Pacing fisiologico, pacemaker leadless, monitoraggio remoto e medicina predittiva per ridurre ricoveri e complicanze e migliorare la qualità di vita. I temi affrontati dagli specialisti della Società Italiana di Geriatria Ospedale e Territorio (Sigot) e della Società Italiana di Cardiogeriatria
L’invecchiamento della popolazione sta trasformando profondamente la gestione delle malattie cardiovascolari, imponendo alla medicina la necessità di coniugare innovazione tecnologica, personalizzazione delle cure e attenzione alla fragilità. L’anziano di oggi vive più a lungo, ma spesso convive con comorbidità, ridotta autonomia e un rischio elevato di scompenso, aritmie e riacutizzazioni improvvise. In questo scenario, la cardiogeriatria sta diventando un laboratorio avanzato di integrazione tra tecnologie digitali, dispositivi miniaturizzati e nuovi modelli organizzativi, con l’obiettivo di intercettare prima i segnali di instabilità clinica e mantenere il paziente nel proprio ambiente di vita. È una rivoluzione silenziosa ma profonda, emersa a più riprese dal 40° Congresso Nazionale SIGOT e dal 19° Congresso di Cardiogeriatria.
Le malattie cardiovascolari restano una delle principali cause di ricovero, disabilità e mortalità nell’anziano. Fibrillazione atriale, scompenso cardiaco, cardiopatia ischemica cronica e disturbi del ritmo aumentano con l’età e richiedono strategie capaci di tenere insieme efficacia clinica, fragilità, comorbidità e qualità della vita. In questo contesto, le tecnologie emergenti stanno ridisegnando la cardiogeriatria, offrendo strumenti più precisi e meno invasivi.
Tra le innovazioni più rilevanti rientra il pacing fisiologico, una modalità di stimolazione che riproduce il percorso naturale dell’impulso elettrico nel cuore, utilizzando le vie fisiologiche di conduzione. Rispetto ad alcune forme di stimolazione tradizionale, questo approccio favorisce una contrazione più coordinata e può contribuire a prevenire o trattare l’insufficienza cardiaca in pazienti selezionati. “Accanto alla stimolazione tradizionale, oggi abbiamo il pacing fisiologico, che permette di avvicinarsi maggiormente al funzionamento naturale del cuore”, spiega il professor Francesco Vetta dal Congresso SIGOT. “L’obiettivo è evitare una stimolazione non coordinata, ridurre il rischio di peggioramento della funzione cardiaca e migliorare la qualità di vita, soprattutto nei pazienti anziani con scompenso o disturbi della conduzione”.
Un altro capitolo riguarda i pacemaker leadless, dispositivi miniaturizzati senza fili, impiantati direttamente nel cuore senza tasca sottocutanea né elettrocateteri transvenosi. “In pazienti selezionati, soprattutto fragili o ad aumentato rischio infettivo, possono ridurre alcune complicanze legate agli impianti tradizionali e avere minore impatto sulla vita quotidiana”, osserva Vetta. L’assenza di elettrocateteri e di tasca chirurgica riduce il rischio di infezioni e complicanze meccaniche, un aspetto cruciale nell’anziano fragile, dove anche un evento minore può determinare perdita di autonomia, ricoveri prolungati e peggioramento della qualità di vita. A queste innovazioni si affiancano telemedicina, dispositivi indossabili e monitoraggio remoto, che permettono di seguire nel tempo parametri clinici e cardiologici, rilevare precocemente segnali di instabilità e intervenire prima della riacutizzazione. “Screening mirati negli over 65, pacing fisiologico, pacemaker miniaturizzati, telemedicina e dispositivi indossabili devono essere considerati parte di una stessa strategia”, ha concluso il professor Vetta. “Monitorare meglio significa intervenire prima, ridurre ospedalizzazioni e complicanze, migliorare sopravvivenza e qualità di vita”. L’innovazione, nell’anziano fragile, non coincide solo con procedure complesse: significa riconoscere quanto prima uno scompenso, evitare una riacutizzazione clinica, monitorare un’aritmia, scegliere il dispositivo meno invasivo e mantenere più a lungo il paziente nel proprio ambiente di vita. È questa la direzione emersa con forza dal Congresso SIGOT, che ha riunito a Roma geriatri, cardiologi, internisti e professionisti del territorio.
La trasformazione digitale della sanità è un altro pilastro della nuova cardiogeriatria. “La telemedicina può diventare uno strumento decisivo per la gestione dell’anziano cronico e fragile, ma solo se viene inserita in un percorso di cura reale”, sottolinea Alberto Cella, Segretario SIGOT. “Servono professionisti, dati condivisi, Case della Comunità, Centrali Operative Territoriali e integrazione con il Fascicolo Sanitario Elettronico. Quest’ultimo può rappresentare uno strumento essenziale per la continuità assistenziale, a condizione che sia realmente alimentato, accessibile e integrato nei percorsi clinici”. Cella avverte che senza informazioni condivise tra ospedale, territorio, medici di medicina generale, specialisti e servizi domiciliari, ogni passaggio di cura rischia di ricominciare da zero. L’anziano fragile, spesso seguito da molti professionisti, assume più farmaci, presenta patologie croniche concomitanti e può avere difficoltà cognitive o funzionali. “Il digitale deve aiutare a ricostruire una visione unitaria del paziente, non aggiungere burocrazia. Allo stesso tempo, dobbiamo combattere il digital divide, aiutando cittadini e caregiver a usare davvero questi strumenti e formando gli operatori sanitari”.
Un esempio concreto di medicina predittiva applicata all’anziano si concretizza nell’insufficienza respiratoria, tema al centro dell’Hypoxia Day, il primo studio nazionale multicentrico promosso da SIGOT per misurare la reale diffusione dell’ipossiemia nei pazienti ricoverati over 55. “L’insufficienza respiratoria è spesso il risultato di più condizioni concomitanti, come scompenso cardiaco, polmonite, BPCO riacutizzata, sepsi o embolia polmonare, e può rappresentare un segnale precoce di peggioramento clinico”, spiega il professor Filippo Luca Fimognari, Direttore Scientifico SIGOT e coordinatore dello studio. “Per questo è fondamentale riconoscerla tempestivamente, monitorarla e inserirla in una valutazione complessiva del paziente anziano. Innovazione, raccolta sistematica dei dati e lavoro multiprofessionale possono aiutare a intervenire prima che la situazione evolva verso complicanze più gravi”. La cardiogeriatria del futuro, dunque, non è fatta solo di tecnologie sofisticate, ma di percorsi integrati, monitoraggi intelligenti e interventi tempestivi. Una medicina che ascolta il cuore dell’anziano fragile e lo accompagna con strumenti più precisi, meno invasivi e più vicini alla vita quotidiana.




