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Le tre azioni per migliorare la gestione del paziente con cirrosi epatica

Bisogna definire modelli assistenziali multidisciplinari e integrati e costruire un PDTA che valuti la malattia nella sua complessità.

di Simona Cammarota, Amelia Filippelli e Ugo Trama

In Italia la cirrosi epatica è una malattia cronica molto diffusa, tra le principali cause di disabilità e mortalità. La storia naturale inizia con una fase asintomatica (cirrosi compensata) che può durare anche diversi anni prima di progredire alla fase sintomatica (cirrosi scompensata), caratterizzata dalla comparsa delle complicanze, quali ascite, ipertensione portale, encefalopatia epatica.

La transizione dalla fase compensata alla scompensata avviene con un tasso del 5-7% l’anno e una volta sviluppato lo scompenso la prognosi peggiora drasticamente.
Senza un’adeguata gestione delle complicanze e senza trapianto di fegato, meno del 50% dei pazienti con cirrosi scompensata sopravvive a 5 anni.

Utilizzando Banche dati regionali abbiamo realizzato uno Studio real world in regione Campania per valutare l’utilizzo delle risorse sanitarie, i costi e la mortalità nella cirrosi compensata e scompensata, con focus sul burden nel primo anno dopo l’insorgenza dello scompenso.

Sono stati identificati oltre 21.400 pazienti con diagnosi di cirrosi (57% compensata e 43% scompensata) e 1.371 pazienti con un primo evento di scompenso in un anno di osservazione.
La causa dello scompenso è l’ascite (56%), l’ipertensione portale (27%) e l’encefalopatia epatica (16%). Oltre il 70% dei soggetti aveva almeno una comorbidità non epatica e circa il 40% più di due.
In un anno di follow up, circa il 24% dei pazienti è andato incontro a un ricovero, percentuale salita al 55% nel primo anno post scompenso. In particolare, i pazienti che sviluppano come prima complicanza ascite o encefalopatia epatica sono risultati a maggior rischio di nuovo ricovero già nei primi sei mesi.

La mortalità nel primo anno post scompenso è stata circa 7 volte maggiore ai pazienti con cirrosi compensata e 3,5 volte maggiore ai pazienti con pregresso evento di scompenso.
Considerando solo i costi diretti, la spesa complessiva annua è stata di oltre 73.000.000 di euro, pari a un costo medio paziente di circa 3.500 euro.

Il costo medio annuo della cirrosi differisce drammaticamente tra compensata (3.200 euro) e scompensata (4.000 euro) specie nel primo anno dopo l’insorgenza della complicanza (13.800 euro).
Ciò è attribuibile ai tassi di ospedalizzazione elevati nei pazienti con scompenso, in particolare nel primo anno dopo l’insorgenza della complicanza (>50%).

In conclusione, quali sono i messaggi?

Lo studio evidenzia l’urgente bisogno di (1) definire modelli assistenziali con approccio multidisciplinare e integrato specialistico-territoriale che consentano di gestire e monitorare i pazienti in base alla loro complessità; (2) intervenire in modo mirato per ridurre il rischio di ricovero nei pazienti ad alto rischio (per esempio con ascite o encefalopatia epatica); (3) costruire un PDTA che tenga conto della molteplicità di fattori che condizionano la prognosi, della causa di scompenso e della coesistenza di diverse patologie croniche.

Le volete sfogliare il numero dedicato alla cirrosi epatica, seguite questo link.

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