Sclerosi multipla, la svolta: oggi si diagnostica in un mese e si ferma nel 90% dei casi

In Italia 140mila malati. Neurologi: “Non è più una condanna. Cure precoci, farmaci potenti e stili di vita attivi cambiano la prognosi”.

Fino a vent’anni fa significava disabilità quasi certa. Oggi la sclerosi multipla è una malattia cronica che si può tenere sotto controllo per decenni. Il cambio di passo sta nella diagnosi lampo, nei farmaci ad alta efficacia e in una gestione cucita addosso al paziente. A ribadirlo sono i neurologi della SIN – Società Italiana di Neurologia, alla vigilia della Giornata mondiale che si celebra sabato 30 maggio.
La sclerosi multipla è una patologia autoimmune che attacca cervello e midollo spinale, danneggiando la mielina e provocando infiammazione e neurodegenerazione. Colpisce oltre 140mila italiani, con 3.400-3.600 nuovi casi l’anno. Esordisce soprattutto tra 20 e 40 anni e interessa tre donne per ogni uomo. Crescono però anche le diagnosi in età pediatrica e dopo i 50. I sintomi d’esordio sono i più vari: calo improvviso della vista per neurite ottica, formicolii, perdita di forza a braccia o gambe, disturbi dell’equilibrio o sfinterici
“La vera rivoluzione è il tempo”, spiega il professor Massimo Filippi, coordinatore del Gruppo di Studio SM della SIN. “Con i nuovi criteri internazionali pubblicati a ottobre 2025 possiamo chiudere una diagnosi anche in un mese, mettendo insieme risonanza magnetica e biomarcatori su sangue e liquor”. Anticipare la diagnosi non è un dettaglio: “Intervenire subito vuol dire impedire che l’infiammazione alimenti il danno e che la disabilità si accumuli”, aggiunge Filippi. “Senza terapia adeguata resta una malattia grave e progressiva. Con le cure di oggi diventa controllabile”.
La ricerca ha chiarito che infiammazione e neurodegenerazione partono insieme, fin dalle fasi iniziali. Non c’è solo l’attacco del sistema immunitario che arriva da fuori: anche le cellule residenti nel cervello, come la microglia, alimentano il processo. Da qui la scelta di partire subito con farmaci “forti”. “Usare terapie ad alta efficacia all’esordio piega la curva della disabilità”, dice Filippi. “Non parliamo ancora di guarigione, ma di garantire decenni di vita attiva”.
I numeri lo confermano. “Con i farmaci ad alta efficacia riduciamo ricadute e nuove lesioni alla risonanza di circa il 90%”, sottolinea il professor Nicola De Stefano, Presidente Eletto SIN. Sono molecole che spengono l’infiammazione, principale causa del danno acuto. Restano più indietro le terapie contro la neurodegenerazione pura. “Non abbiamo ancora farmaci che agiscono direttamente sui neuroni che degenerano”, ammette De Stefano, “ma abbattere l’infiammazione e protegge anche nel lungo termine”. La chiave è scegliere bene: “Non dare a tutti la terapia più potente, ma dare a ciascuno quella giusta in base al rischio. Oggi abbiamo gli strumenti per stratificare i pazienti”.
È la direzione indicata dal *professor Claudio Gasperini, Vice Presidente SIN: “Conosciamo meglio i meccanismi della malattia e come funzionano i farmaci. Possiamo incrociare clinica, imaging e biomarcatori come i neurofilamenti per capire chi rischia di peggiorare e personalizzare la cura”.
Ma la gestione non è solo pillole o infusioni. “Per anni si sconsigliava lo sport ai malati. Oggi sappiamo che l’esercizio fisico stimola la neuroplasticità: il cervello crea nuove connessioni e compensa il danno”, spiega Gasperini. L’attività fisica non spegne l’infiammazione, ma rende il sistema nervoso più resistente. Cadono anche altri tabù: “Si diceva di evitare il sole. In realtà livelli adeguati di vitamina D sono protettivi nella SM”.
Il messaggio ai pazienti è chiaro. “Be active”, dice De Stefano. “La malattia può durare tutta la vita, ma non deve definirti. Oggi si lavora, si fa sport, si diventa genitori”.
Per il presidente SIN, professor Mario Zappia la sfida ora è di sistema: “La neurologia ha strumenti impensabili fino a ieri. Dobbiamo rendere l’innovazione accessibile a tutti, in modo omogeneo sul territorio. La SM dimostra quanto la ricerca cambi il destino delle persone. Servono investimenti in ricerca clinica, reti specialistiche e presa in carico multidisciplinare. L’innovazione utile è quella che diventa qualità di vita reale, con equità ed efficienza per il SSN”.
Cosa cambia per il paziente, in breve:

  1. Diagnosi in 30 giorni con RM avanzata + biomarcatori.
  2. Terapie ad alta efficacia subito nei pazienti a rischio: crollano ricadute e nuove lesioni.
  3. Approccio personalizzato: farmaci scelti su profilo clinico e biologico.
  4. Stile di vita conta: sport, vitamina D e attività cognitive potenziano la neuroplasticità.
  5. Obiettivo: autonomia e progettualità, non solo “controllo delle ricadute”.

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