Colite ulcerosa, una malattia che ti mette alla prova. La necessità di terapie stabili nel tempo

Al congresso della European Crohn’s and Colitis Organisation i dati a lungo termine su guselkumab, la terapia J&J che allevia il dolore e permette un controllo efficace dei sintomi



La colite ulcerosa è una malattia che spesso è un tormento, un’infiammazione cronica dell’intestino che può condizionare la vita di tutti i giorni. Chi ne soffre conosce bene la paura delle riacutizzazioni improvvise, l’urgenza di trovare un bagno, la fatica che accompagna anche le giornate più semplici. È una condizione che può isolare, che può mettere alla prova la vita sociale e lavorativa, che può generare ansia e frustrazione. Per molti pazienti, la speranza non è tanto quella di “guarire”, quanto di ritrovare un equilibrio, una normalità che la malattia sembra aver sottratto.

In questo scenario, ogni nuova evidenza scientifica che suggerisce la possibilità di un controllo più stabile della malattia rappresenta un passo avanti importante. È il caso dei dati presentati al Congresso della European Crohn’s and Colitis Organisation (ECCO) 2026, relativi allo studio di estensione QUASAR, che ha valutato l’efficacia a lungo termine di guselkumab in pazienti con colite ulcerosa moderata-severa già trattati senza successo con terapie convenzionali o biologiche.

I risultati, pur senza entrare nei dettagli tecnici, indicano che una larga maggioranza dei pazienti trattati ha mantenuto nel tempo un miglioramento significativo dei sintomi e dello stato della mucosa intestinale. In altre parole, meno dolore, meno urgenza, meno sanguinamento, meno ricadute. E soprattutto, una maggiore possibilità di vivere periodi prolungati senza corticosteroidi, farmaci utili ma spesso gravati da effetti collaterali pesanti.

«La colite ulcerosa è una condizione che perdura per tutta la vita e che può avere un impatto significativo sulla salute generale dei pazienti», ricorda Silvio Danese, IRCCS Ospedale San Raffaele e Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. «Per questo motivo, sono necessarie opzioni terapeutiche che rimangano efficaci e ben tollerate nel corso del tempo». Danese sottolinea come i dati dello studio QUASAR mostrino risultati duraturi e costanti, indipendentemente dai trattamenti precedenti, e come non siano emersi nuovi segnali di sicurezza nel lungo periodo. Un altro elemento incoraggiante è l’elevata aderenza allo studio: quasi tutti i pazienti eleggibili hanno proseguito il trattamento fino alla settimana 140. Un dato che, nella pratica clinica, si traduce in una terapia percepita come sostenibile, compatibile con la vita quotidiana e capace di offrire benefici tangibili.

«I pazienti che raggiungono una remissione endoscopica sperimentano un minor numero di riacutizzazioni e una ridotta necessità di ricorrere ai corticosteroidi o alla chirurgia nel tempo», osserva Alessandra Baldini, Direttrice medica Johnson & Johnson Innovative Medicine Italia. «Questi risultati ci incoraggiano e ci motivano a rimanere focalizzati sul fornire trattamenti che aiutino un numero sempre maggiore di pazienti ad ottenere un controllo significativo e duraturo della malattia». La colite ulcerosa rimane una patologia complessa, che richiede un approccio multidisciplinare e un’attenzione costante al benessere complessivo della persona, non solo ai sintomi intestinali. Ma la possibilità di disporre di terapie che mantengono la loro efficacia nel tempo rappresenta un elemento fondamentale per restituire ai pazienti una prospettiva più serena. I nuovi dati presentati all’ECCO 2026 indicano una direzione chiara: quella di un futuro in cui convivere con la colite ulcerosa possa significare meno sofferenza, meno incertezza e più spazio per una vita piena, libera e dignitosa.

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