Competenze, la scommessa della farmaceutica parte dalla formazione

Dall’intelligenza artificiale alla medicina di precisione, il settore punta sul capitale umano per sostenere ricerca, produttività e competitività. Istituzioni e docenti a confronto. Iniziativa congiunta promossa da Adnkronos con Farmindustria

L’evoluzione delle biotecnologie ridefinisce l’idea stessa che abbiamo di salute mediata dalle scienze della vita. La pervasività dell’intelligenza artificiale, la crescente disponibilità di dati, e l’affermazione di modelli personalizzati di cura cambiano il modo in cui si sviluppano farmaci, si organizzano i processi produttivi e si progettano le strategie industriali. In questo scenario, la capacità di generare conoscenza e valorizzare il capitale umano diventa un fattore decisivo per accompagnare il cambiamento e trasformarlo in opportunità di crescita economica, occupazionale e sociale.

A delineare il ruolo centrale delle professionalità nel settore è Marcello Cattani, presidente Farmindustria, che ha ricordato come la missione del comparto farmaceutico sia profondamente legata alla qualità delle persone che vi operano. “Le competenze sono fondamentali. L’industria farmaceutica ha come obiettivo, molto semplice e chiaro, ricercare, sviluppare e produrre nuovi farmaci, nuovi vaccini per curare meglio patologie esistenti o trattarne di nuove. E per fare questo le competenze sono la base essenziale”, ha affermato. Secondo Cattani, il posizionamento che abbiamo raggiunto nel panorama internazionale è emblematico. L’Italia è una delle grandi protagoniste della produzione farmaceutica, dell’innovazione e dell’export in Europa, grazie a un patrimonio di conoscenze costruito nel tempo e distribuito lungo l’intera filiera. Un modello che, ha sottolineato, viene osservato con interesse anche oltre i confini nazionali e che ha consentito al settore di consolidare un ruolo di primo piano nelle catene globali del valore.

L’innovazione procede a ritmi sempre più sostenuti. L’ingresso di tecnologie avanzate, l’utilizzo dei big data nella ricerca clinica, lo sviluppo della medicina di precisione e l’automazione dei processi produttivi comportano un continuo aggiornamento delle competenze da offrire alle imprese. Per questo, il tema della formazione non può essere considerato un elemento accessorio, ma una leva strategica per garantire la sostenibilità della crescita.

Sul fronte istituzionale Claudio Durigon, sottosegretario al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, richiama l’attenzione su una criticità che interessa non solo la farmaceutica ma l’intero sistema produttivo italiano: il disallineamento tra domanda e offerta di competenze. “Dopo la stagione del PNRR andiamo verso una fase con meno risorse e dovremo essere molto più attenti a come utilizzarle”, ha osservato. Da qui la necessità di costruire una collaborazione sempre più stretta tra Governo, imprese e parti sociali per indirizzare gli investimenti verso percorsi formativi realmente coerenti con le esigenze del mercato del lavoro. Per Durigon, la qualità della formazione rappresenta una priorità assoluta. “Non possiamo più sbagliare la formazione: deve essere mirata sulle esigenze delle aziende e dei lavoratori”. In questa prospettiva, particolare rilievo assumono gli strumenti di orientamento e il ruolo degli ITS Academy, considerati un valido ponte tra sistema educativo e mondo produttivo. “L’orientamento e gli ITS Academy sono strumenti fondamentali su cui investire per il futuro”, ha aggiunto.

È attorno a questi temi, sollevati dal sottosegretario di Stato e dal presidente Farmindustria, che si è dipanato il confronto annunciato dal titolo “L’industria farmaceutica scommette sulle competenze”, appuntamento promosso da Adnkronos con il contributo incondizionato di Farmindustria. L’incontro, organizzato presso il Palazzo dell’Informazione di Roma e moderato da Fabio Insenga, vicedirettore dell’Agenzia AdnKronos, ha dato vita a un dibattito tra rappresentanti delle istituzioni, imprenditori ed esperti del mondo della formazione, per riflettere su una questione di vitale importanza per il futuro della farmaceutica: la disponibilità di competenze adeguate a sostenere innovazione, investimenti e competitività.

