Firmato l’accordo per i medici di famiglia nelle Case di comunità

Fino a 6 ore settimanali tra le 8:00 e le 20:00. Compenso di 38,72 euro l’ora

Firmato in serata l’accordo che regola la presenza dei medici di famiglia nelle Case di comunità.
Con un’accelerazione della trattativa, l’intesa è stata sottoscritta dalla Sisac, in rappresentanza delle Regioni, ed i sindacati Fimmg e Fmt. Il contratto prevede l’introduzione di un obbligo per i medici di famiglia fino a 6 ore settimanali per 48 settimane annue nelle Case di Comunità tra le 8:00 e le 20:00, con un turno di almeno 3 ore continuate.
Per ciascuna ora di attività nelle Case di comunità, ai medici è garantito un compenso di 38,72 euro, secondo un principio di tariffazione unica su tutto il territorio nazionale. Per garantire la continuità dell’attività, spiega la Conferenza delle Regioni, sarà compito della singola Azienda sanitaria definire il fabbisogno orario della struttura, dopo aver impiegato il personale già assegnato ad attività orarie e consultato il referente dell’Aft (Aggregazione Funzionale Territoriale), ove presente, e quindi di distribuire le ore residue tra i medici operanti nel territorio della Casa di Comunità.
Rigenerazione del ginocchio fino al 97%, senza chirurgia.
L’accordo dovrà ora seguire il suo iter procedurale per entrare in vigore entro la data del 30 giugno, nel rispetto dei tempi previsti dal Pnrr per l’entrata in funzione delle 1.038 nuove strutture per l’assistenza territoriale. Dopo settimane di confronto e polemiche, si sblocca dunque l’empasse in vista dell’avvio a regime delle Case di comunità.
Già in mattinata, quando era stato raggiunto un primo accordo di base, il ministro della Salute Orazi Schillaci, dall’Assemblea pubblica di Farmindustria, aveva espresso soddisfazione: “Vogliamo fortemente che i medici di medicina generale siano all’interno delle Case di comunità, perchè sono quelli che meglio conoscono i pazienti. Questo ci farà vedere una sanità più moderna e più di prossimità e vicina ai cittadini e spero che ciò porti anche a decongestionare i pronto soccorso”.
Riempire le nuove strutture con i medici in numero adeguato per fornire ai cittadini l’assistenza territoriale necessaria era la priorità: per questo Schillaci aveva proposto un decreto ad hoc, strada poi accantonata a seguito delle polemiche e dell’opposizione dei sindacati medici. L’accordo ora raggiunto sblocca dunque la situazione dando un indirizzo di valenza nazionale, come auspicato dallo stesso ministro, ed evitando che ogni regione proceda in autonomia.
Dialogo aperto anche sulla revisione del prontuario farmaceutico, dopo l’alert dei mesi scorsi per l’aumento della spesa per i farmaci.
Nei giorni scorsi, Schillaci ha anche aperto alla possibilità che nelle Case di comunità possano operare, su base volontaria e al di fuori dell’orario di lavoro, pure i medici ospedalieri, eliminando alcune incompatibilità. Luce verde all’accordo è arrivata dal sindacato Fmt e da parte del maggiore dei sindacati dei medici di famiglia, la Fimmg, secondo cui prevale in questo modo il senso di responsabilità da parte della categoria. Perché “in questa fase – spiega la sigla – è necessario tenere insieme più esigenze: la sostenibilità del lavoro dei medici di medicina generale, la necessità del Paese di raggiungere gli obiettivi previsti dal Pnrr e il dovere di evitare la restituzione di risorse che avrebbe conseguenze pesantissime sul finanziamento del Servizio sanitario nazionale e, quindi, sui cittadini A pagare il prezzo più alto sarebbero ancora una volta gli assistiti più fragili, più soli e più in difficoltà”.
Sul fronte opposto le sigle sindacali Smi e Snami, che non hanno firmato l’intesa. E’ in atto, denuncia lo Smi, “uno stravolgimento della natura giuridica del rapporto di lavoro che attualmente disciplina l’esercizio della professione di medico di medicina generale con il Servizio Sanitario Nazionale nell’alveo della libera professione convenzionata”. Infatti, “l’imposizione a tutti i medici in servizio dell’obbligo orario fino a sei ore settimanali nelle Case – argomenta il sindacato – trasforma l’attività della medicina generale a mera copertura di fabbisogno orario residuo strutturato dall’Azienda Sanitaria Locale. In questo modo s’introducono elementi di un rapporto di subordinazione e allo stesso tempo, permane l’assenza di tutele previste per il lavoro dipendente. Si configura in questo modo un gravissimo squilibrio contrattuale.

