Calo delle nascite, infertilità e maternità: la rete a tutela dei bambini nel rapporto Adnkronos

In Italia la popolazione invecchia, quale il prezzo da pagare per la longevità? Welfare sotto pressione, ricambio generazionale insufficiente: chi pagherà le pensioni? Dal confronto emerge un’Italia inquieta ma consapevole delle sue fragilità

La demografia non è un semplice esercizio statistico. È la lente attraverso cui leggere il futuro di un Paese, la sua capacità di crescere, di sostenere il proprio sistema sociale, di garantire servizi, lavoro, salute e coesione. Quando la natalità diminuisce, l’età media aumenta e il ricambio generazionale rallenta, l’intero equilibrio sociale si modifica. È un processo che riguarda l’Italia più di altri Paesi europei e che oggi impone una riflessione ampia, capace di intrecciare economia, welfare, politiche familiari, sanità e cultura. In questo scenario si colloca la sesta edizione dell’appuntamento annuale dedicato all’evoluzione demografica organizzato da Adnkronos, un momento di confronto che ha riunito istituzioni, esperti, imprese e mondo accademico per analizzare un cambiamento che non è più all’orizzonte: è già in corso.

L’evento, ospitato al Palazzo dell’Informazione di Roma e aperto dal direttore di Adnkronos Davide Desario, ha messo al centro il tema “La demografia cambia la società”, offrendo una fotografia aggiornata delle percezioni degli italiani grazie a una rilevazione dedicata. Il quadro che emerge è quello di un Paese che guarda al proprio domani con più inquietudine che fiducia. L’80% degli intervistati ritiene che la propria condizione personale, da qui a vent’anni, sarà peggiore di quella attuale. Solo un quinto immagina un futuro migliore. L’invecchiamento della popolazione è percepito come un problema dal 73% del campione, mentre appena il 16% lo considera un’opportunità. Ogni anno, inoltre, nascono il 4% di bambini in meno rispetto all’anno precedente, un dato legato alla riduzione delle donne in età fertile e alla crescente infertilità maschile.

Il tema del ricambio generazionale è stato al centro del panel “Natalità, fertilità e maternità: la rete a tutela dei bambini”, che ha affrontato le implicazioni sanitarie e organizzative del calo delle nascite. «Ogni anno abbiamo il 4% di bambini in meno rispetto all’anno precedente e questo è collegabile alla riduzione del numero delle donne in età fertile che si è gradualmente registrato nel nostro Paese», ha spiegato Rino Agostiniani, presidente della Società Italiana di Pediatria. «È auspicabile che possano essere messe in atto strategie per consentire ai giovani di avere più possibilità di fare figli, ma questa cosa da sola non sarà in grado di modificare un trend che inevitabilmente continuerà a essere in decremento, con ripercussioni importanti sul sistema di welfare negli anni futuri». Il panel ha posto l’accento sulla necessità di rafforzare la rete pediatrica, i servizi territoriali, il supporto alle famiglie e la capacità del sistema sanitario di accompagnare la genitorialità in tutte le sue fasi.

Il sondaggio Adnkronos ha inoltre fotografato un fenomeno destinato a crescere: quello dei caregiver familiari. Un intervistato su quattro si definisce già caregiver, ma alla domanda su chi sostenga realmente chi si prende cura di una persona cara, il 58% risponde «nessuno». Il 35% indica la sola famiglia come unico argine, mentre appena il 5% e il 2% riconoscono un ruolo rispettivamente a Stato e Comuni e alle aziende. È un dato che racconta la percezione di una rete di protezione ancora fragile, in un Paese che invecchia rapidamente e che dovrà affrontare un aumento significativo della domanda di assistenza.

Sul fronte istituzionale, la ministra per la Famiglia, la natalità e le pari opportunità Eugenia Maria Roccella ha ricordato come il governo stia cercando di invertire una tendenza radicata. «A una lunghissima disattenzione nei confronti della famiglia e della natalità che ha prodotto danni, rimediamo adesso: è la prima volta che c’è un ministero con queste deleghe specifiche per la natalità», ha dichiarato. «Nel 1995 c’erano più donne in età fertile e avevamo circa 500mila nati l’anno; adesso ne abbiamo circa 300mila. A questo non si può rimediare immediatamente, bisogna fare fronte nel lunghissimo periodo». Roccella ha illustrato i tre assi degli interventi messi in campo: trasferimenti diretti come l’assegno unico e il bonus nuovi nati; misure per la conciliazione, tra cui l’aumento dei congedi parentali; investimenti nei servizi, in particolare negli asili nido.

Il sottosegretario al Lavoro e alle Politiche sociali Claudio Durigon ha affrontato il tema della sostenibilità del sistema pensionistico. «Pensare di sostenere il sistema pensionistico solo aumentando l’età lavorativa è sbagliato», ha affermato. «Serve un sistema più efficiente e capace di adattarsi ai cambiamenti del mercato del lavoro. La priorità è trattenere i giovani in Italia, favorendo il ricambio generazionale e contrastando la fuga di competenze». Durigon ha ricordato gli interventi del governo su previdenza complementare, long term care, taglio del cuneo fiscale e investimenti del Pnrr in formazione e occupazione, sottolineando la necessità di salari in crescita e maggiore flessibilità europea per sostenere sviluppo e demografia.

La giornata di studi ha ospitato tre panel tematici che hanno offerto una lettura multidimensionale delle trasformazioni in atto. Il primo, “Longevità: salute, costi e questioni dell’invecchiamento”, ha visto la partecipazione di Cecilia Tomassini (Università del Molise – Age-It), Anna Oddone (Università di Pavia), Paola Ansuini (Banca d’Italia), Roberto De Agostini (Banca Mediolanum) e Giovanni Marcantonio (Consiglio Nazionale Ordine Consulenti del Lavoro). Il secondo panel, dedicato alla rete di tutela dei bambini, ha coinvolto Luigi Cimmino Caserta (Princes Italia), Rino Agostiniani (Sip) e Massimo Agosti (Società Italiana di Neonatologia). Il terzo, “Welfare: ripensare i servizi e sostenere le persone”, ha riunito Alberto Rivolta (Artsana), Laura Di Raimondo (Asstel), Enza Scarangella (Gruppo FS) e Manuela Giusti (WindTre).

L’evento, realizzato con il supporto di partner come Amplifon, Artsana Group, Asstel, Banca Mediolanum, Fater, Gruppo FS, GSK Italia, Haleon, NewPrinces Group, Prénatal e Wind Tre, e con il patrocinio di Age-It e Fondazione Cariplo, ha restituito l’immagine di un Paese consapevole delle proprie fragilità demografiche e della necessità di risposte concrete. La demografia, come è emerso con forza, non è un tema per addetti ai lavori: è la trama stessa su cui si costruisce il futuro della società italiana.

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