Innovazione e competenze, un binomio approfondito anche da Giorgio Maracchioni, presidente della Fondazione ITS per le Nuove Tecnologie della Vita. “Le competenze non sono una variabile dipendente dell’innovazione, ma la sua condizione abilitante”, ha spiegato, sottolineando come il progresso scientifico e tecnologico fatica a tradursi automaticamente in sviluppo economico senza una base professionale adeguata. Maracchioni ha evidenziato inoltre la necessità di costruire un linguaggio comune tra ricerca, industria e autorità regolatorie. In assenza di questo dialogo, il rischio è che il valore generato dall’innovazione non riesca a trasformarsi in competitività, sviluppo industriale e attrazione di investimenti. Una sfida che riguarda anche la capacità di trattenere i talenti e contrastare la fuga di competenze verso altri Paesi. “Dobbiamo parlare ai giovani in modo chiaro e indicare prospettive concrete di crescita, altrimenti il rischio è perdere competenze e valore che si spostano all’estero”, ha avvertito.

Nel corso del confronto è emerso anche il tema della formazione continua. In un mercato del lavoro caratterizzato da trasformazioni rapide e dall’emergere di nuove figure professionali, aggiornare costantemente le competenze diventa un requisito imprescindibile. A questo proposito, il sottosegretario Durigon ha richiamato il concetto di skill progressivo, evidenziando come la crescita professionale debba accompagnare l’intera vita lavorativa. In questo senso, alcune esperienze già presenti nel comparto farmaceutico rappresentano modelli da valorizzare. “Lo skill progressivo è fondamentale e alcune best practice, come quelle del contratto farmaceutico, vanno estese perché dimostrano che qualità del lavoro e crescita professionale possono andare di pari passo”, ha spiegato.

Talk AdnKronos Farmindustria

La questione delle competenze coinvolge l’intera filiera delle scienze della vita. Non riguarda soltanto i grandi gruppi farmaceutici impegnati nella ricerca e nello sviluppo di nuove terapie, ma anche tutte quelle realtà che costituiscono l’ecosistema produttivo del settore. Su questo specifico punto il presidente Cattani ha posto l’accento sul ruolo sempre più rilevante delle Cdmo, le Contract Development and Manufacturing Organization, protagoniste di una crescita significativa sia sul piano produttivo sia su quello occupazionale. “Non parliamo solo delle grandi aziende, ma anche di tutto il comparto Cdmo, che rappresenta una forza propulsiva fondamentale”, ha osservato il numero uno di Farmindustria. Una dinamica che, a suo giudizio, deve essere sostenuta attraverso investimenti capaci di rafforzare formazione, assunzione e retention dei talenti lungo tutta la filiera.

Tra le competenze emergenti assumono una rilevanza crescente quelle legate alla gestione dei dati, agli algoritmi e all’intelligenza artificiale. La capacità di interpretare grandi quantità di informazioni, integrarle nei processi decisionali e utilizzarle per accelerare ricerca e sviluppo rappresenta infatti uno degli elementi che definiranno la competitività futura del settore.

La farmaceutica è alle prese con una sfida che va oltre l’adozione delle tecnologie più avanzate. La vera partita si gioca sulla capacità di costruire un ecosistema in cui formazione, innovazione e lavoro procedano nella stessa direzione. In un comparto che già oggi occupa posizioni di leadership in Europa e si colloca tra i protagonisti a livello mondiale, il vantaggio competitivo dipenderà sempre più dalla capacità di sviluppare, attrarre e trattenere competenze qualificate. Un obiettivo che richiede rapidità di azione e una collaborazione stabile tra imprese, istituzioni e sistema formativo. “Dobbiamo uscire da una dimensione autoreferenziale e avere il coraggio di fare scelte rapide, perché il mondo si muove più velocemente di noi”, ha concluso Marcello Cattani. “Le imprese farmaceutiche sono tra le più dinamiche al mondo perché investono in ricerca e nei giovani: dobbiamo rafforzare questa capacità insieme alle istituzioni”. Una sfida che riguarda il settore, ma che in prospettiva coinvolge l’intera capacità del Paese di competere nell’economia della conoscenza.

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