casi, sta già mostrando risultati concreti. È quanto accade in Umbria, seconda regione in Italia – dopo il Veneto – ad aver introdotto l’Intelligenza Artificiale nello screening mammografico su scala regionale. A illustrare i primi dati è stato il direttore generale dell’Usl Umbria 1, Emanuele Ciotti, intervenuto come relatore al congresso “AI & cybersecurity in sanità – Orizzonti strategici e impatti verticali”, promosso da Confassociazioni in collaborazione con gli specialisti della Società italiana intelligenza artificiale in medicina SIIAM, e celebrato a Roma a Palazzo Madama. In questa sede sono stati presentati i risultati raccolti tra maggio e dicembre 2025, un periodo in cui l’IA è stata utilizzata come supporto alla doppia lettura umana, mantenuta per tutte le donne esaminate. “Nei nove mesi considerati, a parità di numero di donne esaminate, circa 16.000, si è registrato un incremento dei casi positivi, passando da 4,7 a 5,5 ogni mille esami. È quindi aumentata la capacità di detection”, ha spiegato il direttore generale, sottolineando come l’IA abbia contribuito a individuare un numero maggiore di lesioni sospette senza modificare il protocollo clinico. Un altro risultato significativo riguarda i tempi di refertazione. Nel 2024, il tempo medio era di circa 25 giorni, oltre lo standard indicato di 21 giorni. Nel 2025, grazie al supporto dell’IA, è sceso a 18 giorni, nonostante un organico ridotto di un radiologo rispetto all’anno precedente. Un miglioramento che dimostra come la tecnologia possa alleggerire il carico di lavoro e rendere più efficiente l’intero percorso diagnostico. L’IA ha inoltre permesso di aumentare i richiami di secondo livello, passati da 644 a 786. Un incremento che, secondo Ciotti, riflette una maggiore sensibilità del sistema nel segnalare casi meritevoli di approfondimento, contribuendo così a una diagnosi più tempestiva.

I risultati presentati dall’Usl Umbria 1 confermano che l’Intelligenza Artificiale, se integrata con prudenza e mantenendo il controllo clinico nelle mani dei radiologi, può migliorare la qualità dello screening mammografico. Non si tratta di sostituire l’occhio umano, ma di affiancarlo con uno strumento capace di analizzare grandi quantità di immagini, ridurre il rischio di falsi negativi e velocizzare i processi. L’esperienza umbra si inserisce in un dibattito più ampio sul ruolo dell’IA in sanità, tra opportunità e necessità di regolamentazione. Ma i dati mostrano che, quando la tecnologia viene adottata con rigore e trasparenza, può diventare un alleato prezioso per la salute pubblica. In un ambito come lo screening mammografico, dove la tempestività può fare la differenza, ogni giorno guadagnato e ogni caso individuato in più rappresentano un passo avanti concreto nella tutela delle donne.

Nuova era nella prevenzione del tumore della mammella

La prevenzione in oncologia sta vivendo una trasformazione profonda. L’evoluzione delle tecnologie di imaging, l’analisi avanzata dei dati e l’intelligenza artificiale stanno ampliando la capacità di intercettare i tumori nelle fasi più precoci, quando le possibilità di cura sono maggiori. In particolare, lo screening del tumore al seno – uno dei programmi di sanità pubblica più consolidati – sta entrando in una fase in cui la personalizzazione del rischio e la lettura automatizzata delle immagini promettono di cambiare radicalmente l’approccio alla diagnosi precoce. È un passaggio che non sostituisce il ruolo del medico, ma lo potenzia, offrendo strumenti in grado di cogliere segnali impercettibili all’occhio umano. In questo scenario si inserisce lo studio pubblicato su Lancet Digital Health, che conferma l’efficacia di uno strumento di intelligenza artificiale sviluppato in Australia, capace di individuare donne con alta probabilità di sviluppare un tumore al seno nei quattro anni successivi, anche quando la mammografia risulta negativa. L’algoritmo, chiamato BRAIx, è stato addestrato su quasi mezzo milione di mammogrammi di donne australiane tra il 2016 e il 2017 e successivamente validato con un dataset indipendente di 4.500 donne in Svezia.

