Simposio dell’Associazione Farmaceutici dell’Industria, AFI. I big del settore riescono a stare al passo, le PMI arrancano, confinate tra limiti culturali e finanziari. Focus sul ruolo dei farmaci equivalenti e biosimilari
La digitalizzazione sta attraversando una fase cruciale in medicina. Dalla manifattura ai servizi avanzati, l’adozione di sistemi data driven sta ridisegnando modelli organizzativi, competenze e strategie di investimento. In questo scenario, l’industria farmaceutica rappresenta uno dei comparti più esposti al cambiamento, sia per la complessità delle sue attività sia per l’impatto diretto sulla salute pubblica. La capacità di integrare l’intelligenza artificiale in modo efficace diventa così un indicatore di competitività e maturità industriale.
Con il 32% delle imprese italiane che all’inizio del 2026 ha integrato in modo strutturato soluzioni di intelligenza artificiale nei propri processi, la transizione digitale si conferma una leva decisiva per la competitività del Paese. In questo panorama, il comparto farmaceutico si distingue come apripista, ma allo stesso tempo evidenzia una frattura significativa tra grandi player e piccole‑medie realtà. È uno dei temi emersi nel corso del 65° Simposio Nazionale dell’Associazione Farmaceutici dell’Industria (AFI), al Palacongressi di Rimini.
A tirare fuori i nodi irrisolti è stato Giorgio Bruno, Presidente AFI, che ha messo in luce i limiti strutturali che frenano la piena scalabilità dell’AI lungo la filiera. “Nel passaggio da una produzione farmaceutica tradizionale a modelli sempre più guidati dall’intelligenza artificiale – ha spiegato Bruno – le aziende pharma italiane si confrontano oggi con alcuni colli di bottiglia ricorrenti, che riguardano tre dimensioni principali”. Sul piano culturale, ha osservato, persiste una difficoltà a evolvere da modelli consolidati verso approcci realmente data‑driven, che richiedono nuove competenze, maggiore integrazione tra funzioni e una diffusa fiducia nell’uso dell’intelligenza artificiale nei processi decisionali e produttivi. Sul piano tecnologico, la criticità principale riguarda la frammentazione dei dati e la disomogeneità delle infrastrutture digitali, che limitano l’interoperabilità dei sistemi e quindi la scalabilità delle soluzioni. Infine, sul piano finanziario, gli investimenti necessari per digitalizzazione avanzata, automazione e sviluppo di competenze specialistiche non sono sostenibili in modo uniforme, soprattutto per le PMI, le piccole e medie imprese. “Superare questi vincoli – ha sottolineato – è condizione essenziale per rafforzare la competitività del settore e accelerare una trasformazione industriale ormai imprescindibile”.
Le criticità dimensionali ed economiche evidenziate da Bruno trovano conferma nei dati della Banca d’Italia: oltre l’80% delle grandi aziende ad alta tecnologia ha già avviato progetti di digitalizzazione avanzata, mentre la quota scende sotto il 25% tra le piccole e medie imprese, frenate da barriere finanziarie e dalla carenza di profili tecnici disponibili sul mercato.
Il valore strategico dell’innovazione e il suo impatto sulla salute pubblica sono stati al centro della lectio magistralis di Massimo Scaccabarozzi, direttore del Think Tank “On Radar” della Fondazione Menarini. Nel suo intervento, Scaccabarozzi ha ripercorso l’intero ciclo di vita del farmaco, dalla fase di discovery alla non clinical research, dall’early clinical research ai trial clinici avanzati, fino alla regulatory submission & approval, al manufacturing e alle good manufacturing practices, per arrivare alle attività post‑approval, alla farmacovigilanza e agli studi di efficacia e sicurezza. “L’obiettivo – ha spiegato – è ridurre tempi e fallimenti per arrivare prima ai pazienti, e l’intelligenza artificiale sta già contribuendo in modo significativo lungo tutte queste fasi”. Il settore farmaceutico italiano, ha ricordato, ha abbracciato da tempo l’uso dell’AI, dalla molecola alla fabbrica intelligente, per mantenere una leadership costruita grazie a risorse umane straordinarie che, adeguatamente formate, possono continuare a fare la differenza in un contesto internazionale sempre più competitivo. Scaccabarozzi ha poi evidenziato come il ciclo di vita del farmaco sia un percorso complesso, reso ancora più articolato dalle nuove tecnologie se non integrate correttamente. Da qui la necessità di nuove competenze e nuovi ruoli: “In passato ci siamo avvalsi dei transformation officer e oggi credo dovremmo creare figure quali lo chief AI officer per gestire il passaggio e lo sviluppo adeguato di questi nuovi sistemi”. Il capitale umano, ha aggiunto, sarà valorizzato se si comprenderà che l’AI è uno strumento al servizio dell’intelligenza umana. L’approccio dovrà essere umanocentrico, basato su un paradigma di co‑intelligence che distingua lo spazio in cui l’intelligenza umana eccelle, la zona comune e l’ambito in cui l’AI può offrire un contributo superiore. “L’AI è uno strumento straordinario ma non sarà sostitutiva, non ci dovrà guidare: siamo e saremo noi a usarla e a doverla guidare”.
Da segnalare, tra i temi affrontati a Rimini al simposio AFI, la lectio magistralis di Riccardo Zagaria, presidente di Egualia. “L’industria dei farmaci equivalenti, biosimilari e value added medicines rappresenta oggi una componente essenziale della sicurezza sanitaria europea”, ha affermato. In un contesto segnato da tensioni geopolitiche e vulnerabilità delle catene di approvvigionamento, ha spiegato, è fondamentale riconoscere il valore strategico del comparto off patent per garantire continuità delle forniture, accesso alle cure e sostenibilità del Servizio sanitario nazionale. La questione centrale è costruire un quadro normativo e industriale capace di rafforzare la resilienza produttiva e l’autonomia strategica dell’Europa, valorizzando un settore che ogni giorno contribuisce alla tenuta dei sistemi sanitari e alla tutela dei pazienti.
In definitiva il messaggio emerso dalla giornata è inequivocabile: l’intelligenza artificiale sta ridisegnando l’industria farmaceutica, ma la sua adozione richiede investimenti, competenze e una visione strategica condivisa. La capacità di colmare il divario tra grandi e piccole imprese, di valorizzare il capitale umano e di rafforzare la resilienza industriale sarà determinante per mantenere la competitività del settore e garantire ai pazienti un accesso più rapido e sicuro all’innovazione terapeutica.
LINK 65° Simposio dell’Associazione Farmaceutici dell’Industria (AFI), Palacongressi di Rimini
Apertura (Giorgio Bruno, presidente AFI) – Lectio magistralis (Massimo Scaccabarozzi, Fondazione Internazionale Menarini; Riccardo Zagaria, Egualia) – Integratori (Paola Minghetti, vicepresidente AFI; Daniela Giuriati, Assointegratori) – Intelligenza artificiale (Giorgio Bruno, presidente AFI; Valeria Glorioso, Confindustria Dispositivi Medici)