Specialisti ambulatoriali
Case di Comunità, Sumai Assoprof Campania: “Serve chiarezza sul ruolo degli specialisti ambulatoriali. Senza regole e nuovi incarichi si rischia di costruire una sanità territoriale incompleta”.

La riorganizzazione della sanità territoriale e l’avvio delle Case di Comunità impongono una domanda alla quale, ad oggi, non è stata data una risposta sufficientemente chiara: quale sarà il ruolo degli specialisti ambulatoriali interni all’interno delle nuove strutture di prossimità? È da questo nodo che il Sumai Assoprof Campania richiama la necessità di aprire una riflessione concreta, evitando che la realizzazione delle Case di Comunità proceda senza una definizione precisa delle funzioni, degli strumenti operativi e degli organici necessari. Il rischio, in Campania, è quello di costruire nuovi contenitori senza rafforzare adeguatamente le professionalità chiamate a garantire risposte specialistiche ai cittadini, in particolare ai pazienti cronici, fragili e più esposti alle difficoltà di accesso alle cure. Il tema è stato al centro di un dibattito tenutosi oggi e promosso proprio dal Sumai Assoprof, principale sindacato rappresentativo degli specialisti ambulatoriali, dal titolo “Sanità di prossimità: il presente ed il futuro delle Case di Comunità”. L’iniziativa, organizzata da Gaetano Amorico e Daniela Manzella, rispettivamente segretario e vice segretario del Sumai Napoli, ha avuto l’obiettivo di informare e formare i quadri sindacali che saranno chiamati a seguire il processo di integrazione degli specialisti ambulatoriali interni nelle nuove strutture territoriali. Nel corso dell’incontro è emersa con forza l’esigenza di non lasciare indefinito il contributo della specialistica ambulatoriale interna. Gli specialisti ambulatoriali, infatti, sono già oggi una componente essenziale dell’assistenza territoriale e svolgono quotidianamente, negli ambulatori distrettuali, attività fondamentali per la presa in carico clinica, diagnostica e gestionale dei pazienti. “La specialistica ambulatoriale interna è da sempre prevista accanto alla medicina generale, proprio per garantire una gestione interdisciplinare e integrata del paziente, soprattutto nei percorsi legati alla cronicità”, dichiara Luigi Sodano, Presidente nazionale SUMAI e segretario regionale in Campania. “Le Case di Comunità possono rappresentare un’occasione importante, ma solo se si chiarisce quale ruolo dovranno svolgere gli specialisti ambulatoriali, con quali strumenti, con quali incarichi e dentro quale cornice contrattuale. Non si può pensare di rafforzare la sanità territoriale senza investire sulla specialistica”. Per Gaetano Amorico, segretario provinciale Sumai Napoli. “Gli specialisti ambulatoriali già oggi garantiscono nei distretti attività indispensabili per i cittadini. Il punto non è spostare semplicemente le prestazioni da un luogo all’altro, ma costruire percorsi veri di presa in carico. Per farlo servono chiarezza, programmazione e nuovi incarichi, perché negli anni si sono create carenze che hanno pesato soprattutto sui cittadini più fragili”.

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