A differenza della radiologia tradizionale, che rileva la presenza o meno di un tumore, BRAIx assegna un punteggio personalizzato di rischio da 0 a 99,9, stimando la probabilità di sviluppare un carcinoma mammario nel breve periodo. Secondo lo studio, una donna su dieci con un punteggio nel massimo 2 per cento di rischio ha poi sviluppato un tumore al seno, nonostante la mammografia non avesse ancora evidenziato alcuna lesione. “Credo che sia una scoperta rivoluzionaria, che un algoritmo possa identificare i segnali di rischio e i primi segni di tumore, anche se le mammografie sono ancora libere”, ha scritto la responsabile della ricerca, Helen Frazer, direttrice clinica del servizio BreastScreen dell’ospedale St. Vincent’s di Sydney. Frazer sottolinea l’urgenza di innovare: “Secondo le previsioni saranno 90 mila le donne australiane che moriranno di cancro al seno nei prossimi 25 anni e dobbiamo cambiare le cose”. Lo studio evidenzia inoltre che l’algoritmo è più accurato dei metodi tradizionali basati su età, familiarità o densità mammaria, fattori di rischio consolidati ma non sempre sufficienti a identificare le donne più vulnerabili. Per la ricercatrice, l’obiettivo di lungo termine di arrivare a zero morti per tumore al seno è possibile proprio grazie all’intelligenza artificiale, soprattutto se lo screening inizia a 40 anni o prima. In Australia, i programmi di screening hanno già ridotto l’incidenza del tumore fino al 50 per cento nelle donne tra 50 e 74 anni, ma l’IA potrebbe ampliare ulteriormente questo beneficio.

Dall’analogico al digitale, fa testo il responso del medico

Il tema della tecnologia come alleato nella diagnosi precoce è stato al centro anche dell’intervento di Nicoletta Gandolfo, presidente della Società Italiana di Radiologia Medica (Sirm), durante un talk a Sanremo, nei giorni del Festival. Gandolfo ha ricordato come la mammografia sia stata la vera rivoluzione degli ultimi vent’anni, con il passaggio dall’analogico al digitale e l’introduzione di immagini ad alta risoluzione, analisi avanzata dei dati e tecniche innovative come la tomosintesi. “Si tratta di un esame che, a parità di dose di radiazioni, permette di analizzare la mammella strato per strato, migliorando la localizzazione delle lesioni sospette, soprattutto nei seni densi, e guidando in modo più preciso eventuali biopsie”, ha spiegato. L’intelligenza artificiale rappresenta la nuova frontiera. “È un supporto fondamentale: aiuta a leggere meglio le immagini, riduce i falsi negativi, limita i richiami inutili e consente una maggiore personalizzazione dello screening, anche in base alla densità mammaria che è un fattore di rischio”, ha sottolineato Gandolfo, ricordando che l’Istituto Superiore di Sanità ha recentemente pubblicato linee guida sull’uso dell’IA in radiologia. La decisione clinica, ha precisato, resta sempre nelle mani del medico.

Tra le innovazioni emergenti, Gandolfo ha citato anche la mammografia con mezzo di contrasto, utilizzata non nello screening ma nella fase di stadiazione, per valutare l’estensione della malattia e pianificare il percorso terapeutico, in alternativa alla risonanza magnetica quando questa non è eseguibile. Un tassello ulteriore in un panorama tecnologico in rapida evoluzione. La presidente Sirm ha infine richiamato l’importanza di integrare le nuove tecnologie in percorsi organizzati e multidisciplinari. “Gli screening pubblici sono un’offerta straordinaria del nostro sistema sanitario, ma devono essere integrati con i centri di senologia, perché prevenzione, diagnosi e terapia devono procedere insieme per garantire alle donne una reale opportunità di guarigione”. L’IA, dunque, non è un fine ma uno strumento. E se gli algoritmi come BRAIx promettono di anticipare la diagnosi e personalizzare il rischio, la sfida sarà inserirli in un sistema capace di trasformare l’innovazione in salute reale, garantendo equità, qualità e continuità di cura.

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